C’è da chiudere una stalla, anzi no
Tira e molla lungo 10 anni,
Comune fa causa al ministero

PIORACO - Per l'eccessiva lunghezza del processo davanti al Consiglio di Stato, l'Ente richiederà l'equo indennizzo al ministero delle Finanze. Battaglia a suon di ricorsi per chiudere la struttura presente nel centro di Seppio, adibita al ricovero di animali
- caricamento letture
Foto d'archivio

Foto d’archivio

di Monia Orazi

Una stalla in pieno centro bandita per motivi igienici ma chiusa solo dopo 12 anni di battaglie legali. Succede a Seppio di Pioraco che ha fatto causa al ministero. Dodici anni di contenzioso tra il Comune ed un privato. Per l’eccessiva lunghezza del procedimento l’Ente chiederà di essere risarcito al ministero delle Finanze. Tutto inizia il 26 settembre del 1998, quando l’allora sindaco del paese firmò un’ordinanza per trasferire il bestiame presente nella stalla posta nel centro abitato, per motivi di igiene pubblica, per procedere poi alla chiusura della struttura. L’allevatore presentò ricorso al Tar delle Marche, contro l’atto, chiedendo che fosse sospeso. Nel dicembre del 1998 il tribunale amministrativo di Ancona accolse la richiesta di sospensiva e la stalla rimase aperta. Due anni dopo, nel dicembre del 2000, il Tar Marche respinse il ricorso del proprietario della stalla, dando ragione al Comune, ma questa continuò a restare aperta. L’allevatore non si diede per vinto e nel marzo del 2001 presentò un nuovo ricorso, questa volta al Consiglio di Stato, per annullare la sentenza del Tar. Il sindaco di Pioraco, nel maggio del 2002, con una nuova ordinanza, dispose la vendita coatta del bestiame che si trovava all’interno della stalla, per poter poi procedere alla chiusura della struttura. Finalmente, il 12 novembre del 2013, il Consiglio di Stato si è pronunciato definitivamente sulla vicenda, dando ragione al Comune e respingendo il ricorso dell’allevatore, disponendo la piena attuazione dell’ordinanza di chiusura della stalla (risalente al 1998) e la compensazione delle spese di giudizio, pari a 5.196 euro. Già nel gennaio di quest’anno, la giunta comunale guidata dal sindaco Giovanni Battista Torresi aveva deciso di fare causa al ministero delle Finanze per ottenere l’equo indennizzo. La decisione è stata confermata nei giorni scorsi con una delibera della nuova giunta, guidata dal sindaco Luisella Tamagnini. «Nel corso degli anni questa amministrazione, per il tramite dell’avvocato Bruno Pettinari, ha reiteratamente presentato al Consiglio di Stato le istanze di prelievo – si legge nella delibera – complessivamente sette, per ottenere la discussione del ricorso».

«L’eccessiva durata del processo di 12 anni, ha prodotto un indubbio danno per l’ente – continua la delibera – essendosi protratta fino ad oggi la possibilità di chiudere la stalla e porre fine ai disagi da essa derivanti per la cittadinanza». Queste sono le motivazioni che hanno spinto la giunta ad attivare un’azione legale nei confronti del ministero delle Finanze volta ad ottenere l’equo indennizzo, ai sensi della legge Pinto, per l’eccessiva durata del processo, affidando l’incarico legale all’avvocato Bruno Pettinari di Camerino, che ha rappresentato il comune fin dagli inizi della controversia legale. Per questa causa sono stati stanziati mille euro.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X