Caso Bosman in provincia:
battaglia di un calciatore per svincolarsi

MACERATA - Riccardo Vecchi, 24 anni, tesserato per la Invicta Futsal, società di calcio a 5, vorrebbe trasferirsi in un nuovo club ma le leggi della Figc glielo impediscono. "Le norme della federazione sono incostituzionali"
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Riccardo Vecchi con la maglia dell’Acm Sambucheto

 

di Claudio Ricci

Lo sfogo di un calciatore: “prigioniero del mio club che vuole che acquisti il mio cartellino, ma sogno di giocare in un’altra squadra”. E’ la vicenda di un 24enne di Macerata, Riccardo Vecchi, che sta combattendo contro le regole della Figc (Federazione italiana gioco calcio) che impediscono agli atleti under 25 anni di trasferirsi da una società ad un’altra senza aver prima riscattato il prezzo del proprio cartellino. Il calciatore attualmente milita alla Invicta Futsal, società di calcio a 5, nata da una costola della Robur. Un sodalizio, quello con la Invicta, che va avanti tranquillamente fino alla stagione 2012/2013, quando Vecchi decide di cambiare squadra e di valutare l’offerta dell’Acm Sambucheto. E da questo momento inizia la sua battaglia. Perché il direttivo della Invicta gli chiede 600 euro, per ottenere lo svincolamento e permettergli di cambiare squadra. Una cifra non esagerata se non fosse per alcune premesse di carattere etico. “I vertici della Invicta hanno sempre insistito sulla natura non speculativa e prettamente dilettantistica dell’associazione – spiega Vecchi –, volta al puro scopo ricreativo, senza fini di lucro. Un atteggiamento improvvisamente mutato nel momento in cui, gli stessi vertici, in trattativa con l’Acm Sambucheto, hanno cercato di forzare il vincolo per ottenere un beneficio finanziario dalla transazione. Pretese queste, ridimensionate quando ho contattato il mio avvocato, cercando di valutare il procedimento per vie legali. Alla fine la Invicta ha rinunciato per la stagione in questione ad ottenere la cifra, accordandosi per un anno di prestito con la squadra di Sambucheto”. Ma la faccenda non si chiude qui e ad inizio maggio di quest’anno, alla richiesta di rimanere svincolato, Vecchi si sarebbe sentito rispondere dai vertici della Invicta: “Che le condizioni per la stagione le avrebbero imposte loro, a differenza dell’anno precedente”. Vecchi non ci sta e ricontatta il suo legale, Patrizia Ramadori, con l’intenzione, ancora una volta di portare la faccenda in tribunale. “Secondo quanto confermato dal mio avvocato – afferma Vecchi – la questione trascende gli organi di giustizia sportiva generalmente chiamati a dirimere pendenze di questo tipo. Infatti, in base agli articoli della Costituzione in cui si affermano i diritti inviolabili e si regolamenta il libero associazionismo la mia condizione è quella delle altre centinaia di migliaia di dilettanti italiani sarebbe incostituzionale – continua Vecchi, studente di Giurisprudenza –. A questo si aggiungono diverse sentenze, reperite durante le mie ricerche, che hanno dato ragione a dilettanti che erano vincolati come lo sono io”. Una vera e propria battaglia di principio quella di Riccardo, che giunto alla soglia dei 25 anni (da compiere il prossimo gennaio), non avrebbe ormai una motivazione tale da poter rivendicare la libertà, di cui si sente privato da anni.

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Jean Marc Bosman la cui battaglia ha consentito ai calciatori di potersi svincolare dai loro club a fine contratto

Una vicenda, la sua, che richiama quella di Jean Marc Bosman, il calciatore belga che nel 1995 cambiò le regole del calcio, permettendo ai calciatori di potersi svincolare a fine contratto. Anche l’Aic (Associazione italiana calciatori) si sta battendo per “liberare” i giovani calciatori dilettanti. Uno spot dell’associazione che gira in rete denuncia proprio la norma che riguarda Vecchi, vigente ormai solo in Italia, imposta dalla Figc. Una norma che riguarda dai 250 ai 300mila giocatori, ragazzi e ragazze che tesserati da un’associazione sportiva sono tenuti a rimanere con la stessa fino all’età di 25 anni, a meno che a fine stagione non decidano di acquistare il loro cartellino. Il problema è che le società, o meglio, le associazioni sportive fissano il prezzo del giocatore o della giocatrice in maniera del tutto arbitraria o tendenzialmente proporzionata al valore reale. Umberto Calcagno, vicepresidente di Aic parla di cifre considerevoli che raggiungono anche i 15mila euro. Una somma considerevole, che quasi sempre le famiglie non possono permettersi. Un vero e proprio “sequestro sportivo” se consideriamo che effettivamente esiste una norma, l’articolo 108 del Noif (Norme organizzative interne della Federazione), che lascerebbe al firmatario la facoltà di svincolarsi di anno in anno a patto che questo venga esplicitato al momento della firma. Una possibilità che generalmente le società tendono a tenere nascosta. Su questa questione ai primi di maggio anche la trasmissione Report, in onda su Raitre, ha dedicato un servizio.



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