Uragano a Porto Recanati,
tre ore di terrore

Alberi abbattuti e lettini volanti per il forte vento di questa notte. I balneari della zona sud: "La spiaggia non c'è più, ferrovia in pericolo"
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Alcuni rimorchi coi relativi carteloni pubblicitari sono stati divelti dalla forza del vento all’ingresso nord di Porto Recanati

di Alessandro Trevisani

Un uragano con vento a 90 km orari si è abbattuto su Porto Recanati, così come nelle città limitrofe (leggi l’articolo), stanotte a partire dalla mezzanotte e per circa tre ore. E una mareggiata con onde alte circa un metro e mezzo ha squassato il litorale: non la più forte degli ultimi tempi, ma l’ennesima sulla costa già colpita decine di volte, e recentemente il 1 settembre. Nessun problema, per le persone, in mare e in strada, dove il traffico è stato sospeso solo per una mezz’ora all’altezza del cavalcavia, ma tantissimo spavento per un fenomeno insolito: mentre l’ululato del vento percorreva tutti i balconi della città, in spiaggia lettini, ombrelloni e attrezzature varie venivano sollevate e fatte letteralmente volare dal vento. A Scossicci e nella zona nord è intervenuta la Protezione Civile, come riferisce uno dei volontari, Marino Camiletti: “Il vento alzava raffiche altissime di sabbia dalla spiaggia, oltre a muovere i cassonetti. Abbiamo messo in sicurezza la viabilità, togliendo le insegne distrutte di alcune attività commerciali che giacevano sula carreggiata. A sud abbiamo messo in sicurezza due imbarcazioni al rimessaggio vicino all’Eurovillage, perché stavano finendo in mare”.

Al Palm Beach, il famoso ristorante-balneare mezzo crollato in mare lo scorso maggio, è caduta l’insegna e i pannelli sono andati in strada. In strada anche alcuni lettini dei balneari della zona nord, già colpiti numerose volte dalle mareggiate e ormai rimasti sostanzialmente senza spiaggia. L’allerta era stata data nel pomeriggio con le relative indicazioni del sindaco Sabrina Montali e dell’assessore alla Protezione Civile Andrea Dezi alla Municipale e agli stessi volontari del Gruppo Prot. Civile. Due alberi sono crollati in strada all’altezza del cavalcavia sulla Statale: uno esattamente all’imbocco per chi proviene da nord, l’altro di fronte alla sede della Polizia Stradale. A rimuoverli, tagliando le fronde e i rami che invadevano la strada, sono intervenuti prontamente il Gruppo Comunale di Protezione Civile e la Polizia Municipale capitanata dal comandante Sirio Vignoni.
Grandissima preoccupazione, invece, tra gli operatori balneari. Racconta Claudio Pini, presidente di Abat-Cooperativa Adriatica, che “danni forti non ce ne sono stati, ma al Lido Nazioni è andato via l’ultimo metro di spiaggia che c’era. Mi riferiscono che sotto all’edificio del Masaya mancano 3 metri di sabbia rispetto a prima dell’uragano. Ma soprattutto bisogna dire questo: dietro la fila dei balneari corre la Ferrovia Adriatica, e a proteggerla resta un’esigua massicciata sulla quale il mare sbatte direttamente, senza l’intervallo della spiaggia. A mio avviso ci sono i presupposti per proclamare lo stato di calamità”. Stesso discorso di Andrea Marcelli, del balneare Barracuda a Scossicci: “Il vento stanotte ha portato via pedalò e mosconi. A nord la spiaggia si è ridotta. Oggi siamo andati in Comune con una delegazione dell’associazione, la sindaco ci ha ricevuti e ha promesso che mercoledì prossimo ci sarà un incontro con tutta la categoria nella sala consiliare, per comunicarci che cosa ha intenzione di fare il Comune al nord e al sud della città”. Ricordiamo, per inciso, la querelle del ripascimento al Lido delle Nazioni, che doveva decollare a giugno ma non è mai stato iniziato dalla ditta aggiudicataria l’appalto di circa 2 milioni e 200 mila euro: la Dicearco di Messina fece presente, poche ore a ridosso della firma del contratto, l’11 giugno, il modificato stato dei luoghi, e il Comune deve ormai decidere se assegnare ad altri la commessa, considerando anche gli sviluppi legali del caso, o cercare u punto d’incontro con la ditta.
C’è poi la questione del ripascimento a nord, interrotto per volontà del sindaco per il disagio procurato ai bagnanti dalla sabbia nera e maleodorante, depositata a giugno dalle chiatte, dopo il dragaggio in profondità nei pressi del molo di Numana. Gli operatori si chiedono che cosa resta dei 300 mila euro stanziati dalla Regione per quell’intervento sospeso. “Chiediamo lo stato di emergenza. E non vogliamo completare il ripascimento – dice Marcelli –, anzi, dal Comune potrebbero fare una semplice lettera alla Regione e chiedere che i fondi rimasti per il nord siano utilizzati in altri modi, ad esempio per rinforzare le protezioni Ferran al largo e i tre pennelli che sono già collocati tra il Palm Beach e l’Acropoli”.



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