Spese facili, il pm
chiede 61 rinvii a giudizio
Rito abbreviato per Comi e Spacca

IN AULA - Il sostituto Ruggero Dicuonzo nella sua requisitoria ha spiegato che non c'è stato un ladrocinio, nè speze pazze, ma uno sviamento dei fondi
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Il palazzo della Regione in Ancona

 

Spese facili, il pm chiede il rinvio a giudizio per 61 dei 66 imputati: gli altri cinque, tra i quali il segretario regionale del Pd Francesco Comi e l’ex governatore Gian Mario Spacca, hanno chiesto di fare il processo con rito abbreviato. L’accusa ha sottolineato anche che non c’è stato un ladrocinio, né spese pazze, ma un presunto sviamento dei fondi. L’udienza si è svolta questa mattina davanti al gup del tribunale di Ancona. Il pm Ruggero Dicuonzo a conclusione della sua requisitoria ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati, sono consiglieri regionali in carica ed ex, e addetti alla contabilità dei gruppi, ad eccezione di chi farà il rito abbreviato.  Quest’ultimi sono l’ex presidente Spacca, Comi, l’ex consigliere regionale di centrodestra Giacomo Bugaro, l’ex consigliere regionale di Sel Massimo Binci e Roberto Oscar Ricci, addetto al gruppo Pd.

Francesco Comi

Francesco Comi

Il gup Francesca Zagoreo ha ridefinito il calendario delle udienze: a quelle già previste il 30 maggio, il 7 e il 13 giugno, se ne sono aggiunte una il 17 giugno per discutere i riti abbreviati e una il 21 giugno per tutte le decisioni. A parte qualche spesa personale, non vi fu alcun “ladrocinio” nella gestione dei fondi dei Gruppi consiliari regionali delle Marche tra il 2008 e il 2012. Lo ha detto durante la sua requisitoria il pm Ruggero Dicuonzo, sottolineando tuttavia come l’accusa di peculato a carico di 66 persone derivi dal fatto che vi fu uno “sviamento” dei fondi dall’attività dei Gruppi come espressioni del Consiglio, rientrante tra le spese previste dalla Legge 34 del 1988, a quella più prettamente politica dei Gruppi, dei consiglieri e dei partiti di riferimento. La Procura, ha rimarcato il pm davanti al Gup Francesca Zagoreo, non ha “intenti moralizzatori” e non accusa gli imputati di “ladrocinio” o di “spese pazze”, bensì contesta uno “sviamento” dei fondi.



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