Nel nome del padre

In ‘Come saltano i pesci’ tanta biografia familiare del regista Alessandro Valori: l’imbarcazione ‘Amalassunta’ del padre Mimì, deputato e ‘Principe del Foro’ maceratese e la madre Anna Maria, fermana
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Domenico Valori

Domenico Valori

di Maurizio Verdenelli

Nel trionfo maceratese di ‘Come saltano i pesci’ (leggi) c’è anche l’ombra lunga dell’avvocato più bravo (in ogni caso più celebre) del dopoguerra nel capoluogo: Domenico ‘Mimì’ Valori. Deputato comunista, sindaco di Petriolo, consigliere comunale a Macerata per decenni, deceduto nel 2006, l’avvocato Valori è il padre di Alessandro, il bravissimo regista del film proiettato ieri sera in quattro sale del Multiplex dopo l’anteprima di Fermo (in cinque sale) con una partecipazione di pubblico, di ogni classe d’età, mai vista prima sotto le stelle maceratesi.

Anna Maria Valori in una foto degli anni Sessanta

Anna Maria Valori in una foto degli anni Sessanta

L’imbarcazione al centro della trama, ancorata a Porto San Giorgio ha infatti lo stesso nome dello yacht della famiglia Valori: Amalassunta. Nome tratto dalle famose figure ‘Le Amalassunte’ presenti nell’ispirazione del grande Osvaldo Licini, genio fermano di Monte Vidon Corrado di cui fu a lungo sindaco. Ma non basta: la tragica protagonista non presente in scena ma potentemente nella sceneggiatura, ha lo stesso nome della madre del regista: Anna (Maria). Insegnante anch’essa come la signora Valori deceduta qualche anno fa, e fermana al pari della maestra di ‘Come saltano i pesci’. “Amo Fermo perché identifico la città e quella terra meravigliosa in Anna Maria” mi disse molti anni fa l’avvocato Valori in una dichiarazione pubblica d’amore per la moglie. Fu uno dei miei pochi colloqui con il ‘Principe del Foro maceratese’ che aveva decretato il successo dell’avvocatura in città (proseguono oggi la sua professione gli altri due figli Alfonso e Federico) grazie alla sua straripante attività comprendente l’80% delle cause in tribunale a Macerata (l’affermazione dell’interessato coincideva con quella di un giudice istruttore) e che vedeva i clienti dello studio legale Valori in galleria del Commercio strabordare dalla pur accogliente sala d’aspetto sin sulle scale condominiali.

Domenico Valori

“Mimì” Valori in crociera con il figlio Alessandro

Scarsi, dunque, i rapporti con chi scrive per un antagonismo strategico che non fu tuttavia mai intriso di malanimo e non sfociò neppure in una querela: caso rarissimo. C’era stima tra le barricate e sul finire di un’attività che in un trentennio l’aveva visto tra i protagonisti assoluti della politica e della professione forense a Macerata e nelle Marche, l’avvocato Valori ‘confessò’ con un’autoironia a pensarci bene, straordinaria che quel giornalista che ero io, in quel contrasto si era rivelato per lui ‘un antidoto’: “Eri il mio antidoto”. Tuttavia che ‘veleno’ geniale c’era in quell’autentico professionista capace di arringhe, soprattutto in Corte d’Assise, rimaste nella memoria della storia giudiziaria un capolavoro narrativo.

Alessandro Valori con il cast alla prima di ieri sera

Alessandro Valori con il cast alla prima di ieri sera

Dunque il Fermano nel film di Alessandro Valori: nel nome del padre Mimì, della madre prof Annamaria e dell’imbarcazione ‘Amalassunta’. Ed anche il furgone targato Mc è di proprietà fermana. Per il regista un ritorno da ‘profeta in patria’ con tanto di selfie con il sindaco Carancini e la vice Stefania Monteverde. E soprattutto tanti ragazzi e ragazzine a chiedere autografi a Simone Riccioni, guardato a vista da Camilla fasciata in un abito bianco stretch: la bellissima fidanzata settempedana dal sorriso scintillante, con villa di famiglia a Zanzibar. Tanti selfie con il protagonista, tanto che alla fine qualcuna delle giovanissime fans è rimasta ‘fuori’ data la competizione. “Potevate chiedere a me, ci pensavo io con Simone” si è rammaricata sinceramente con loro la ‘sorella’ di Riccioni: Maria Paola Rosini autentica ‘rivelazione’ di questo bel film maceratese-fermano firmato Valori.



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