Valentina Lucchetti: “Il bad selfie non è esibizionismo, scuote le coscienze”

LA REPLICA - L'autrice della campagna contro la violenza risponde alle accuse di Ninfa Contigiani: "Dietro alcune di quelle foto ci sono storie che hanno lasciato una traccia profonda nelle donne". Flash mob domenica 28 settembre dalle 11 a Porto Recanati
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Valentina Lucchetti, a sinistra nella foto, ha promosso l'iniziativa virale contro la violenza alle donne, con un selfie su Facebook e due dita di ombretto viola sul viso.

Valentina Lucchetti, a sinistra nella foto, ha promosso l’iniziativa virale contro la violenza alle donne, con un selfie su Facebook e due dita di ombretto viola sul viso

di Alessandro Trevisani

Valentina Lucchetti risponde alle critiche di Ninfa Contigiani, presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Macerata, contro la campagna del selfie brutto (leggi l’articolo). È stata la giovane portorecanatese la prima a postare su Facebook, oltre 2 settimane fa, una sua foto truccata con ombretto viola, taggando le sue amiche per sfidarle a fare lo stesso e discutere insieme di violenza sulle donne, aggiungendo un link con informazioni utili per fare donazioni ai centri antiviolenza. Alla campagna hanno aderito diversi politici, tra cui il sindaco Sabrina Montali e l’assessore regionale alle Pari opportunità Paola Giorgi. Ma Contigiani ha obiettato che il selfie brutto “ridicolizza un tema assai delicato, lo rende un fenomeno da baraccone, offende”, con una fuga nel virtuale che lascia “intatta la realtà così com’è”. “Parlo io ma non solo per me stessa- replica Lucchetti – dato che la mia è solo una, anche se la prima, di una serie di foto. Il lancio del mio selfie sarebbe caduto nel nulla se non avesse scosso le coscienze. La maggior parte delle campagne pubblicitarie istituzionali riporta volti di modelle truccate come noi. Ma l’”occhio nero” di una sconosciuta non colpisce quanto quello di un’amica.

Una quantità di donne che ha partecipato alla campagna mi ha confessato il suo avvilimento dopo aver letto le parole di Contigiani, ed è più per loro che per me che rispondo alle sue accuse. Dietro alcune di quelle foto ci sono storie concluse magari a livello legale, ma che hanno lasciato una traccia profonda nelle donne che hanno sofferto violenza dai loro partner. Perciò mi dispiace molto che la signora Contigiani non mi abbia contattata, o comunque non si sia accertata prima del fatto che dietro alla campagna del selfie brutto non ci siano magari storie reali, quindi un’esperienza ‘sul campo’ e una conoscenza autentica delle dinamiche relazionali, malate e reiterate nel tempo, che portano la donna che ha subito violenze a non riuscire a distaccarsi dal maltrattante. I nostri selfie si moltiplicano perché non li facciamo per noi stesse, ma per un’amica, una sorella, una figlia. La campagna ha preso il volo proprio perché diverse donne che hanno subìto violenza dal compagno l’hanno rivista nel viso truccato delle persone cui vogliono bene. Lo sguardo muto delle amiche ha risvegliato il poco di amore per se stesse che rimane dentro di loro. E oggi una di queste donne mi ha detto: quando ho letto l’intervista alla Contigiani è stato come se mi picchiassero un’altra volta”. Continua Lucchetti: “Neanche io pensavo che la cosa avrebbe suscitato tanto clamore.

La copertina della pagina Bad selfie - La violenza non è un trucco, creata da Valentina Lucchetti, con il 1522, il numero di telefono che aiuta le donne vittime di violenze

La copertina della pagina Bad selfie – La violenza non è un trucco, creata da Valentina Lucchetti, con il 1522, il numero di telefono che aiuta le donne vittime di violenze

Sono rimasta spiazzata dal fenomeno al punto che mi rimane difficile gestirlo. Se fossi esibizionista sarei già finita su alcuni rotocalchi rosa, invece ho deciso di selezionare le richieste di intervista da parte dei giornali, rifiutandole tutte, finora. Ho deciso di aprire una pagina Facebook ,‘Bad selfie – La violenza non è un trucco’, affinché l’attenzione non sia concentrata su di me ma sul problema. La pagina è rivolta alle donne che non riescono ad uscire dal proprio silenzio. Stiamo postando indirizzi e informazioni utili, la copertina stessa della pagina riporta in evidenza il numero verde del servizio nazionale antiviolenza (1522). In più mi confronto con un’amica laureanda in psicologia criminale per capire come gestire la cosa: nessuna pretesa né di capire né di risolvere questi problemi, al contrario mi rendo conto che la violenza domestica è un fenomeno estremamente complesso. Ci stiamo mettendo in movimento affinché tutte le scuole siano coinvolte in progetti specifici di educazione e prevenzione, con l’intervento di Cooperative Sociali e dei loro team di esperti. Infine con le ragazze di Over Time e le consigliere comunali che hanno fatto il selfie siamo entrate in contatto con tutti i centri antiviolenza delle Marche per coinvolgerli in una sorta di flash mob che, all’atto pratico, si rivelerà essere una raccolta fondi. L’evento si svolgerà domenica 28 settembre dalle ore 11 a Porto Recanati: azioni reali, concrete, sul campo, che non capisco come possano infastidire”.



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