Mazzette in Banca Marche
Soldi per la concessione di mutui

Sarebbero più di venti i casi sospetti al vaglio dei magistrati. Denunciato il commercialista pesarese Franco D’Angelo, ex sindaco dell’istituto di credito. Gli inquirenti sospettano l'esistenza di una organizzazione in grado di individuare i clienti in difficoltà e di sbloccare, dietro pagamento, le pratiche ferme
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finanza banca marchedi Marco Ricci

“Solo io conosco almeno altre due persone dei paraggi che hanno pagato per avere il mutuo”.  Si era sbagliato largamente per difetto, mentre ci raccontava la sua storia, l’uomo che aveva denunciato per primo alla Guardia di Finanza di Pesaro il presunto giro di mazzette richieste ad alcuni clienti di Banca Marche per sbloccare le loro pratiche di mutuo (leggi l’articolo). Al centro di quanto era stato riferito alla Procura di Ancona, ci sarebbe anche un ex membro del collegio sindacale di Banca Marche, il noto commercialista pesarese Franco D’Angelo. D’Angelo, secondo quanto è stato raccontato agli inquirenti, avrebbe avvicinato nel tempo diversi clienti dell’istituto di credito promettendo un suo intervento per la concessione di mutui, intervento che in alcuni casi sarebbe costato il 5% di quanto erogato dalla banca. Notissimo professionista, D’Angelo ha ricoperto il ruolo di sindaco o di revisore dei conti anche in importanti società pubbliche. Oltre che nel collegio di Banca Marche e Medioleasing, D’Angelo ha avuto incarichi al comune di Pesaro, al Rof, all’azienda ospedaliera San Salvatore di Pesaro, alla Ascom servizi, alla Asl numero 2 di Urbino.

Il primo caso sospetto venne segnalato qualche mese fa alla guardia di finanza di Pesaro dal cliente di un ristoratore di Rio Salso il quale, come ci aveva raccontato al telefono, aveva raccolto lo sfogo del titolare del locale. Questo si era sentito infatti chiedere il 5% del mutuo bloccato da oltre un anno in Banca Marche. Vennero così pagati, secondo quanto riferito ai magistrati, 15mila euro per un mutuo di 300mila. La stessa fonte, come abbiamo riferito in apertura, ci aveva segnalato di essere a conoscenza di diversi altri casi che, nel tempo, sono stati segnalati alla magistratura. Anche in queste circostanze il nome fatto era quello del commercialista pescarese il quale si sarebbe egli stesso avvicinato ai clienti.

L’ipotetico fenomeno corruttivo sembra però essere molto più vasto e meno occasionale di quanto si immagini. Al momento sotto la lente della Procura di Ancona ci sarebbero già più di 20 operazioni sospette, con gli inquirenti che starebbero vagliando le pratiche di mutuo accese dal 2008 al 2012, in particolare quelle concomitanti a ritiro di denaro contante da parte dei clienti, una liquidità che si sospetta possa essere stata utilizzata per pagare mazzette a chi, all’interno di Banca Marche, agevolava l’erogazione del credito.

Diversi sarebbero anche gli imprenditori che avrebbero ammesso o dichiarato spontaneamente di aver pagato per la concessione di mutui. In molti dei casi i clienti sarebbero stati contattati da intermediari a loro sconosciuti, una pratica che lascia pensare a diverse connivenze e a diversi livelli d’azione. Non solo i presunti corrotti erano a conoscenza dello stati dei clienti, delle loro difficoltà o dei mutui non concessi, ma erano poi ovviamente in grado di agevolare l’avanzamento delle pratiche e di portarle a buon fine. Difficile pensare, in un’organizzazione strutturata come quella di un istituto di credito, che si potesse fare tutto da soli.

Dopo i primi trentasette indagati – tra cui l’ex dg Massimo Bianconi e gli ex presidenti Lauro Costa, Michele Ambrosini e Tonino Perini – si apre adesso un nuovo filone d’indagine sul dissesto Banca Marche, un filone che rischia di trasformarsi in un vero e proprio fiume in piena. Le presunte mazzette, infatti non sarebbero state pagate solo nel pesarese ma almeno anche nell’anconetano.

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