Un amore durato 27 anni
Roberto Patrassi lascia il Milan

Il maceratese è stato osservatore dei rossoneri molto apprezzato da Arrigo Sacchi, prima di arrivare alla corte di Braida (già conosciuto a Udine) alla direzione generale della società. La rescissione è stata consensuale. Per lui due strade: a Genova con la Samp oppure ancora a Milano presso altre realtà sportive
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Franco Baresi a Serravalle

Franco Baresi a Serravalle

di Maurizio Verdenelli

Dopo ventisette anni il maceratese Roberto Patrassi lascia il Milan. Una rescissione consensuale ha chiuso l’avventura in rossonero durata più di un quarto di secolo. Una lunghissima ‘cavalcata’ tra i tantissimi trionfi della squadra ‘più titolata’: una striscia infinita di vita bella. Vissuta, all’inizio con un timore di ‘sacro timore’ nella ‘Milano da bere’ nel periodo più caldo ed insieme di successo della metropoli lombarda. Poi via via con sempre maggiore sicurezza. Assieme all’amico di sempre, Ariedo Braida, direttore generale della società rossonera, conosciuto prima ad Udine, altro crocevia di maceratesi nell’orbita dello sport più amato degli italiani: Gianfranco Salsiccia, lanciato da Dal Cin, ad esempio. Roberto, I primi cinque anni a Milano (nel capoluogo avrebbe portato la famiglia, la moglie Piera, venuta a mancare lo scorso anno, accresciutasi poi con i figli Claudio e Fabio) li avrebbe vissuti facendo il pendolare tra la sede del Milan e Robecchetto con Induno, il comune brianzolo di cui è stato segretario generale. Infine consolidatosi il rapporto con la società di calcio, Patrassi avrebbe lasciato definitivamente la carriera avviata da Macerata nella pubblica amministrazione, svolgendo l’incarico di segretario comunale nei comuni delle province, allora, di Macerata ed Ascoli Piceno.

Baresi e Venanzo

Venanzo Rocchetti, Franco Baresi e Luca Patrassi

Una ‘via’ per la pronta occupazione, appena laureatosi (sarebbero venute insieme alla prima, altre tre lauree) aperta dall’amico Pietro Pistelli (anch’egli quattro lauree!) storico garibaldino, segretario comunale di Fermignano, in provincia di Pesaro-Urbino. Dall’indimenticabile padre Virginio, dirigente della ‘grande’ Maceratese, Patrassi ha coltivato sin da piccolo la passione per il calcio. Allievo della aurea scuola arbitrale di Cesare Jonni e Maurizio Mattei, Roberto è stato un buon arbitro di livello interregionale e la sua esperienza sui campi è stata utilissima come apprezzato ‘osservatore’ prima dell’Udinese, poi del Milan. Stimatissimo da Arrigo Sacchi che lo inviava la domenica in tutt’Italia, Roberto il lunedì successivo trasmetteva da un fax (a mia disposizione) le proprie osservazioni. Il servizio da me reso mi fu ‘ricompensato’ con un gagliardetto ufficiale del Milan e le firme dei campionissimi di allora. La prima, quella di Ruud Gullit. Patrassi è stato anche responsabile del settore giovanile del Milan, sostituito poi da quel  ‘monumento’ del calcio rossonero ed azzurro che risponde al nome di Franco Baresi. Nell’inverno ’97-98, il dirigente maceratese del Milan (accompagnato dai fratelli Sandro, dipendente pubblico presso l’Itc Gentili di Macerata e Luca, giornalista, caposervizio del ‘Corriere Adriatico’) si fece promotore di un’iniziativa graditissima dai bambini di Serravalle di Chienti e da tutti i tifosi di calcio dell’area devastata dal sisma.

Roberto Patrassi

Roberto Patrassi

Baresi, accolto dal sindaco Venanzo Ronchetti, visitò alcuni centri distrutti dal terremoto sull’altipiano, e fu una serata piena di sole e di speranza, tra autografi, magliette ufficiali del Milan, pacchi dono della società e tanta, tanta simpatia. Una bella operazione, voluta da Roberto. Che è stato a Milano anche componente del comitato di controllo sugli atti degli enti locali ed autore di alcuni libri della delicata normativa dell’impiantistica sportiva. Su questi temi e lo sport in generale, negli anni scorsi, è stato al centro di riusciti convegni a Recanati insieme con lo stesso Arrigo Sacchi. “Un giorno .-ricorda l’amico Pistelli- ero con Poppy (il nomignolo amicale di Roberto ndr) negli spogliatoi del Milan. C’erano Sacchi e Berlusconi e c’era tanta maretta nei confronti del trainer che il presidente aveva voluto, semisconosciuto, dal Parma. Berlusconi difese senza esitazione l’allenatore, che aveva fatto allora scarsi risultati, minacciando di mandare a casa la squadra non Arrigo!”. Intorno a Roberto, in questi lungi 27 anni, l’affetto e la vicinanza di tanti amici maceratesi. E naturalmente dei fratelli a cominciare da Sandro, anch’egli tifosissimo di calcio: “Ricordo una volata, in auto, tra San Benedetto del Tronto, dove la squadra si trovava e Milano. Per accompagnare, alla guida, Roberto Donadoni in ospedale, dalla moglie appena uscita dalla sala parto…”. Ed ora? Per Patrassi due strade. Una porta a Genova, in casa Samp dove Braida sarà dal 1. Luglio il nuovo direttore generale, l’altra ancora a Milani, in altre realtà sportive. Due strade, un’unica grande via, quella di sempre: quella del calcio. Sin dai tempi di papà Virginio quando, bambino, lo portava a tirare in porta (non benissimo) al campo dei Pini baciato dal sole. Stavolta, però, senza esitazioni come quando, una sera più di 27 anni fa, sotto le logge, mi chiese: “Milano è una grande tentazione ma è un rischio per noi di Macerata…”. No, i ragazzi maceratesi danno il meglio di sé fuori dalla qui, l’eterna provincia.



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