Dieci anni fa l’addio a Giorgio Pagnanelli,
era il maceratese più noto al mondo

LA RICORRENZA - Inviato Onu in tutti i teatri di guerra, fu anche il primo presidente della Fondazione Carima e con la sua opera di mediazione permise la nascita di Banca Marche
- caricamento letture
Giorgio Pagnanelli

Giorgio Pagnanelli nel 1961

di Maurizio Verdenelli

“Perché è stato scelto il dottor Pagnanelli? Semplice: aveva il curriculum migliore” spiegò il dottor Sottile, il ministro del Tesoro Giuliano Amato che con la ‘sua’ riforma delle ex casse di Risparmio, di origine papalina, aveva creato a fianco delle Spa, le fondazioni (lo stesso Amato aveva in precedenza così spiegato la mancata fusione per incorporazione tra le casse di Macerata ed Ancona: “Non si è fatta perché si stava per fare…” sottolineandone lo scenario politico).

Il dottor Giorgio Pagnanelli, morto il 4 agosto di dieci anni fa, aveva indubbiamente il CV migliore e il suo sarebbe stato il primo ed ultimo caso in cui sarebbe stato premiato il merito con la nomina a primo presidente della Fondazione Carima. Chi poteva competere con quella carriera che era presa comunemente a modello di “maceratese importante nel mondo”? Chi poteva competere? Pagnanelli era stato al Palazzo di vetro di New York, inviato in tutti i teatri di guerra del mondo (rischiando la vita, primo bianco, in una Kindu che grondava ancora del sangue dei caschi blu italiani, massacrati) ed aveva concluso la sua attività come direttore generale dell’Onu a Roma (leggi “Kindu, 50 anni dopo”). Sulla sua scrivania foto con i personaggi della Storia, a cominciare con i fratelli John e Robert Kennedy e concludendo con il presidente del Consiglio italiano d’allora, Bettino Craxi cui aveva donato in modo forse preveggente uno scintillante elmetto giallo delle Nazioni Unite.

giorgio_pagnanelliNessuno poteva competere, ragionevolmente, con quel curriculum vitae. Neppure la politica maceratese e romana, messa a tacere (momentaneamente, però) da Tangentopoli. Così Giorgio – dice il dottor Valentini – fece il suo trionfale ingresso a palazzo Galeotti, adiacente palazzo Ricci. E ne fece una piccola Versailles. A lui intanto si ispiravano giovani talentuosi maceratesi che volevano avere, come Pagnanelli, il mondo come prospettiva: Andrea Angeli prima, poi Emanuele Tacconi. Entrambi, guarda caso, attualmente in Afghanistan, il secondo a Kabul vincitore di un concorso internazionale. Furono anni fondamentali, quelli di Giorgio per il Credito e la finanza regionale. Si deve a lui, il grande diplomatico, se alla fine si raggiunse la stretta finale e il patto per creare Banca Marche. Un tavolo aperto ed affollato, man mano disertato però. Ad un certo punto si sfilò anche Carifermo del Dg Graziano Frenicchi (partecipata anche allora da quella Cariplo che non aveva vantaggi nella creazione di una banca forte nelle Marche). E pure Carifac, con la quale erano stati fatti accordi conclusivi e finali. “Fu una sorpresa –ha rivelato nei giorni scorsi, il dottor Alfredo Cesarini, poi presidente di Bdm- fu un peccato non vedere ritornare ‘a casa’ un talento autentico come Antonio Parisi Presicci”. Parisi aveva lasciato infatti la Carima, durante la presidente Sposetti, per dirigere la Cassa di Fabriano, ed era il tecnico più preparato nel settore Esteri. L’unico che avesse avuto un’esperienza forte oltreconfine (a Londra, con la Bank American Express). Tuttavia alla fine il dottor Pagnanelli, con le Casse di Macerata, Pesaro e Jesi –‘tentata’ fino all’ultimo dalla partecipata Cariplo che in extremis rilanciò generosamente – portò a termine la mission ‘impossible’. Nacque così Banca Marche.

“Ce l’abbiamo fatta, domani firmiamo a Fontedamo a Jesi (il megacentro direzionale da utilizzare a tutti i costi che aveva ‘pesato’ per il sì di Carisj  ndr)” mi rivelò un pomeriggio di sfuggita e forse inconsapevolmente, incrociandolo nel sottopassaggio di piazza Garibaldi. E fu uno scoop che, pubblicato in grande evidenza sul ‘Messaggero’, stava però per far saltare in extremis l’accordo delicatissimo, dato il gusto sempre ricorrente delle dietrologie bizantine in queste vicende. Per Giorgio, “il maceratese più famoso nel mondo” (allora, ora lo è Dante Ferretti come noto) fu l’ultimo, grande dono alla sua Macerata. Capiva che i tempi erano cambiati e che la politica dal mezzo passo indietro era tornasta a correre impetuosamente in avanti. Capì e rinunciò a ripresentarsi annunciandolo mesi prima e riscuotendo sincere manifestazioni di simpatia.

Ci rivedemmo ancora con Giorgio. Presentò ancora in giro ancora il suo straordinario Cv. Ma a che serviva alla politica di allora (?) uno come lui, così ‘old english’, così bravo, così incorruttibile. Capì anche questa cosa ‘italiana’, con un po’ di amarezza. Se ne andò, un po’ dimenticato facendo talvolta qualche capatina a Tolentino dall’amico Franco Moschini.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X