Villa Eugenia all’attenzione del Fai

CIVITANOVA - Un monumento lasciato all'incuria. Serve un recupero ed una scelta d'uso. Se ne parlerà il 12 dicembre al teatro Annibal Caro
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villa eugeniaDa abitazione per l’imperatrice Eugenia De Montijo, moglie di Napoleone III, a spazio di abbandono e degrado. Le mura di Villa Eugenia raccontano storie di passione civile, ma anche di attaccamento fisico ad un luogo da parte dei civitanovesi. E’ per questo che il Fai ha scelto proprio la magione civitanovese come oggetto di un incontro dedicato a studiosi, appassionati, ricercatori, ma anche amministratori e cittadini tutti che si terrà venerdì 12 dicembre alle 17.30 presso il teatro Annibal Caro. «Il degrado di Villa Eugenia è tanto più inaccettabile, quanto più si pensa che è un tassello molto importante di quelle residenze napoleoniche delle Marche che, messe in costellazione, adeguatamente valorizzate e musealmente organizzate, potrebbero rappresentare per la Provincia, per la Regione, per l’Italia intera una risorsa culturale e un’attrazione turistica invidiabile di livello europeo», spiegano gli organizzatori. «Certo Villa Eugenia è uno dei tanti casi di monumenti importanti della regione lasciati all’incuria, ma proprio per questo è necessario che non si consegni anche all’oblio – continuano – e che si affronti con urgenza il nodo del suo recupero e della sua destinazione. Come sempre in prima linea nelle azioni di sensibilizzazione e di denuncia, il Fai si rende coadiutore di momenti di incontro e di riflessione accogliendo anche le segnalazioni dei propri aderenti». La conferenza dal titolo “Villa Eugenia e le residenze napoleoniche nelle Marche” sarà tenuta dallo storico e critico d’arte Stefano Papetti.  La conferenza, a cura della delegazione FAI di Macerata, ha ottenuto il patrocinio dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Macerata, dell’Azienda Teatri di Civitanova e del Comune di Civitanova Marche ed è sponsorizzata dalla Azienda agricola Boccadigabbia che intreccia la sua storia con le vicende napoleoniche poiché sorge su uno dei cento poderi della Tenuta Bonaparte.

(l.b.)



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