Tre anni fa moriva Gabor Bonifazi

6 LUGLIO 2013/6 LUGLIO 2016 - Luciano Magnalbò ricorda l'architetto, lo storico, lo scrittore con una passione profonda per Macerata. Un epitaffio in stile con la sua carica auto-ironica
- caricamento letture
Gabor Bonifazi

Gabor Bonifazi

 

Tre anni fa moriva Gabor Bonifazi. Una memoria costante ed insieme battagliera in difesa della storia e del paesaggio maceratese, presente anche nell’impegno con Cronachemaceratesi. A tre anni dalla scomparsa dell’architetto giornalista e assiduo opinionista di Cm (leggi l’articolo) l’ex senatore Luciano Magnalbò ha voluto rendere omaggio alla famiglia con un ritratto dell’eclettico intellettuale maceratese di cui pubblichiamo un ampio excursus.

di Luciano Magnalbò

Con Gabor ci conoscemmo quando io già avevo una quarantina d’anni, lui sei di meno, probabilmente da Gianfranco Luzi al Vecchio Granaio, e fu un incontro felice e stimolante: di quel periodo ho una bella foto con lui e Sgarbi, loro entrambi esplosivi e dissacranti. Non ricordo come e perché, ma avevo cominciato a scrivere qualche articolo per uno dei giornali con cronaca locale, descrivendo e caratterizzando i personaggi allora in vista a Macerata, come gli indimenticabili Piero Severini, il gran signore della Romcaffé, e Mario Crucianelli, l’architetto fascistone e sempre in controtendenza. Era allora – finiti i tempi delle stragrandi eleganze di Pinello e Redo Ghergo, di Aldo Maria Brachetti oggi conte Brachetti Peretti, di Franco Moschini oggi il presidente della Frau, di un certo Pasculò e di un tipo detto il conte proveniente da Filottrano – era allora una Macerata da bar, da caffè in centro, una Macerata da bere, chiacchierona e ridanciana, dove sotto la galleria di Upim potevi incontrare Mimì Valori che produceva denaro per spenderlo come un granduca del ‘500, al bar Mercurio il notaio Marchesini, instancabile cacciatore di uccelli e di femmine, munito di Fiat 1200 spyder, e sul portone del Comune Carlo Cingolani, il sindaco elaboratore del gran potere ciaffiano; e poi Zaganè, il sagace commesso degli ufficiali giudiziari, di giorno saettante notificatore di atti in vespetta e di notte accanito giocatore a palazzo de Vico, Pietro Baldoni detto Briscoletta, il fotografo delle Casette dileggiatore de li contadì che vene in città, l’on. Rodolfo Tambroni, detto Tambroncì per non confonderlo con il più prestigioso zio Fernando, i signori Franceschetti Leopardi, con libreria in piazza, Glauco Potenza il nobile albino, Vittorio Girotti sempre allegro e chiassoso, Pinetto Piersanti gran fumatore e giù a Campari, Luigino Craia tra fidanzate e gossip, e tanti altri.

gabor mareMa Gabor non era nessuno di questi, Gabor era un intellettuale sempre alla ricerca di qualcosa di bello e di stimolante di cui parlare, da un paesaggio ad un palazzo ad un libro, o di qualcosa da descrivere che solo lui conosceva così bene, come le vecchie osterie, le ville sulla valle del Potenza e le edicole sparse per le campagne. Fu Gabor ad iniziarmi alla pratica del giornalismo vero, presentandomi all’ allora potentissimo caporedattore del Messaggero di Macerata Maurizio Verdenelli, convincendolo a farmi scrivere settimanalmente su quel giornale perché, stai sicuro, è una buona penna. Si creò quindi con Gabor un sodalizio culturale, con lui si poteva parlare di tutto ed eravamo uniti dal medesimo senso del sociale, da una umanità molto poco borghese, dalla avversione per il falso e per il meschino, dal ripudio di
ogni forma di vuota apparenza e di omologazione mentale; Gabor capiva ogni sfumatura di un pensiero, vi entrava dentro e lo spiegava, di fronte alla mera enunciazione di un principio non domandava, come di solito fanno i sospettosi maceratesi, a che te serve, che ce guadagni? Perché lo dici?


Gabor facciaNessuno come lui conosceva il territorio, le sue favole, le sue tradizioni, i suoi più pittoreschi personaggi.

Negli anni in cui Sgarbi fu sindaco di San Severino frequentammo molto con Gabor quell’ ambiente, illuminato dalla sorridente bellezza di Gabriela Lampa che insieme a Liana Lippi faceva da padrona di casa in quella città, di cui seguivamo le rappresentazioni teatrali e le vicende politiche. Penso che risalgano a quel periodo da una parte la pregevole sistemazione della pinacoteca Tacchi Venturi e dall’altra la sciagurata dispersione dell’archivio privato dei Collio, i cui smembrati pezzi hanno riempito per anni i mercatini della domenica: e a me un amico collezionista di Recanati portò una lettera del mio trisnonno Gaetano datata 31 gennaio 1850 e indirizzata a Sua Eccellenza il conte Severino Servanzi Collio, con cui comunicava – senza incomodo di risposta – la morte per parto della consorte Livia Pagani, che di Sua Eccellenza era una nipote. In quegli anni poi Gabor come architetto dava una mano a Gianfranco Luzi, il famoso marchese nero di Votalarca, che stava realizzando nelle sue proprietà di San Severino e Passo di Treia strutture alberghiere e turistiche, e spesso nei loro caratteri forti i due si litigavano e non si parlavano per qualche giorno; ma poi l’Ebreo – così Gabor chiamava Gianfranco, la cui madre era appunto una ricchissima ebrea – lo cercava di nuovo, e fu un sodalizio che durò per sempre: ho ancora nella memoria un Luzi provato, convalescente e magrissimo, ad una riunione politica a San Firmano, accompagnato con affettuosa cura dall’ amico Gabor; e ancora oggi l’Ebreo, che pure è un uomo duro, si commuove a quei ricordi.

LA FAMIGLIA - Walter, Lucia, Gabor ed Eva

LA FAMIGLIA – Walter, Lucia, Gabor ed Eva

Gabor era un intellettuale di destra, forse l’unico vero intellettuale di Macerata; era molto di destra ma non era fascista, perché per lui il fascismo era troppo poco, era un’idea limitativa; secondo me identificava il suo credo nella dottrina sociale della Chiesa, nella continua difesa di poveri e rejetti, contro una società dominata da una consorteria cinica e abbagliata dal denaro, da banche usuraie e da confraternite tese ad espellere i non omologati. Quando parlavamo di politica mi commiserava, diceva voi liberali con un senso di superiorità un po’ spregiativo, ma sapeva che non ero veramente un liberale e che invece la pensavo esattamente come lui, senza parametri fissi; e quando entrai in Alleanza Nazionale mi avvertì subito che di Fini non c’era da fidarsi. Poi andai a Roma e ci perdemmo di vista, il fatto che fossi senatore mi aveva fatto calare la sua stima, perché ora appartenevo a quella classe politica di inetti che avrebbero dovuto governare il paese ma non erano in grado di farlo: contrariamente a tanti altri non mi chiese mai nulla. Questa lontananza provocò dimenticanze, e quando ottenni un contributo statale per il restauro della Basilica Imperiale di Santa Croce all’Ete non proposi di officiare lui come progettista, commettendo un grande errore; per lui dovette essere una pena, perché me ne fece rimprovero dopo tanti anni, quando oramai si avviava alla fine.

OROLOGIO DEL MAGNALBòTornato io a Macerata dal Senato ci riprendemmo, e nel 2010 volle riunire in un libro gli articoli di costume che grazie a lui avevo scritto per il Messaggero e poi per altri giornali, un affettuoso libro di pregevolissima fattura, illustrato dalla moglie Lucia, l’architetto Cascini, che lui volle intitolare l’Orologio del Magnalbò, in ricordo di un piccolo dono che gli avevo fatto in segno di amicizia. Debbo ammettere che l’uscita di questo libro mi colse all’inizio di un periodo per me molto faticoso e non ebbi le energie per organizzare le presentazioni che meritava e che Gabor sollecitava; ma ora andate a cercarlo, lo troverete forse da Del Monte, ma non prendetelo per i miei articoli, ma per il prologo di Gabor e le illustrazioni di Lucia: è un gioiello editoriale, un’opera raffinata tra scena e memoria. Tutti i libri di Gabor meritano di essere letti: Portorecanati, 33 storie per un sogno, 1989; Villa Lauri ed altri luoghi dell’Amore, 1990; Demenziario, 1993; 1944 Bombe a Macerata, 1994; La sedia dell’architetto, 1995; Ville gentilizie nel Maceratese, 1997; l’Osteria dei Petterossi, 2009; e per Ville gentilizie mi concesse l’onore di una piccola prolusione dove raccontai come si viveva a Schito negli anni ’40 – ’50, nel Palazzo delle Cento Finestre, con la sua corte, la sua cantina ed i suoi magazzini, al centro di una azienda agricola a carattere mezzadrile; e di Schito Gabor ricorda una riunione del 10 settembre 1986 cui parteciparono, oltre a noi due, Libero Paci, Maurizio Verdenelli, Masino Ercoli e Pietro Baldoni (il sopra ricordato Briscoletta) una riunione volta a mettere a punto un programma culturale che però non trovò mai una realizzazione, velleitariamente intitolato Così va il mondo o meglio andava.

Uno straordinario luogo della memoria per Gabor fu Porto Recanati dove a luglio si trasferiva con Lucia ed i piccoli Eva e Walter; frequentava lo stabilimento ‘da Annito’, uno sfibrante bagnino sempre nero di sole. ‘Da Annito’ Gabor trovava l’ispirazione per i suoi  racconti. Mi dice Eva che l’ultima estate, quella del 2012, fu la più bella e lui disse: ‘vorrei che non finisse mai’. Giunse invece abbastanza all’improvviso il tramonto. Verso dicembre sentii mormorare che non stava bene. Cominciava per Gabor quella dolorosissima Via Crucis tra casa e ospedale per finire senza più muoversi nel suo letto, assistito dalle amorevoli cure di Lucia. Ciò succedeva nel marzo 2013, lo andavo a trovare spesso insieme a Gianfranco Luzi e quando ci vedeva radunava tutte le forze per ridare dignità e tono alla sua voce che si stava affievolendo; come un cavaliere antico e maschio non voleva mostrarsi né debole né vinto. Alla fine di giugno seppi che l’avevano portato all’ospedale di Sanseverino; se ne andò la mattina del 6 luglio. A Monte Cavallo il funerale e volle anche l’ultima messa officiata da un prete amico suo. Mi aveva chiesto di scrivergli io l’epitaffio: “così sono sicuro che mi piace, ma mettici anche che sono un burlone”.

GABOR BONIFAZI 12.1.1949 – 06.07.2013   BURLONE  ‘Scrissi di terre, chiese e ville/fui di destra e lottai per i deboli/Ebbi qualche amico/a nessuno fui indifferente./Quel che più mi piacque/fu burlare ed anche burlarmi’  

 

 

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X