Slotmob contro il gioco d’azzardo
Manager rovinati dalla dipendenza

L'iniziativa sabato a Monte San Giusto. Il fenomeno è in crescita dal 2008. Gianni Giuli, direttore del Dipartimento dipendenze patologiche AV3: «Secondo i nostri rilievi a Macerata è possibile trovare un locale dotato di slot machine ogni 300 metri percorsi a piedi»
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Mario De Rosa, Andrea Gentili e Gianni Giuli presentano lo slotmob contro il gioco d’azzardo

di Claudio Ricci

Ha tra i 40 e i 48 anni, perlopiù di sesso maschile, è manager o imprenditore. E’ questo il giocatore d’azzardo tipo in provincia di Macerata. Un profilo che non esclude giovani e donne anziane, anche quest’ultime facili vittime delle tristemente note slot machine. «Dal 2008 si è verificato un vero e proprio picco – commenta Mario De Rosa, dirigente del dipartimento Dipendenze Patologiche di Civitanova – di giocatori che a causa delle slot machine hanno assunto tendenze patologiche nella dipendenza da gioco. Ad oggi sono 54 gli utenti, con un notevole incremento registrato nel 2013-14, che si rivolgono al nostro centro in cerca di aiuto». Un dato che se nella costa tende ad essere più accentuato, rispecchia comunque il trend generale del territorio provinciale dove secondo gli studi fatti da Stammibene ( progetto del dipartimento dipendenze dell’Area Vasta 3) aumenta a dismisura la possibilità di trovare slot ad ogni angolo, a partire dai bar del capoluogo. «Secondo i nostri rilievi – riferisce Gianni Giuli, direttore del dipartimento dipendenze dell’Area Vasta 3 – a Macerata è possibile trovare un locale dotato di slot machine ogni 300 metri percorsi a piedi.

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Simona Scopetta, Alessia Raffaeli e Mario De Rosa

Gli utenti che si rivolgono al dipartimento di Macerata oggi sono circa 60. Una trentina quelli di Camerino. E’ naturale che difronte a questa disponibilità, occorre fare prima di tutto prevenzione attraverso un’azione mirata sul territorio rivolta soprattutto ai giovani. Partendo dal ruolo dei centri di ascolto che stanno lavorando molto bene nei vari centri del territorio». Uno di questi è Monte San Giusto. Qui l’amministrazione comunale si dimostra oggi particolarmente sensibile al tema , ospitando ( per la prima volta un comune si fa ente promotore dell’iniziativa) sabato prossimo, 15 novembre il 71esimo slotmob nazionale per la prevenzione dalla dipendenza da gioco. «Lo scopo – dice il sindaco di Monte San Giusto, Andrea Gentili – è quello di mettere in relazione le istituzioni e le associazioni del territorio con il compito di dare speranza e fare opera di educazione e prevenzione sul territorio».

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L’assessore Paolo Luciani parla delle attività in programma a Monte San Giusto per il flash mob contro il gico d’azzardo

slotmob 5«Le associazioni organizzeranno attività ludiche ed educative in piazza a partire dalle 16 – spiega Paolo Luciani, assessore all’associazionismo –  Altro scopo è quello di premiare i bar che non ospitano slot machine. Indirizzeremo i partecipanti all’iniziativa agli aperitivi organizzati dagli stessi bar per l’occasione. Alle 15 all’auditorium Sant’Agostino una conferenza per riflettere sulle problematiche del gioco d’azzardo precederà l’inaugurazione, nel cortile di palazzo Bonaffede, della mostra itinerante “Azzardo: non chiamiamolo gioco”, contributo di 36 vignettisti di fama nazionale alla sensibilizzazione sul tema di scottante attualità». Un iniziativa che non è unicum. Il comune di Monte San Giusto in collaborazione con il Ddp di Civitanova, l’istituto comprensivo Lorenzo Lotto, l’ambito territoriale sociale 14 e le associazioni della città ha predisposto infatti un progetto di prevenzione del disagio e dei comportamenti a rischio da realizzare nella scuola secondaria di primo grado. «E’ necessario promuovere interventi in contesti di normalità – commenta l’assessore alle politiche sociali Simona Scopetta –  Le attività del progetto riguardano incontri di discussione in classe con gli alunni, incontri con i genitori, attività relative alla prevenzione dalla dispersione scolastica». A curare il progetto sarà Alessia Raffaeli, psicologa del Ddp di Civitanova. «L’obiettivo finale del progetto è quello di recuperare la relazione con i genitori – spiega la Raffaeli –  e in generale con gli adulti, potenziare la capacità di scelta critica incentivando il senso di autoefficacia». Un lavoro tanto più necessario se si pensa al nesso di causa-effetto che lega il disagio della quotidianità all’assunzione di comportamenti devianti. «Secondo le statistiche – conclude De Rosa – oggi il paradigma di comportamento tra giovanissimo prevede una combinazione di gioco, alcol e droga, soprattuto cocaina, votato ad uno stile edonistico e narcisistico che sfocia in sensazioni di onnipotenza. Questo mix porta poi facilmente ad atti legati alla microcriminalità che sempre più spesso coinvolgono i giovanissimi».



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