Addio a Mario Capozucca,
sopravvissuto ai lager nazisti

CIVITANOVA - Si è spento oggi pomeriggio per via di un malore improvviso che lo ha stroncato mentre era a passeggio con la figlia. Aveva 91 anni
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Mario Capozucca

Mario Capozucca

di Laura Boccanera

E’ morto per strada, durante la consueta passeggiata con la figlia Nadia, Mario Capozucca, sopravvissuto ai lager nazisti e di cui Cronache Maceratesi aveva raccontando la vita avventurosa e i tragici anni trascorsi in un campo di concentramento ad Hannover (leggi l’articolo). Aveva 91 anni. Ed è morto questa sera all’ospedale di Civitanova, per un infarto che lo ha colpito intorno alle 18. Dopo essere uscito di casa con la figlia, Capozucca questo pomeriggio aveva lamentato di non sentirsi molto bene e aveva chiesto alla figlia di tornare indietro e rincasare. E così avevano fatto. Camminavano verso corso Vittorio Emanuele, dove Capozucca abitava, quando all’altezza del negozio Acqua e sapone il 91enne si è accasciato al suolo. Subito sono stati chiamati i soccorsi: sul posto è giunto il 118. Gli operatori dell’emergenza hanno trovato l’uomo in arresto cardiaco e iniziato le pratiche per rianimarlo. Sulle prime il suo vecchio cuore di leone si è rianimato, ma poi una volta giunto in ospedale ha ceduto. Mario era parte della memoria storica della città, sempre in prima fila nonostante gli acciacchi alle commemorazioni storiche, cecchettaro orgoglioso del suo lavoro: realizzava carri refrigeranti ed era stato tra i fondatori storici della Croce verde. Ma prima ancora c’era stata quell’esperienza che gli aveva cambiato la vita nei campi di prigionia in Germania. Aveva 21 anni quando i nazisti lo presero a Bologna, era il 12 settembre del 1943. Capozucca venne portato ad Hannover, in un campo di concentramento, dove sarebbe rimasto 2 anni.

Capozucca mostra il numero di matricola del lager, tatuato sul braccio

Capozucca mostra il numero di matricola del lager, tatuato sul braccio

Sul braccio gli tatuarono la matricola: 162350. Un segno che il 91enne si è portato dietro per tutta la vita. La memoria di quello che accadde viveva ancora lucidamente in Capozucca, che a Cronache Maceratesi raccontò, in un ampio servizio apparso lo scorso 25 aprile, la sua esperienza terribile. “Lo faccio perché i giovani oggi non sanno nulla di quello che avvenne – aveva premesso –. Nel campo di concentramento non provavo niente, ogni giorno lì dentro era uguale all’altro, si lavorava fino a quando non si avevano più forze, mangiavamo le scorze di patate, frugavamo nell’immondizia sperando di trovare qualcosa con cui riempire lo stomaco. Quando vedo i documentari in televisione sui lager mi commuovo, fa piangere ripensare a quei momenti”. In seguito a quell’articolo Sel chiese al sindaco di concedere la cittadinanza onoraria all’anziano reduce (leggi l’articolo). Un uomo coraggioso, Capozucca, il cui cuore ha retto per oltre 70 anni dopo il dolore e i terribili affanni vissuti in guerra e nel lager. Oggi ha smesso di battere. Capozucca lascia la moglie Maria, compagna di una vita, e i due figli.



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