Max Fanelli: “Se sei malato terminale
e vuoi morire dimmelo”
EUTANASIA - Il senigalliese malato di Sla aderisce alla campagna di disobbedienza civile lanciata da Marco Cappato
La campagna Sos Eutanasia riceve il sostegno di Max Fanelli, senigalliese malato di Sla che combatte per una legge sul “Fine Vita”. «Ho deciso di sostenere l’associazione Luca Coscioni, – scrive Fanelli – e per precisione Marco Cappato, nella sua azione Sos Eutanasia. Da tanti, troppi anni, migliaia di malati terminali sono costretti a sopravvivere tra atroci sofferenze perché in Italia non esiste una legge che regolamenti l’accanimento terapeutico in relazione alle scoperte della scienza medica. Tantissimi malati si suicidano prima che la situazione degeneri e impedisca che si sia autonomi e capaci di pensieri e decisioni, in quanto non esiste una legge nazionale che regolamenti il testamento biologico. È risaputo che in molti casi, dopo aver superato una serie di colloqui psicologici, ci si può recare in alcune cliniche svizzere per porre fine alle propria vita in modo rapido e soprattutto indolore. Tutto questo crea un clima di estremo disagio in tutte le famiglie, oltretutto coinvolte in un sistema di leggi con accezioni comunali e regionali, spesso molto diverse tra loro. Tutto ciò, insieme ad una serie di cavilli burocratici e di spese allucinanti, influisce pesantemente e negativamente nel vivere la patologia, sia per il paziente che deve affrontare sia i dolori che le privazioni che essa impone unita alla consapevolezza di una morte imminente, che nella famiglia che deve affrontare tutte le stortura di uno stato che si dimostra completamente disinteressato a regolamentare il tema del fine vita, in contraddizione anche con la Costituzione italiana, cosa che ha spinto molti politici costituzionalisti ed ultimamente la presidente alla Camera Laura Boldrini a chiedere di legiferare sul tema. Oggi, siamo all’ultimo posto tra i Paesi occidentale in tema di diritti civili. Offro quindi le mie competenze e conoscenze sul tema del Fine Vita a tutti quei malati terminali qualora volessero recarsi in Svizzera per porre fine alle loro insolubili e dolorose problematiche psicofisiche».
