Referendum costituzionale:
nasce il comitato per sì

MACERATA - Presentato questa mattina l'iter referendario che porterà gli italiani al voto il prossimo autunno. Tra le modifiche al vaglio degli elettori la cancellazione delle province dalla Carta, nuove regole per il Senato e per le leggi di iniziativa popolare
- caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email
conferenza venanzetti febbraio 2016 foto ap (5)

La presentazione del comitato “Ora sì”

 

Maurizio Natali e Irene Manzi

Maurizio Natali e Irene Manzi

di Federica Nardi

(foto di Andrea Petinari)

Mentre in tutta Italia la macchina referendaria per la modifica della Costituzione scalda i motori, anche a Macerata nasce il primo comitato per il sì, promosso da maggioranza ampia e trasversale del Partito democratico. A presentarlo questa mattina il deputato Irene Manzi e il coordinatore Maurizio Natali. Presenti anche il capogruppo consiliare Maurizio Del Gobbo, Maurizio Saiu, membro del direttivo Pd e il consigliere comunale Paolo Manzi. «Se vincerà il sì sarà superato il bicameralismo perfetto – spiega Manzi – e avremo un nuovo ordine di rapporti tra centro e periferia, con un riaccentramento di competenze da parte dello stato». Una riforma complessa su cui gli italiani saranno chiamati a votare il prossimo autunno. Per questo, come ricorda Maurizio Natali, è importante «promuovere da subito il dibattito e fornire gli strumenti per approfondire i temi della riforma e garantire il coinvolgimento di tutti – dice il coordinatore del Comitato – Realizzeremo iniziative con politologi e docenti come Cesare Pinelli, Stefano Levanti e Sergio Fabbrini della School of government della Luiss di Roma». Nato oggi, il Comitato si doterà quanto prima di una pagina Facebook, dove i promotori saranno a disposizione per chiarimenti e informazioni. L’appello di Natali è per «la costituzione di altri comitati, in modo che si avvii il dibattito a livello provinciale».

conferenza venanzetti febbraio 2016 foto ap (6)

Da sinistra: Maurizio del Gobbo

Primo punto della riforma: la riduzione delle funzioni del Senato, che avrà competenza legislativa solo sulle riforme e le leggi costituzionali, mentre per quanto riguarda le leggi ordinarie potrà solo chiedere alla Camera di introdurre delle modifiche, senza nessun obbligo per i deputati di accoglierle. Sulle materie riguardanti il rapporto Stato-regioni invece servirà la maggioranza assoluta dell’aula di Montecitorio per ignorare le richieste del Senato. Ridotti anche i senatori che passerebbero da 315 a 95: 21 sindaci in rappresentanza di regioni e province autonome e 74 consiglieri regionali. Saranno i cittadini a esprimere la loro preferenza in occasione delle elezioni regionali, e l’elezione spetterà poi ai Consigli regionali che sceglieranno un sindaco e, in base al peso demografico della regione, i restanti senatori (in modo proporzionale alle forze politiche regionali). Altri 5 senatori saranno nominati dal presidente della Repubblica, con una carica di 7 anni (scomparirebbe quindi la figura dei senatori a vita). Con la riforma del Titolo V le province verranno cancellate dalla Costituzione, passaggio fondamentale per abolirle, insieme al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), che verrà abrogato. Allo Stato tornerà la competenza esclusiva in materia di energia, infrastrutture strategiche, protezione civile. La Camera, su proposta del governo, potrà legiferare su materie di competenza regionale nel caso siano di interesse nazionale. Cambieranno le modalità per l’elezione del presidente della Repubblica, scelto solamente da Camera e Senato: per i primi tre scrutini servirà, come ora, la maggioranza dei due terzi dei componenti. Dal quarto al sesto si scenderà ai tre quinti degli aventi diritto, mentre dal settimo in poi basteranno i tre quinti dei votanti. Salgono le firme per richiedere un referendum popolare (da 500mila a 800mila), ma si abbassa il quorum per considerare valida la consultazione: l’affluenza alle urne dovrà essere pari alla metà degli elettori che ha votato alle precedenti elezioni politiche. Le leggi di iniziativa popolare avranno bisogno di 150mila firme (ora invece ne bastano 50mila), ma i regolamenti parlamentari dovranno indicare tempi certi per l’esame e la discussione.

conferenza venanzetti febbraio 2016 irene manzi foto ap (2)

conferenza venanzetti febbraio 2016 foto ap (3)

conferenza venanzetti febbraio 2016 foto ap (4)

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X