Gruppo Banca Marche, Carilo
verso un aumento di capitale

Accantonamenti prudenziali sui crediti spingono l'istituto ad aumentare il patrimonio. Sul tappeto anche l'ipotesi di emettere obbligazioni subordinate. Tra i soci non ci sarebbe identità di vedute sulle strade da seguire
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Carilodi Marco Ricci

La Cassa di Risparmio di Loreto, controllata al 78% da Banca Marche e il resto dalla Fondazione di Loreto, potrebbe presto varare un aumento di capitale di cui non è nota con esattezza l’entità ma che potrebbe aggirarsi intorno ai 10-15 milioni di euro. L’ultimo Cda che si è tenuto in Carilo ha infatti rilasciato la bozza di bilancio 2013 che – principalmente a causa di accantonamenti sui crediti – si è chiuso in passivo, così come accaduto a molti istituti bancari. Di qui dunque la necessità di un aumento della patrimonializzazione dell’istituto, anche se lo stato degli impieghi di Carilo sarebbe ben diverso e migliore rispetto al portafoglio di Banca Marche la quale, in un anno e mezzo, ha effettuato rettifiche per oltre 1.2 miliardi di euro. Più di una voce ritiene infatti troppo severa per il piccolo istituto di credito di Loreto la rigida politica di accantonamenti imposta nel 2013 dal socio Banca Marche a Carilo, una politica che sarebbe simile a quella messa in atto per la capogruppo e dunque considerata eccessiva.

Loreto

Se i pesanti accantonamenti e la successiva ricapitalizzazione di Carilo potrebbero rendere alla fine di tutto più solido l’istituto, tra i due soci non ci sarebbe identità di vedute su come procedere verso questo aumento di capitale. Da ambienti vicini a Banca Marche trapela infatti che la Fondazione Carilo preferirebbe un aumento che non contempli l’emissione di strumenti obbligazionari subordinati del tipo Upper/Lower Tier, obbligazioni che potrebbero essere emesse con tassi di interesse vicini al 15%. Rendimenti del genere, infatti, verrebbero valutati come possibile causa di un futuro appesantimento dei conti della controllata anche perché, da quanto trapela, Banca Marche potrebbe trovare le risorse necessarie alla sottoscrizione delle obbligazioni subordinate proprio da liquidità in qualche modo proveniente da Carilo stessa. Un’operazione quindi considerata vantaggiosa per la capogruppo ma svantaggiosa per l’istituto di Loreto e per il socio di minoranza.

Al di là degli aspetti tecnici ancora da definire, è da vari mesi che emerge una differenza di prospettive tra i due soci, con la Fondazione di Loreto più propensa ad una Carilo in grado di camminare con le proprie banche staccandosi – anche con l’intervento di nuovo partner e di un nuovo piano industriale – in qualche modo dal gruppo Banca Marche a cui si imputa poca chiarezza sulle strategie di rilancio per Carilo. In merito a possibili partner, ricordiamo come in passato vi furono diversi gli interessamenti per Carilo, a partire da quelli della Cassa di Risparmio di Fermo e di Fondazione Carima, per finire con quello della Popolare di Vicenza.  Le trattative con la banca veneta – trattative che riguardavano anche una quarantina di sportelli di Banca Marche – si erano spinte fino all’apertura di una due-diligence ma, con il commissariamento, ogni ipotesi sarebbe congelata, presumibilmente per l’intenzione di Banca d’Italia di lasciare tutte le possibili opzioni sul riordino del gruppo nelle mani di chi interverrà nella ricapitalizzazione di Banca Marche.

A bilancio 2012, ricordiamo, il piccolo istituto aveva circa 630 milioni di impieghi con crediti deteriorati pari a poco meno dell’11 per cento, un capitale appena inferiore ai 60 milioni di euro e una buona liquidità dovuta all’ampia raccolta. E se una pecca della passate amministrazioni è stata quella di aver distribuito corposi dividendi ai soci piuttosto che ripatrimonializzare l’istituto – con i dividendi che in alcuni momenti sono arrivati a prendere anche il 70-75% dei ricavi, attestati in media tra i 6 e i 7 milioni di euro l’anno – dall’altro lato le erogazioni di Carilo nel settore edile risulterebbero quasi tutte inferiori a 1.5 milioni di euro. Una situazione dunque diversa da quella della capogruppo e da cui alcuni vorrebbero distinguersi. Altre frizioni, nel passato, si erano create poiché, durante le gestioni che hanno preceduto la direzione Goffi, parte della liquidità della Cassa di Risparmio di Loreto sarebbe finita alla capogruppo a tassi piuttosto bassi, forse inferiori a quelli di mercato. 

Al momento la situazione in Carilo sarebbe comunque ancora fluida, con i prossimi giorni che diranno ciò che avverà.



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