Vecchioni, musica e confessioni
Sold out di emozioni a Matelica

MUSICA E POESIA - Il cantautore si è raccontato in una serata speciale al teatro Piermarini. "Mi ha rovinato la grammatica greca, non sono mai riuscito a smettere di insegnare. Bellissimo essere qui e poter parlare di tutto. Sono un ragazzo come voi, amo ricordare la bellezza della mia infanzia. In estate tornerò nelle Marche"
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Roberto Vecchioni sul palco del teatro Piermarini

Roberto Vecchioni sul palco del teatro Piermarini

di Monia Orazi

“E’ bellissimo arrivare in un teatro come questo, una piccola bomboniera, mettersi in poltrona a parlare di tutto, di una storia d’amore molto grande, intima, la verità di una storia non scritta, una narrazione senza copione, raccontare emozioni, perché amo la mia vita e la mia professione”, così ieri sera Roberto Vecchioni ha accolto il pubblico del teatro Piermarini di Matelica, pieno all’inverosimile per il suo spettacolo di musica e parole, ispirato al libro “Il mercante di luce”. Il professore, 72 anni, che dice incantato e commosso al pubblico: “Sono un ragazzo come voi, amo ricordare la bellezza della mia infanzia e della gioventù, è un’emozione fortissima, la bellezza ricordata dà il senso del trionfo della vita”. Parole entusiaste le ha spese per Matelica. “Qui c’è un paese storico, un teatro particolare, siamo pochi, ho scelto soltanto dodici spettacoli così, su un totale di sessanta, settanta, tornerò nelle Marche in estate per i concerti – ha annunciato l’artista – serate come questa mi fanno sentire benissimo”, nell’intreccio spettacolare in cui le storie della sua vita, dialogano con il suono raffinato e coinvolgente della chitarra di Massimo Germini.

roberto vecchioni (1)“E’ un romanzo che ho voluto tanto, lo avevo in testa da mezzo secolo, ci ho messo molto, forse avevo paura”, ha detto l’artista al termine di uno spettacolo intenso, intimo, colorato da aneddoti della sua vita privata, pensieri sul mondo, l’amore, l’essere artisti, insieme all’elaborazione acustica delle sue canzoni più note, punteggiate da brani ispirati ad autori classici. “Nel libro c’è la storia della mia vita, tra le stelle mediocri, c’è una stella polare grande, quella dell’Umanesimo – ha detto – non mi interessa nulla di che colore politico siete, l’importante è che abbiate grande fiducia nell’uomo vero, in ciò che può dare la cultura, che significa essere consapevoli di ciò che si sta facendo. Non è cultura picchiettare e inviare tweet senza conoscere il senso di ciò che si fa”. Sono tre le parole, secondo il cantautore, da cui deriva la passione per la propria professione: “Dignità, coerenza ed onestà, da queste tre parole deriva l’amore per tutto il resto, non bisogna tradirle mai. A dodici anni ho scoperto un libro che è stata la mia rovina: la grammatica greca, ho studiato il greco da solo, di notte”, ha detto Vecchioni, una lunga carriera, conclusa undici anni fa, da insegnante di lettere nei licei. “Ogni scrittore deve tutto alla grecità, dobbiamo loro la nostra democrazia, è questo l’amore che mi ha costretto tutta la vita a insegnare greco, sino agli anni Duemila, a portare i ragazzi fuori nei parchi a parlare di ciò che pensavano i greci”, ha proseguito Vecchioni che ha poi spiegato le ragioni del suo libro. “Nel romanzo si narra dell’incontro tra un padre ed un figlio, questa serata va su altre cose, sul ‘pour parler’, sul dirci, sull’assicurarci che vita e morte sono entrambe straordinarie, nel senso dell’esistere, ed occorre non aver paura, nè dell’una, nè dell’altra. Per fare questo occorre avere anche la libertà che viene da dentro, il rispetto per noi stessi”. Tra un sipario parlato e l’altro, tutti improvvisati, spuntano i brani più nuovi, con le figure della letteratura classica, gli aedi, le eterne parole degli epigrammi di Saffo. “Si è soli non se qualcuno ci ha lasciato, ma se non è mai venuto”, canta con la sua voce inconfondibile. Il discorso con il pubblico scivola sull’essere artisti, “non per caso, come quelli di X Factor”, ma come Fellini, Troisi, Van Gogh, “essere artisti è una sconfitta latente, l’arte regala dubbi, non verità, il porto dell’artista è il viaggio, non la destinazione”, dopo le parole spuntano l’aneddoto dell’incontro con Montale a nove anni, più tardi con Chomsky e Borges. Vecchioni confessa di ascoltare Guccini, canta dell’amore “diverso” di un pittore per Van Gogh, celebrando in musica i suoi girasoli, spunta una poesia cantata in cui il vecchio Pessoa rimpiange di aver scritto troppe poesie e poche lettere d’amore, un episodio di Thomas Mann in “Morte a Venezia” diventa una canzone sulla bellezza della propria gioventù. “Ogni volta, prima di entrare in scena me la faccio sotto dalla paura, figuratevi a San Remo, non capivo dov’ero” ha confessato. Scivolano via le parole, i minuti, nella seconda parte tornano i classici più amati, cantati in versione acustica: “Sogna ragazzo sogna”, “Bandolero stanco”, “Tutti i colori del buio”, “Chiamami ancora amore”, “Luci a San Siro”, si stempera la voce accogliente, nella commozione di uno dei brani più recenti, dedicato alle nipotine, le figlie di sua figlia, frutto di un amore anticonformista, volute ed amate, uno squarcio nella luce del futuro. L’artista non si risparmia, condivide la sua emozione con gli applausi dei trecentocinquanta del Piermarini. Come alla fine di ogni spettacolo, cala il sipario, si spengono le luci, si accendono le emozioni di incontrare dal vivo il professore, due battute con i giornalisti, poi foto, autografi e firme per i fan. “Stasera è stato un dialogare, un dire le cose che penso, esprimere emozioni, non è il solito una canzone tira l’altra. Forse è più carino che le canzoni siano ascoltate dietro una specie di traccia, qualcosa che dice perché son nate e di che cosa parlano, io sono contento di farlo, in teatri come questo si può interagire. Questa è una formula ridotta, ma abbastanza credibile di spettacolo a cui tengo e che amo”. Due ore che sono volate, giunge la mezzanotte e dietro agli occhiali, il sigaro, insieme ai collaboratori, Vecchioni scivola via nella notte, a piedi, lungo corso Umberto I, si sofferma ad ammirare l’antichità che circonda piazza Mattei, poi sparisce, va a dormire in un albergo in città, in attesa dello spettacolo del giorno dopo, a Perugia.



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