Il report di Bankitalia sulle Marche
“La ripresa duratura non c’è”

Presentato il rapporto 2013 sull'economia marchigiana. Segnali positivi solo dall'export. Il Pil regionale scende ancora del 2% mentre si va stabilizzando la produzione. Continua a salire la disoccupazione. Frenata degli investimenti industriali, diminuiscono la spesa e la ricchezza delle famiglie. Peggiora la qualità dei prestiti, un terzo del credito alla clientela è deteriorato. Il crollo dell'edilizia e delle compravendite immobiliari. In caduta libera i nuovi mutui
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bidi Marco Ricci

Riassumendo il rapporto sull’economia marchigiana presentato oggi da Banca d’Italia si potrebbe affermare che il 2013 è andato meno male di quanto fosse andato male il 2012, ma segni veri e propri di ripresa economica duratura non ce ne sono con alcuni comparti, come l’edilizia, ancora in caduta libera. Se si accettua l’export che riesce in parte a controbilanciare il crollo dei consumi interni e dunque la discesa delle produzioni legate al mercato nazionale, è difficile trovare un solo segno positivo tra le centinaia di indici presi in esame dagli analisti di Via Nazionale, con gli effetti della crisi che bussano sempre più forte alle porte delle famiglie, con la disoccupazione in aumento e le ricchezze che diminuiscono, mentre raddoppiano le cessioni del quinto dello stipendio e delle pensioni per far fronte a spese di una certa rilevanza.

Male il sistema del credito e malissimo la qualità del credito, con dati peggiori della media nazionale. Se si riduce ancora la richiesta di denaro a medio lungo termine destinato agli investimenti, un terzo del credito a clientela erogato nelle Marche è deteriorato. Fa da contraltare a questa situazione un altro non invidiabile record regionale, ovvero la richiesta da parte delle banche di una percentuale di copertura di quanto erogato maggiore dell’8% rispetto alla media nazionale, ciò anche a causa dell’elevatissima rischiosità dei prestiti nel comparto edile. A marzo di quest’anno circa il 60% di questi prestiti è risultato deteriorato.

Le rilevazioni condotte presso le imprese – scrive la Banca d’Italia – suggeriscono che il clima di fiducia sta lentamente tornando a migliorare, ma solo tra le aziende industriali di maggiore dimensione e più orientate ai mercati esteri. Nel complesso, il quadro economico resta fragile e le prospettive di una ripresa duratura sono ancora circondate da elevata incertezza”. Quindi ancora più ombre che luci per le Marche, con la fine del 2013 e l’inizio del 2014 che appaiono appena più incoraggianti sul fronte dell’export e della produzione, mentre sul versante creditizio le prospettive non sembrano ancora buone. In generale, comunque, al di là delle imprese maggiori che riescono ad esportare, è difficile intravedere dal report di Bankitalia una possibile strategia d’uscita alla crisi, con il turismo che non ha avuto una crescita importante e il tessuto delle piccole e piccolissime imprese sempre più in difficoltà.

 

Andamento della produzione nel 2013

Andamento della produzione nel 2013

IL PIL E LA PRODUZIONE – L’indice più indicativo per valutare come sia andato il 2013 per le Marche è quello relativo al prodotto interno lordo che si è contratto nel 2013 di un ulteriore 2%, in linea però con la media italiana dopo anni in cui le Marche erano andate ben peggio della media nazionale. Nel 2013 il Pil marchigiano è valso 40 miliardi di euro, il 2.6 % della produzione totale del paese e la discesa è in parte dovuta all’andamento negativo della produzione (-1% nel 2013 contro il -3.1% del 2012), pure se il calo sembra essersi arrestato con gli ultimi mesi dell’anno, raggiungendo un valore stabile. Particolarmente colpito il settore della meccanica (-1.5%) e le estrazione di minerali non metalliferi che hanno risentito della crisi del comparto delle costruzioni.

exportL’EXPORT – Due sono i fenomeni che hanno caratterizzato la produzione marchigiana nel 2013, uno positivo l’altro negativo. Il segnale buono, pure se non si sono ancora raggiunti i livelli pre-crisi, viene dall’export che è salito del +7.1%, andando così a valere per il 29% del Pil regionale. Le esportazioni sono state trainate dalla nautica (+41%), dalla meccanica (+8.1%), dal tessile e dall’abbigliamento (+7.8%). I valori positivi sono dovuti non solo alla crescita degli operatori all’estero ma anche all’aumento dell’esportazione per singolo produttore, sebbene questo valore medio sia inferiore al dato nazionale. I concorrenti delle imprese marchigiane non sono tanto in Russia, in India, in Cina o in Brasile ma proprio in Italia.

scarpeIL CALZATURIERO – L’export nel settore calzaturiero è stato positivo ma in modo meno sensibile rispetto ad altri comparti (+4%), seppure le Marche siano la terza regione italiana esportatrice di calzature. L’intero paese ha infatti progressivamente perso la sua quota nel contesto globale e le Marche dal 2001 al 2012 hanno diminuito di circa il 9% la loro quota. Questo anche a causa, come rileva Banca d’Italia, di piccole realtà produttive spesso poco indirizzate ai mercati esteri.

 

ediliziaL’EDILIZIA – Se l’export sale e incide sulla produzione di ricchezza con una percentuale più alta rispetto al resto dell’Italia, è la caduta del mercato interno a mettere in crisi le imprese, in particolare le più piccole che non riescono ad esportare. Particolarmente grave, sul fronte interno, è la caduta del comparto delle costruzioni che nel 2013 ha avuto un’altra frenata di 8 punti dopo il crollo del 12.1% del 2012. Malissimo le compravendite che in due anni sono diminuite del 43.5% (nel 2013 -13.6%), trascinando a fondo non solo le attività estrattive ma anche i servizi di intermediazione immobiliare e la quantità di prestiti alle famiglie. Diminuiscono anche i prezzi delle abitazioni, ma in modo molto meno marcato rispetto al numero di intermediazioni (-3,5% nel 2013). Da 2007 al 2013, in ogni caso, la diminuzione dei prezzi è stata del 20%, in linea con la media italiana. Andamento negativo anche per i lavori pubblici (-8.4%), con gli importi per singolo appalto che, diminuendo, hanno contribuito all’andamento negativo di tutto il comparto.

SERVIZI, COMMERCIO E TRASPORTI- I servizi e il commercio valgono circa il 70% della ricchezza prodotta nelle Marche e, rivolgendosi in massima parte al mercato interno, sono stati i settori più colpiti dalla crisi, a partire dalle attività immobiliari che hanno risentito della stagnazione delle compravendite. La spesa per i beni durevoli (tra cui mobili ed auto) dei marchigiani è diminuita nel 2013 del 5.6%. Se a questo dato si somma il -14.6% del 2012, notiamo come la spesa delle famiglie per i beni durevoli è scesa del 20% in due anni. Anche il trasporto merci ha contratto la propria operatività, in particolare il traffico marittimo da Ancona che è calato del 12.3%. Male l’aeroporto di Falconara sia per le merci (-4.3%) che per i passeggeri (-10.3%).

LE IMPRESE CESSATE – Avevamo già scritto come le imprese marchigiane abbiano il triste primato italiano di procedure fallimentari ogni 10.000 società. Così nel 2013 ci sono registrate nelle Marche 484 procedure (+11% rispetto al 2012) a cui si aggiungono i concordati e le liquidazioni volontarie che sono state 2580, con aumenti nei settori edili e dei servizi piuttosto che nell’industria in senso stretto.

disoccupazioneIL MERCATO DEL LAVOROLe Marche virtuose, le Marche a piena occupazione non ci sono più, con il tasso di disoccupazione che nel 2013 è aumentato di un quinto attestandosi adesso sull’11.1%, due punti percentuali in più rispetto al 2012, con l’ultimo trimestre del 2013 che ha visto il tasso salire al 12.4% e sostanzialmente raggiungere la media nazionale. Particolarmente drammatica la disoccupazione giovanile il cui tasso è quasi triplicato dal 2007, passando dal 6.8 al 18.7% del 2013. L’offerta di lavoro si è contratta dell’1.3%, seppur di poco, mentre è cresciuto del 45% il numero dei licenziati e degli iscritti nelle liste di mobilità a causa di licenziamenti collettivi. Il loro numero, rispetto al 2012, è quasi raddoppiato. Le ore di Cig, nel 2013, hanno avuto un’impennata di oltre il 20%.

LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE  – La ricchezza delle famiglie, produttrici e non, è rappresentata dai beni materiali e immateriali che hanno un valore di mercato e di cui ogni famiglia dispone, dalle abitazioni ai prodotti finanziari. Questa ricchezza, alla fine del 2012, valeva circa 205 miliardi per un valore pro-capite pari a circa 133.000 euro, un valore  inferiore alla media nazionale e delle altre regioni del centro Italia. Nell’ultimo quinquennio, tenendo conto dell’andamento dei prezzi, tale ricchezza si è ridotta di quasi il 10%, dopo i precedenti cinque anni di una crescita risultata però ben inferiore alle altre regioni. In sostanza le famiglie marchigiane si stanno impoverendo e, complice la disoccupazione, il mix che si sta creando rischia di diventare esplosivo dal punto di vista sociale.

prestitiIL MERCATO DEL CREDITO – La contrazione del credito, iniziata a metà del 2012, è proceduta nelle Marche anche nel 2013 con una flessione di prestiti del 4.5% su base annua, con un 2014 che vede proseguire l’andamento negativo, seppure in modo più contenuto. Particolarmente acuta la diminuzione dei crediti alle imprese (-5.3% a dicembre 2013) e in particolare in quelle medio-grandi (-5.7%). Tale andamento non è però dovuto solo all’offerta che è rimasta stabile quanto alla domanda di credito, segnale, questo, di paura ad investire da un lato, di non saper dove andare dall’altro. I prestiti a lungo termine, quindi legati agli investimenti, si sono infatti ridotti nel 2013 di quasi il 10%,  così come si sono fortemente contratti (-13%) i finanziamenti connessi con la gestione del portafoglio commerciale, sintomo della contenuta dinamica del fatturato delle imprese. Sono invece aumentati i prestiti a breve termine, di maggiore rischiosità e spesso utilizzati per rimodulare precedenti posizioni debitorie, che hanno interessato tutti i comparti, in particolare quello edile.

mutuiIL CREDITO ALLE FAMIGLIE – E’ diminuito nel 2013 il credito alle famiglie marchigiane, dopo che nel 2012 c’era stato un leggero incremento. Secondo i dati di Banca d’Italia, la riduzione dei prestiti erogati dagli istituti di credito e dagli altri intermediari finanziari è stata dell’1.6%, con un andamento flettente che è proseguito nei primi mesi del 2014. Anche per quanto riguarda i mutui destinati all’acquisto di abitazioni i dati non sono buoni, con una flessione dei nuovi mutui pari al 18% dopo il precedente crollo del 2012, un andamento peggiore rispetto al resto del paese. Sono inoltre diminuiti i mutui di importo elevato dopo un segnale positivo del 2012. Anche le altre forme di finanziamento sono in flessione, tra queste è particolarmente indicativo il caso del credito al consumo. Aumentato nei primi anni della crisi fino ai primi mesi del 2013, nella restante parte dell’anno, sia per le ridotto possibilità delle famiglie che per il contenimento dell’offerta, è costantemente diminuito, chiudendo l’anno con un -2.3%. Sono aumentati invece i prestiti senza specificità e le cessioni del quinto dello stipendio o di pensioni (dal 6.2 al 13.7%), tutti segnali dell’impoverimento dei marchigiani e della difficoltà di far fronte a spese improvvise o di una qualche importanza per coloro che hanno redditi bassi.

creditLA QUALITA’ DEL CREDITO – Anche nel 2013 è peggiorata nelle Marche la qualità del credito, con un flusso di nuove sofferenze pari al 6.6%, un andamento ben più alto della media nazionale e in netto peggioramento rispetto al 2012. L’incremento degli ingressi in sofferenza è ascrivibile principalmente ai crediti alle imprese che hanno registrato un tasso del 9.0%, valore più che doppio rispetto al 2012. Il peggioramento è stato marcato nel comparto delle costruzioni (il tasso è schizzato al 17%). Anche la qualità del credito alle famiglie si è indebolita, con un aumento seppur contenuto degli ingressi in sofferenza. E’ comunque l’intera qualità del credito a peggiorare. Sommando infatti le esposizioni scadute, ristrutturate, incagliate o in sofferenza,  il credito deteriorato rappresentava a dicembre 2013 il 31% del credito totale a clientela erogato nelle Marche, con un ulteriore andamento negativo rappresentato dallo scivolamento verso sempre peggiori posizioni debitorie. Non è chiaro quanto il caso Banca Marche, con le ingenti rettifiche dell’ultimo anno e mezzo dovute a più attente valutazioni sullo stato reale degli impieghi, abbiano inciso su questi trend.

coperturaLE GARANZIE SUI PRESTITI – Il grado di copertura dei prestiti tramite garanzie nelle Marche è il più alto d’Italia e vale circa il 66.7% di quanto erogato, otto punti in più rispetto al resto del paese. Il fenomeno, che interessa tutti gli istituti, può essere in parte dovuto al forte indebitamento delle imprese marchigiane e alle rischiosità che si avvertono nel comparto edile, seppure a tutti i settori produttivi si richiesto un grado di copertura dei prestiti maggiore che nel resto d’Italia. Secondo Banca d’Italia, dal 2007 al 2013 le banche principali della regione hanno allineato il loro grado di copertura a quello degli altri intermediari.

copertura_2 Questo  il link al report completo “L’economia delle Marche” di Banca d’Italia.



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