La doppia tragedia di Amandola

IL DRAMMA - L’eroina torna ad uccidere ed è sempre più spinta dal marketing della droga
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bommaritodi Giuseppe Bommarito*

Altri due morti per overdose da eroina, quasi nello stesso momento, in Amandola, dinanzi alle splendide montagne dei Sibillini, silenziose testimoni di un dramma atroce che sembra non finire mai (leggi l’articolo). Alla base di un epilogo così tragico probabilmente una partita di sostanza troppo pura o tagliata male fornita da un unico spacciatore, a rafforzare ancora di più il tragico primato delle Marche nell’ambito della tossicodipendenza: la regione non della sola Italia, ma dell’intera Europa, con il più alto tasso di mortalità per overdose (in altri termini, in rapporto al numero di abitanti, ci sono più morti per overdose nelle Marche che in Campania, ove la droga dilaga a Scampia e altrove; che in Lombardia, bacino di raccolta della cocaina per vari Stati europei; che nel Lazio, dove circola di tutto e di più; che nella Spagna, ventre molle dell’Europa quanto al traffico di stupefacenti, come ebbe a definirla il magistrato Nicola Gratteri in un incontro-dibattito a Macerata).

Eroina (foto d'archivio)

Eroina (foto d’archivio)

Due uomini sui quaranta anni le vittime di Amandola, legati da una lunga amicizia durata sino alla morte, affrontata per una imponderabile fatalità quasi nello stesso momento, entrambi figli di un destino amaro, già segnati dalla vita, da situazioni di emarginazione, costretti a dipendere – in un progressivo degradare della loro situazione – dalla pubblica solidarietà, inseguiti e schiacciati da chissà quanto tempo da un’ombra scura di angoscia, di dolore, di sofferenza, alla quale, in un determinato momento della loro esistenza, hanno pensato di porre rimedio con un’anestesia prolungata, se non cronica: quella fornita dall’eroina, la droga che, nonostante comporti una continua sfida alla morte, funge però da sedativo, da analgesico, cancella il dolore, fa tacere la realtà interna ed esterna a ciascuno di noi, attutisce i problemi e in apparenza ne consente l’evitamento. Persone per tanto tempo, in questo caso per anni, irrimediabilmente sottratte alla vita vera, sino alla fine straziante di qualche giorno addietro, che ha lasciato sgomenta l’intera comunità regionale.
Roba di altri tempi, ha tuttavia detto qualcuno nelle discussioni da bar, serioso e pieno di sostanziale indifferenza rispetto alla doppia tragedia accaduta tra i nostri monti: l’eroina, sostanza che porta all’isolamento, all’estraneazione da sé e dal mondo circostante, sarebbe secondo questi signori ormai in fase di accantonamento fra le sostanze stupefacenti, in calo nelle preferenze dei consumatori, e lo sarà sempre di più negli anni a venire. Queste ulteriori vittime di Amandola appartengono quindi ad un altro mondo, alla preistoria della droga, ad altre modalità e soprattutto ad altre scelte di consumo, non certo a quelle attualmente privilegiate.
Oggi – proseguono i nostri esperti – sono altre le sostanze stupefacenti che attraggono veramente sia i giovani che i non più giovani, quelle che consentono la socializzazione, che non fanno assumere l’aspetto e lo “status” del drogato, che portano alla ricerca e all’ottenimento del piacere. I giovani, poi, nella stragrande maggioranza dei casi, quando iniziano a fare uso di sostanze, ormai lo fanno non per situazioni di angoscia nella loro vita (e quindi non tendono in prima battuta all’eroina, la droga sedativa per eccellenza), ma per una sorta di gioco trasgressivo svolto in seno al gruppo dei pari, per scopo ricreazionale, per provare nuove sensazioni, per passare (grazie anche alla miscela con l’alcol, quasi sempre dai più ritenuta obbligatoria) serate a loro dire indimenticabili e vissute appieno, caratterizzate dall’esserci sino in fondo, in un’enfasi crescente delle percezioni di sé e del contesto (festa privata, discoteca, rave party).
Ebbene, queste considerazioni sono vere solo in parte. Colgono però sicuramente nel segno laddove affermano che la droga simbolo dei consumi attuali in questo particolare momento storico è la cocaina, affiancata e a volte sostituita da altre sostanze, anch’esse stimolanti/eccitanti però di minor costo (in particolare, la metamfetamina, la ketamina, l’ecstasy di varia composizione, i cannabinoidi), che si inseriscono perfettamente nel trend sociale predominante, ancora legato, nonostante la pesantissima crisi economica, al consumismo più inutile, al piacere come unica stella polare della vita ed alla ricerca del voler apparire a tutti i costi in maniera diversa da quello che in effetti si è, più empatici, più estroversi, più capaci di relazionarsi con gli altri e di reggere il sonno e la fatica di notti senza fine (pensiamo, sempre in questa imperante logica di finzione e di apparenza, al doping che altera le prestazioni fisiche in ambito sportivo; alle false autodescrizioni nei social network; alla chirurgia estetica, che cambia l’aspetto esteriore, attenuando i segni degli anni che scorrono per tutti; alla griffe del capo di moda, da esibire anche se taroccato; al viagra, che consente insperate performance sessuali anche in età avanzata).

Cocaina (foto d'archivio)

Cocaina (foto d’archivio)

Come si spiega, allora, la strage continua che l’eroina seguita, nonostante tutto, a causare? Come si spiega il fatto che l’eroina nel nostro Paese è tuttora la prima responsabile delle morti per overdose (addirittura aumentate nel 2012, dopo qualche anno di lieve calo) ed è la sostanza principalmente usata dagli utenti dei vari Sert sparsi in tutta Italia?
Succede perché l’eroina resta in agguato e prima o poi colpisce chi entra nella logica delle sempre più ripetute alterazioni del proprio stato di coscienza determinate dall’alcol e dalle sostanze. Accade infatti che molti giovani, non reggendo dopo qualche tempo la devastante potenza chimica delle droghe stimolanti ed eccitanti, tanto più se assunte con frequenza e in un contesto di poliassunzione (come ormai regolarmente accade), sono costretti a ricorrere a forti sedativi per cercare un riequilibrio fisico e mentale, una propria riorganizzazione interna. Ecco allora i primi tentativi fatti con gli psicofarmaci, soprattutto benziodiazepine, poco accessibili però e troppo costosi, per poi quasi sempre approdare all’eroina, in un’assurda logica compensativa che esiste solo nelle false parole di chi, spacciando, propone quest’ultima sostanza per sconfiggere i frutti amari della cocaina e delle altre sostanze dal potere eccitante: l’ansia, l’agitazione, le crisi di panico, le allucinazioni persecutorie, l’insonnia. “Provala – dicono gli spacciatori, venditori di morte e di bugie – l’eroina ti calmerà con il suo effetto sedativo, ti farà star bene. Non devi neanche fartela in vena, perché basta sniffarla o fumarla, e in questo modo nemmeno dà dipendenza, e comunque senza siringa potrai smettere come e quando vorrai”.
E così avviene che molti giovani, che si imbottiscono di eccitanti per partecipare alle feste, si fanno convincere da queste falsità e si trovano, spesso e volentieri senza nemmeno accorgersene, assoggettati e schiacciati dall’eroina, dipendenti dall’eroina, la droga dell’estraneazione, ma anche la droga più forte, quella che non perdona e che in breve tempo diviene dominante nelle assunzioni. Si trovano in tal modo ad essere clienti “fidelizzati”, pronti a consumare per anni, a volte anche più volte al giorno, una droga che rende benissimo a chi spaccia e a chi tiene le fila di questo infame commercio: la vendita dell’eroina, infatti, come si sa, è la più redditizia sul lungo periodo perché crea nel consumatore, specialmente nei più giovani, una dipendenza fortissima e molto resistente ai tentativi di debellarla. In questa direzione, dopo anni di marketing rivolto principalmente alle sostanze eccitanti, sembrano ora puntare con sempre più decisione le grandi organizzazioni criminali che controllano il mercato della droga.
Tant’è che negli Stati Uniti (e teniamo ben presente tutto quello che lì accade, perchè poi puntualmente si ripresenterà a distanza di qualche anno a casa nostra) attualmente si sta assistendo ad un’epidemia senza pari dell’eroina, la droga più in voga negli anni settanta, oggi tornata prepotentemente alla ribalta con numeri da paura, tra i quali uno dei più preoccupanti è quello relativo all’età di partenza nel consumo e nell’abuso di tale sostanza. Gli adolescenti americani iniziano infatti a fumare e a sniffare eroina già a dodici anni e, nell’ambito di quella che si sta delineando sempre più come una vera e propria catastrofe nazionale, si è più che raddoppiato nel solo periodo 2007/2012 sia il numero dei giovanissimi entrati nel giro dell’eroina che di quelli che hanno trovato la morte per overdose.
Di ciò dovrebbero occuparsi la nostra classe politica e la nostra intellighenzia politicamente corretta, sempre più subalterne a modelli culturali in realtà dettati da chi ha in mano il mercato delle droghe legali ed illegali, invece di ammiccare continuamente alla legalizzazione dell’hashish e della marijuana, anche con ipocrite normative in materia di cannabis terapeutica e con pretestuose distinzioni fra droghe pesanti e droghe leggere (la cannabis che attualmente è sul mercato ha una percentuale di principio attivo pari a volte al 50-60%, contro il 2-3% di qualche decennio fa: sfido chiunque a definirla leggera, soprattutto per i ragazzini).
Ricordiamoci tutti che dalla cannabis (il cui consumo nell’ultimo anno si è incrementato del 2,5%) si passa quasi subito al consumo anche di altre sostanze stimolanti, e che poi lo scivolamento verso l’eroina, seppure non automatico nè immediato, è facile a verificarsi, proprio per i motivi sopra spiegati.
E mettiamoci bene in testa, una volta per tutte, una recente frase di Giovanni Serpelloni, direttore per le politiche antidroga del governo: “Chi semina cannabis, raccoglie eroina”. Come a dire che, se la cannabis è e sarà più presente nei consumi dei giovani, in futuro avremo un aumento di eroinomani: non a caso si stima che su 100 consumatori di cannabis il 20% circa approda, in un arco di tempo più o meno lungo, all’eroina (dato al quale fa riscontro quello “rovesciato”, secondo cui il 70% circa dei soggetti che usano eroina hanno iniziato la loro carriera nelle droghe con la cannabis).
*
Per finire, e per accompagnare il viaggio verso l’eternità dei due giovani adulti di Amandola e per affiancare nel dolore i loro congiunti, ecco i pensieri di un padre e di una madre che poco tempo fa hanno vissuto la stessa tragedia.
Questo è il papà:

Eri la mia vita, eri la mia speranza, eri il mio orgoglio di fronte agli altri, anche se eri caduta nel baratro della vita.
Ti guardavo con gli occhi di un padre innamorato di sua figlia.
Eri la mia immagine, con quegli occhi azzurri, espressivi, mi rivedevo ogni volta in te, di quando ero adolescente con le mie fragilità, le mie incertezze, la sottile paura della vita. Ultimamente ci vedevamo più’ spesso del solito, parlavamo molto, ma non dicevamo nulla, erano parole vuote, dette al vento, per nascondere il tuo dramma, il mio dramma, percepivo ogni volta la tua esasperazione, l’angoscia quotidiana dei tuoi gesti, quel frenetico tuo desiderio di riportare tutto alla normalità.
Una normalità che ti era sfuggita di mano, inconsapevole, irresponsabile del tuo destino. Volevo essere l’ancora di salvezza della tua esistenza, il punto di riferimento dei tuoi timori, delle tue angosce.
Mi hai fatto conoscere un carcere, mi hai fatto conoscere un reparto psichiatrico di un ospedale, mi hai fatto conoscere una comunità, mi hai fatto rivedere un cimitero, ora sogno che tu mi faccia conoscere il paradiso.
Si’ perchè’ adesso sei un angelo buono, un angelo che spero mi accompagni per mano fino alla fine della mia vita

Questa è invece la madre:
Pietre,
sul cuore,
le parole
riposano,
nella vastità del silenzio.
Soltanto rimane
l’amore di te,
e tenerezza
infinita ….

*Giuseppe Bommarito
Presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”



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