Venanzo Ronchetti,
“Il ragazzo e l’altopiano”

SERRAVALLE DI CHIENTI - Presentato il lavoro di Maurizio Verdenelli dedicato all'ex sindaco di Serravalle, divenuto famoso dopo il terremoto del '97. Una storia che si allarga ad abbracciare un territorio e la sua gente
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venanzo ronchetti

Venanzo Ronchetti (clicca suill’immagine per guardare il video)

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La presentazione de “Il ragazzo e l’altopiano”

di Lucio Biagioni

(Foto di Mandino Tiburzi)

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Fu “baby Figaro”, “ragazzo-spazzola” di barbieria, e poi, portato dalla passione per il mestiere, inventore di sofisticate acconciature maschili, cambiò lavoro e divenne portalettere, si mise in politica quando far politica significava ancora passione, ideali e voglia di cambiare il mondo, fu sindaco di Serravalle di Chienti, e quel 26 settembre 1997, quando la terra di Marche ed Umbria tremò, gli cambiò la vita, perché, grazie alla sua straordinaria qualità umana che nella tragedia e nel bisogno si manifestò per intero al servizio del prossimo, incarnò il simbolo dell’emergenza e della ricostruzione: il sindaco, come fu chiamato, “più famoso d’Italia”, che ebbe l’occasione di incontrare papi, capi di Stato, presidenti del Consiglio, ministri, grandi imprenditori, nomi eccellenti dello “show business”, inclusi sportivi celebri, come quel Marco Pantani al quale, in un pranzo a mensa per i terremotati, predisse con esattezza la vittoria al Giro e al Tour. Tutti s’interessarono a lui e tutti vollero incontrarlo, e lui, ch’era nato in una famiglia modesta, accettò la notorietà con lo stesso spirito di servizio che aveva ispirato la sua vita fin da ragazzino, come uno strumento in più per aiutare la sua gente e il suo territorio.

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Aula consiliare gremita

Ha raccontato tutto questo, e molto di più, Venanzo Ronchetti, in un volume del giornalista e scrittore Maurizio Verdenelli (“Il ragazzo e l’altopiano”, per i tipi di Ilari Editore: altopiano che è, ovviamente, quello di Colfiorito, tutt’uno con la “valle stretta” di Serravalle), il quale, pur ribadendo, in una sorta di vezzo che non gli rende giustizia, d’intendersi più di giornali che di libri (suo “La leggenda del santo petroliere” su Enrico Mattei), gli ha dedicato quel che ha tutto l’aspetto di un appassionante “romanzo-verità”, dove il fatto che luoghi e personaggi vengano chiamati per nome e cognome, in una colorata varietà di testimonianze, non toglie nulla al senso complessivo di storia vissuta, che parla all’immaginazione e alla memoria. Memoria, certo. Perché è da lunghe ore e ore di colloqui fra Verdenelli e quel sindaco del ’97, e rimembranze controllate da Ronchetti con una puntigliosità – è il caso di dirlo, visti i suoi trascorsi professionali – “spacca-capello”, che è emersa una storia che è sì storia di un uomo, ma di un uomo che coinvolge e riassume in sé un intero territorio, che si fa tramite e portavoce e incarnazione delle vite e delle istanze – meglio sarebbe dire, bisogni, desideri e speranze – dei suoi amministrati.

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Maurizio Verdenelli, Rinaldo Rocchi, Daniele Salvi, Antonio Pettinari, Lucio Biagioni e Venanzo Ronchetti

Così, quello che avrebbe potuto essere un racconto biografico, affascinante sì ma con tutte le limitazioni di un punto di vista unico, si allarga naturalmente ad abbracciare un territorio e la sua gente, come è stato più e più volte sottolineato ieri sera a Serravalle di Chienti, dove il “Ragazzo e l’altopiano”, con la partecipazione dell’autore, di Ronchetti e di un pubblico motivato e interessato, è stato presentato in municipio, in un dibattito al quale hanno preso parte, fra gli altri, il sindaco di Serravalle di Chienti Gabriele Santamarianova, il presidente della Provincia di Macerata Antonio Pettinari e il consigliere provinciale Daniele Salvi. Da tutti, è venuta la chiara sottolineatura di ciò che dev’esser sottolineato, e cioè che “Il ragazzo e l’altopiano” – come si è espresso felicemente Salvi – è un “libro di comunità”, come lo era il volume su Mattei. E l’esser “libro di comunità” ha legittimato ieri sera, nel bell’edificio opera di Pierluigi Nervi, insieme all’Amarcord, un proficuo dibattito sull’oggi e il domani del territorio, in termini di “attrattività”, di occupazione e di compatibile sviluppo locale: uno sviluppo, in cui anche la cultura, intesa come laboratorio e contaminazione e invenzione di esperienze, in grado di mobilitare larghe masse di giovani, può giocare un ruolo decisivo. Maurizio Serafini, direttore artistico del “Montelago Celtic Festival”, che ogni estate coinvolge decine di migliaia di ragazzi in un progetto di straordinaria modernità, ne è convinto: è la strada maestra per cui passa un nuovo modo di far politica.

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Maurizio Serafini, direttore artistico di Montelago Celtic Festival

Un nuovo modo di far politica (e amministrazione) che è stato un altro, e non il minore, dei temi del dibattito, oggi che non soltanto la corruzione e i corrotti sono balzati di nuovo al centro della cronaca e delle statistiche internazionali (l’Italia vi occupa una posizione sconfortante), ma che la solidarietà e la passione che un tempo ormai lontano caratterizzarono la comune azione per fronteggiare il terremoto sembrano scomparsi proprio come caratteristica umana, come cifra antropologica. È questa la perdita maggiore, una perdita lamentata e, insieme, una chiara indicazione su come ripartire. È questo il valore di esempio che, ancora una volta, si disegna dalla testimonianza di Venanzo Ronchetti e di chi partecipò alla sua azione. Ed è questo anche – e non secondario – il valore di un libro, che di tutti questi temi fa raccolta e cornice, nella prospettiva poetico-politica che si augura in conclusione l’autore: un naufragare, dice parafrasando il marchigiano Leopardi, “finalmente dolce” in quel mare verde di Colfiorito che fino agli Anni Cinquanta fu un lago navigabile. Non per niente, a navigarvi era Enrico Mattei, “l’uomo che vedeva il futuro”.

La copertina

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Presenti anche i comandanti della stazione carabinieri e del corpo forestale; il vicepresidente dell’Unione Montana Matteo Cicconi; l’ex sindaco di Camerino, Dario Conti e Barbara Temperilli, consigliere comunale a Sefro

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Venanzo Ronchetti e il sindaco Gabriele Santamarianova

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Paola Piccioni (consigliere comunale), Rita Sisti (assessore alla Cultura) e Massimo Corsi (vicesindaco)

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Daniele Salvi, Antonio Pettinari e Lucio Biagioni

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Con Venanzo Ronchetti gli amici treiesi


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Luciano Carletti, Venanzo Ronchetti , Giuseppe Rastelletti e Rinaldo Rocchi

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