Ciampi, il mio vicino di casa:
“Anche se ero un bambino
per salutarmi toglieva il cappello”

MACERATA - All'età di 5 anni il maceratese Franco Rinaldelli viveva sullo stesso piano di quello che divenne il presidente della Repubblica. Il ricordo di un uomo educato e rispettoso: "Persona esemplare. Sua figlia prese lezioni da mia madre per fare la primina". Oggi, sul balcone di fianco alla casa che fu di Ciampi, sventola il tricolore a lutto
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A destra della bandiera il balcone della casa di Carlo Azeglio Ciampi e della sua famiglia

 

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Franco Rinaldelli vicino al tricolore dedicato a Ciampi. Dietro le sue spalle iniziava il balcone dell’ex presidente

 

di Marco Ribechi

Un’infanzia trascorsa porta a porta con il futuro presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, scomparso ieri a 95 anni (leggi l’articolo). Quotidiani incontri, proprio fuori dalla porta di casa, sul pianerottolo del quarto piano dello stabile di via Santa Maria della Porta 27, a Macerata. Qui viveva l’allora dipendente della Banca d’Italia, divenuto poi una delle figure politiche più importanti del Dopoguerra. In quegli anni Franco Rinaldelli era solo un bambino di circa 5 anni ma non ha mai dimenticato quella persona, allora ancora sconosciuta alla nazione, ma che già si distingueva per la classe e l’educazione. Oggi ha deciso di mettere sul terrazzo della sua casa di via Santa Maria della Porta, la bandiera italiana a mezz’asta, con un fiocco nero a simboleggiare il lutto dopo la scomparsa dell’amato presidente. «Mio zio, Fausto Rinaldelli, era un bancario a Roma – spiega Franco Rinaldelli – All’inizio degli anni ’50 affittò un appartamento a Ciampi che era a Macerata per lavorare nella banca di corso Matteotti (leggi l’articolo). Fu così che entrò in contatto con la mia famiglia: noi occupavamo l’appartamento di fianco».

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Il fiocco nero in segno di lutto

Un vicino modello, un uomo dal comportamento esemplare. «Di lui ricordo soprattutto la grande educazione – continua – A quel tempo, per un bambino, un adulto era qualcosa di cui avere timore, una figura che intimidiva. Sebbene avessi solo 5 anni Ciampi ogni volta che mi incontrava per le scale, nell’atto di salutarmi, si toglieva il cappello. Rimanevo colpito che un uomo grande potesse mostrare tanto rispetto per un bambino».

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I due portoni dell’appartamento di Ciampi. All’estrema destra parte del portone della famiglia Rinaldelli

Il futuro presidente, mentre viveva in via Santa Maria della Porta, era già sposato e aveva due figli piccoli che frequentavano quasi quotidianamente l’appartamento di Rinaldelli. «Il più piccolo, per scherzare, lo chiamavo Ciampino, come l’aeroporto – spiega Rinaldelli – invece la primogenita, Gabriella, prendeva lezioni private da mia madre che era maestra. Si è preparata per la primina insieme ad altre bambine. Ogni giorno si presentava con il grembiulino, ma in realtà aveva solamente attraversato il pianerottolo». Carlo Azeglio Ciampi trascorse in quella casa 3 o 4 anni e poi traslocò in un appartamento più grande. Non dimenticò mai però i suoi vicini e la sua prima casa maceratese.

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L’ingresso dell’edificio di via Santa Maria della Porta 27

«Nel 2001 tornò a Macerata perché aveva intrapreso un viaggio per visitare i capoluoghi italiani – racconta Rinaldelli – Allora fece a piedi dal palazzo della prefettura fino alla Mozzi Borgetti, dove doveva incontrare alcune persone. Passando per corso della Repubblica si fermò all’altezza di vicolo della Rota, da dove si vedeva il suo appartamento, e disse: “lasciatemi guardare la mia vecchia casa”. Poi andò in biblioteca. Mia madre insistette per andarlo a trovare, così io l’accompagnai. Quando si incontrarono la salutò con garbo e disse: “Ecco la prima maestra di mia figlia”». Il ricordo e la nostalgia di quegli anni ha spinto Franco Rinaldelli a commemorare la morte dell’ex presidente con il tricolore a lutto: «Lo ricorderò per sempre non tanto perché poi fu presidente ma perché difficilmente ho conosciuto altre persone così affabili. Credo sia giusto tributargli un saluto, avrei sempre avuto il piacere di incontrarlo di nuovo ma non abbiamo mai pensato di scomodarlo. Invece ora che non c’è più avverto un sentimento di nostalgia e di mancanza e ho pensato di onorarlo con la bandiera italiana che per tanti anni lui stesso ha rappresentato».

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Ciampi a Macerata

Ciampi a Macerata



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