Le “Stelle variabili” di Guido Garufi

Quindici inediti dello scrittore maceratese nel nuovo Quaderno della rivista "La luna", a cura di Eugenio De Signoribus
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Filippo Davoli (foto di Ekram Nazari)

di Filippo Davoli

Poche cose sanno resistere all’usura inalterabilmente. Una di queste cose è la luna. Silenziosa quanto luminosa – se pure di luce riflessa -, conquistata e spogliata del suo mistero dagli Sputnik e pur tuttavia sempre seduttiva e ipnotica. La luna è come la poesia. Non c’è avanguardismo o strutturalismo che tenga: sopravvive agli Sputnik letterari sola e segreta, solida e piana, felicemente altra.

Forse era qui, nelle intenzioni degli amici delle Grafiche Fioroni, di Eugenio De Signoribus e degli artisti che ruotano intorno a quella “luna”, l’intenzione recondita del nome da dare alla loro associazione culturale – “La Luna”, appunto – che ormai da diversi anni pubblica deliziosi Quaderni d’arte e poesia (nell’accezione più ampia del termine), nel numero di quattro all’anno. Un’operazione di altissima qualità e di delicata raffinatezza (ma non sarebbe potuto essere diversamente, se un po’ conosciamo De Signoribus e alcuni degli altri che fanno parte del gruppo).

E’ così che vede la luce, proprio in questo scorcio di fine estate, il nuovo Quaderno de “La Luna”, contenente una calcografia di Agostino Cartuccia e quindici inediti di Guido Garufi.
Bravo, Eugenio: fu lui a dare alle stampe – quand’era alla Stamperia dell’arancio – gli “Epigrammi dell’inconsistenza” di un giovane Remo Pagnanelli, sebbene pubblicati postumi. Ed è lui che – ad anni, ormai, di distanza dall’ultimo libro di Garufi – ne consegna ai lettori quindici nuove tracce di una scrittura poetica alta, in conferma della sua piena riconoscibilità ed attendibilità.

GARUFI

Guido Garufi

“Stelle variabili” (questo il titolo) in onore – e in richiamo – di Vittorio Sereni, con cui Garufi ebbe una bella corrispondenza; ma anche stelle invariabili – nella loro umanissima variabilità – di un universo che è familiare e sentimentale, legato a volti, a memorie, a lampi del pensiero e del cuore, ricondotti nelle maglie dei versi con estremo pudore, con candida malinconia, con quell’asciuttezza di dettato che non consente a sé stesso una pur minima eccezione.

Ci auguriamo che questo biglietto inaspettato voglia preludere ad una più consistente pubblicazione di Guido: è il Garufi migliore e non intendiamo rinunciarci.

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il frontespizio del Quaderno



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