I segreti dietro le bombe,
nel mirino anche la Curia di Macerata

INTERROGATORI - Questa mattina Martino Paniconi e Marco Bordoni sono stati ascoltati in tribunale a Fermo. Hanno spiegato che non avevano intenzione di far male a nessuno e di aver rinunciato a piazzare il quarto ordigno davanti al palazzo del vescovo, in piazza Strambi, perché c'erano troppe persone
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Paniconi e Bordoni

Da sinistra Martino Paniconi e Marco Bordoni all’uscita del tribunale questa mattina

bordoni

Marco Bordoni esce del tribunale dopo l’interrogatorio

 

 

Volevano piazzare una bomba per colpire il palazzo del vescovo di Macerata, ma c’erano troppe persone e così avevano deciso, per evitare di ferire qualcuno, di piazzare l’ordigno di fronte alla chiesa di San Gabriele dell’Addolorata a Campiglione di Fermo. Questo quanto emerso questa mattina nel corso degli interrogatori di Marco Bordoni e Martino Paniconi, ritenuti dalla procura gli autori degli attentati esplosivi davanti alle chiese del Fermano. I due uomini si trovano nel carcere di Marino del Tronto, ad Ascoli. Nel corso degli interrogatori al tribunale di Fermo, assistiti dai loro legali, gli avvocati Stefano Chiodini (per Bordoni) e Alessandro Bargoni e Alessio Ceroni (per Paniconi), i due arrestati hanno fornito la loro versione dei fatti. Hanno voluto chiarire la vicenda, spiegando che non avevano intenzione di ferire nessuno con le bombe. E per dare prova di questo hanno riferito che la quarta bomba, trovata il 22 maggio alle 8 di mattina a Campiglione di Fermo, doveva venire piazzata a Macerata, per colpire il palazzo del vescovo, in sostanza dove c’è il duomo cittadino, in piazza Strambi. Ma quando hanno visto che c’erano troppe persone hanno rinunciato. Nel corso degli interrogatori è emerso che la prima bomba era stata piazzata davanti al duomo di Fermo per colpire un simbolo.

Paniconi

Martino Paniconi esce dal tribunale dopo l’interrogatorio

L’esplosivo per fare le bombe sarebbe stato comprato nel Fermano e gli ordigni sarebbero stati preparati con strumenti occasionali. Uno di questi era stato realizzato con un vasetto per le urine, dentro c’era polvere da sparo. Un altro ordigno era stato preparato con un pacchetto di patatine. Per quanto riguarda le spiegazioni dei gesti, i due arrestati sarebbero stati vaghi. Potrebbero aver agito per noia. O nel caso di Bordoni, per via di un momento difficile che stava attraversando dopo la perdita del padre che lo aveva spinto a leggere libri anarchici dai quali sarebbe stato ossessionato.

 



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