Evasione fiscale: c’è anche una casalinga
Dichiarava 1.700 euro,
ne incassava 1 milione

GUARDIA DI FINANZA - E' stata scoperta dalle fiamme gialle nell'ambito dei controlli effettuati negli ultimi due anni. La donna è di Montecosaro. Pizzicati dal Fisco anche imprenditori e autotrasportatori per un totale di frodi accertate pari a 44milioni di euro. Sequestrate ville e terreni. Nella rete è caduto anche Carlo Vismara, "Il Tirapacchi" finito sulla trasmissione "Le Iene". Un imprenditore edile di Pollenza, accusato di evasione totale, aveva messo a capo della sua società un osimano di 65 anni, malato e bisognosi di soldi che per 50 euro firmava fatture come amministratore
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Da sinistra: il capitano Diana Campanella (Macerata), il tenente colonnello Andrea Magliozzi (Nucleo Polizia Tributaria), il procuratore Giovanni Giorgio, il colonnello Paolo Papetti, il tenente Salvatore Della Corte (Camerino), il luogotenente Luciano Giacò (Porto Recanati). Clicca sull’immagine per guardare il video

 

Giacò-Magliozzi_Della Cortedi Marina Verdenelli

(foto di Lucrezia Benfatto)

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Imprenditori che omettevano la dichiarazione dei redditi, autotrasportatori che lavoravano in nero e perfino una casalinga di Montecosaro che a fronte di un reddito di 1.700 euro annuo movimentava assegni per quasi 1 milione di euro. Tutti scoperti dal comando provinciale della guardia di finanza diretta dal colonnello Paolo Papetti che in sinergia con la Procura di Macerata hanno effettuato controlli finalizzati ad individuare gli evasori fiscali. Scoperto anche un imprenditore edile di Pollenza, evasore totale, che si era avvalso di un prestanome che fungeva da amministratore della sua società. Un 65enne osimano, gravato da una malattia, che dietro il rimborso di 50 euro si prestava a firmare carte della società dell’evasore totale che poi non dichiarava reddito. 

Questo il bilancio degli ultimi due anni dei finanzieri che hanno portato a galla frodi fiscali per un valore complessivo di 44milioni di euro tra Recanati, Pollenza, Civitanova, Macerata, Matelica e Montecosaro. Sequestrati dalle fiamme gialle beni per un valore di 28milioni di euro tra ville, auto, appartamenti, terreni, veicoli e conti correnti a garanzia delle imposte evase. Al lavoro il Nucleo di polizia tributaria con il tenente colonnello Andrea Magliozzi, le compagnie di Civitanova con il capitano Valerio Pica, quella di Macerata con il capitano Diana Campanella, la tenenza di Camerino con il tenente Salvatore Della Corte e la tenenza di Porto Recanati con il luogotenente Luciano Giacò. Tra i casi più eclatanti c’è anche quello finito, ad aprile, sulla trasmissione “Le Iene”. La vicenda del “Tirapacchi di Recanati” che portò sotto accusa il 34enne Carlo Vismara (leggi l’articolo) il quale avrebbe raggirato più persone promettendo investimenti che poi non si sono concretizzati. A Vismara è stato sequestrato un appartamento a Porto Recanati in conseguenza ad una evasione fiscale accertata dalla guardia di finanza e pari ad oltre 250mila euro. Nonostante non presentasse alcuna dichiarazione dei redditi il soggetto evidenziava un elevato tenore di vita. Così come aveva un alto tenore di vita anche la casalinga di Montecosaro. A lei è arrivato il Nucleo di polizia tributaria di Macerata che ha disposto il sequestro della villa e disponibilità bancarie per oltre 170mila euro. Al Fisco aveva dichiarato appena 1.700 euro di reddito. Dopo gli accertamenti delle fiamme gialle, relativi ai controlli antiriciclaggio nei confronti del marito, un professionista operante in provincia, si è arrivati fino a lei. Magliozzi_Giorgio_Papetti_Dell Corte_GiacòLa donna aveva movimentato assegni per circa 900mila euro. «C’è un incremento dell’evasione – commenta il procuratore generale Giovanni Giorgio che con il suo ufficio ha disposto i sequestri di capitali immobiliari e conti corrente – una delle piaghe della nostra società. Molte infrazioni non sono solo la conseguenza della crisi economica. Nella maggior parte dei casi l’imprenditore ha già riscosso le somme dovute al Fisco ma non le ha pagate. Per questo disporre i sequestri preventivi di denaro e immobili pari al dovuto evaso danno garanzie che almeno sotto l’aspetto pecuniario la pena verrà attuata». Il sequestro equivalente è uno degli strumenti più efficaci per contrastare l’evasione fiscale. La risposta per rendere immediatamente esecutivo il prelievo erariale e scoraggiare gli imprenditori disonesti che, confidando nelle lunghezze burocratiche, pensano di poterla fare franca spogliandosi dei bani o intestandoli a prestanome. «Quando si arriva a sequestrare la casa di questi soggetti – aggiunge il colonnello Papetti – automaticamente poi vanno tutti a pagare». Nell’ambito dell’attività di controllo degli ultimi due anni oltre a Vismara di Recanati e alla casalinga di Montecosaro con un tesoretto da 1milione di euro è finito un autotrasportatore ucraino che riusciva, a prezzi molto bassi, ad effettuare consegne tra l’Italia e la Romania, principalmente di scarpe, senza dichiarare nulla al Fisco. Accertata nei suoi confronti, dalla compagnia della guardia di finanza di Civitanova, un’evasione di 450mila euro. Le fiamme gialle hanno proceduto al sequestro del camion e a redditi pari a 170mila euro. Sospesa l’attività dell’autotrasportatore che faceva concorrenza ai colleghi invece in regola con i tributi. La compagnia di Macerata ha scoperto un imprenditore edile di Pollenza, evasore totale, che si era avvalso di un prestanome, una così detta testa di legno, che fungeva da amministratore della sua società. Un 65enne osimano, gravato da una malattia, che dietro il rimborso di 50 euro si prestava a firmare carte della società dell’evasore totale che poi non dichiarava reddito. Un’evasione fiscale pari a 2milioni di euro. Sull’imprenditore di Pollenza è stato disposto un sequestro di immobili e denaro di 600mila euro. L’osimano, ignaro del ruolo che aveva assunto, si era prestato a firmare perché bisognoso di soldi. E’ ancora in corso un’operazione della tenenza di Camerino a Matelica dove i finanzieri stanno dando esecuzione in tutta Italia ad un decreto di sequestro di beni pari a 10milioni di euro frutto di una gigantesca frode dell’Iva attuata da una società di capitali con sede a Roma e ufficialmente costituita per la commercializzazione di metalli. Con il nord. Trasporti che non sarebbero mai avvenuti. In realtà il soggetto titolare della società era dedito all’utilizzo ed emissione di fatture false.

(Servizio aggiornato alle 17)

 

Giacò-Magliozzi_Della Corte

Papetti

Giovanni Giorgio

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