Un anno dell’orologio planetario

MACERATA - Primo anniversario per la macchina oraria e astronomica costruita dal maestro Alberto Gorla, replica di quella realizzata nel 1571 dai fratelli Ranieri
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Opera del pittore maceratese Loris Paolucci

 

L'inaugurazione dell'orologio

L’inaugurazione dell’orologio

 

di Maurizio Verdenelli

Da un anno l’aureo Cesare (picchio o corvo? Le versioni qui divergono) è tornato a volare sul nido del cuculo ‘d’in su la vetta della torre antica’. E’ il “volo” che precede il Carosello più visto della città che pare quella dei tempi del severissimo vescovo Strambi: due volte al giorno, infatti, anche l’Angelus seppur questo laicamente ascoltato.“Lu presepiu” come veniva definito il meccanismo, prima della sostituzione con quello che Libero Paci chiamò il ‘lapidone’ e Mario Affede “un sordu sopre un caminettu”: la celebrazione in marmo, cioè, del ‘Re Liberatore’ e della Vittoria. E’ un anno che il ‘Carosello’ tiene con gli occhi alzati costantemente un buon numero di visitatori, per due fiate, alle 12 e alle 18 (solo una volta in 365 giorni, per un problema tecnico i pupi non sono usciti dalla torre).  Niente certo rispetto ai mille sbarcati in piazza il 18 aprile 2015 per l’inaugurazione. Non più ‘presepio’ come storicamente fu, ma ‘Corteo dei Magi’. E’ il Planetario più famoso d’Italia. L’indimenticabile Maria Grazia Capulli in Tv lo descrisse come al centro dell’inimitabile fantasia di Dante Ferretti per il suo film più bello, Hugo Cabret che gli ha fruttato il terzo Oscar. Dante da Taipei corresse un po’ il tiro, criticando anzi l’orologio un po’ ‘fumettistico’ (ora si può dire: non siamo più in campagna elettorale come dodici mesi fa e Carancini ha rivinto ancora). Così come il guru dell’architettura Franco Purini. Entrambi concordi nell’antichizzare l’orologio per meglio contestualizzarlo nella severa ‘grafica’ rinascimentale della piazza.

Inaugurazione orologio planetario Macerata_Foto LB (9)

La piazza nel giorno dell’inaugurazione

Ma tant’è. Alla fine l’avvocato Romano ha dimostrato d’averla ‘azzeccata’ ed in ogni caso d’aver portato a termine un’antica proposta: quella di rimettere al loro posto i ‘pupi’ (queste per la verità sono copie) azionati dal meccanismo dei celebri fratelli Ranieri che nel 1569, dopo un anno di lavoro, produssero la celebre opera. Collegando Macerata con le grandi città dell’epoca, a cominciare da Venezia che avevano anch’essa un tale stupefacente meccanismo. Sarebbe ora, peraltro, di collegarla di nuovo ma soltanto …caricando il planetario e non più al suono della chiarina del Celeste Angelo che guida il corteo.

La processione dei pupi (foto di Valentina Fazzini)

La processione dei pupi (foto di Valentina Fazzini)

L’opera resta ed è diventata una grossa attrattiva per il centro storico. Se n’era parlato nel 1929 e poi, per merito di un consigliere comunale, l’ormai leggendario avvocato Oscar Olivelli -che svolse perfettamente la professione fin quasi centenario tanto che ad ogni rinvio di causa, ricordo, il giudice parlava per lui di un fecondo ‘auspicio’ di ancor più lunga vita. Il progetto mosse anche dei passi sostanziali: il disegno fu redatto dalla ditta Broili di Venezia. Chissà se sarebbe piaciuto a Ferretti e a Purini? Ci fu pure un preventivo di spesa. Vinse in città al solito il partito dell’astensione: “Ma che glimo spennenno li sordi per mette sù quattro pupi!?” si chiesero gli sparagnini e i monarchici, ancora molti a Macerata: “Eppò ‘ndò mittimo lu poru Vittò?”. Così ricordava il dibattito, affossato, Libero Paci nel cui nome giustamente fu organizzato lo scorso anno, nei giorni dell’inaugurazione, un convegno in Comune. Lo storico ricordava anche un altro tipo d’impedimento: ‘il vecchietto dove lo metto?’. E cioè dove sistemare il ‘lapidone’ con il Re Liberatore? “Non è stato giusto, perdipiù nel clima del centenario, far ‘girare’ di lato alla torre la lapide che ricorda ben seicento maceratesi caduti nella Grande Guerra” dice ora il professor Silvio Craia, artista insigne e già curatore dei Musei civici.

La piazza ieri alle 18

Tanta gente in piazza ieri alle 18

Tuttavia l’operazione, nel suo complesso, è piaciuta: alle lapidi in fondo i maceratesi non sono mai stati troppo affezionati. A cominciare da quella nuovissima che domina l’antica ed amatissima chiesa di San Filippo Neri mentre già alla fine degli anni 90 l’allora assessore comunale Placido Munafò (giunta Menghi) aveva già proposto l’eliminazione di tutte le lapidi per sistemarle in pinacoteca. Non se ne fece, come noto, nulla.

Romano Carancini e Alberto Gorla

Romano Carancini e Alberto Gorla

 

Per celebrare un anno di Planetario non risulta che l’amministrazione abbia pensato ad un evento oppure ad un semplice invito al ‘padre’ del meccanismo, il maestro Alberto Gorla che con la ‘sua’ Rosa pianse di commozione a mezzogiorno di un anno fa, trasvolato via velocemente. Chissà se con lui ci saranno in piazza, ‘gli altri’ del comitato tecnico-scientifico: il prof. Filippo Mignini e Paolo Galluzzi, direttore del museo fiorentino Galilei e massimo studioso di Leonardo da Vinci. Già, il Genio come avrebbe commentato i nuovi materiali? L’avrebbe pensata come Ferretti e Purini oppure. E Paci? “Non gli sarebbe piaciuto” ha detto sicura gelando un po’ la sala del convegno in Comune, l’erede riconosciuta: la prof.ssa Mariella Troscè. Resto di parere leggermente diverso essendo stato di Libero il ‘capo redattore’ al ‘Messaggero’  -formidabili le sue comparazioni tra storia e cronaca, oggetto di due libri, uno recente.

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Opere di Loris Paolucci

Se il Planetario non fosse stato esteticamente di suo gradimento, in ogni caso, non l’avrebbe detto limitandosi a qualche battuta, impercettibilmente pure e soprattutto di ciglia, lui che era stato il segretario particolare del ‘sindaco delle fontane’: Otello Perugini. Amava troppo Macerata e pure la ‘sua’ Fermo. E soprattutto la storia. E quella dell’orologio è una storia antica, nel dna del capoluogo. Risale al 1372 il ‘predecessore’ dei fratelli Ranieri quando in cima alla torre c’era la campana ‘Maria’. Era un meccanismo realizzato da mastro Pierbenedetto, con il ‘pupo’ di mastro Salvaggio di Perugia: venne riparato da mastro Grillaccio di Fabriano. Altri tre orologi dominavano la città da edifici pubblici e numerose erano le campane: su tutte quella civica che sin dal ‘200 scandiva la vita cittadina. E dopo il rintocco del tramonto, nessuno poteva uscire da casa pena una multa. Eravamo anche allora la Città di Maria.

 



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