“Fate”, Il destino veloce del rock

Il nuovo album dei pesaresi Soviet Soviet
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Jonata Sabbioni

 

di Jonata Sabbioni

 

Credevamo che il “novissimo” rock indipendente in Italia avesse preso, essenzialmente, tre strade: quella della melodia electro e delle composizioni cantautorali (vedi il bravo Cosmo), quella del techno-rock (tipo i Did) e quella del raffinato psych-pop (tipo Dumbo Gets Mad). E invece un trio di marchigiani, residenti tra Pesaro e Fano, in maniera chiara e onesta ci sta raccontando un’altra verità. Sarà che i colori, dentro questa nostro momento culturale, si sono fatti un poco grigi e vale certamente la pena provare ad indagare le ragioni di questa cupezza, sarà che la “provincia” sa spesso dare risposte culturali più genuine e meno artificiose del “centro”metropolitano, fatto sta che il post-punk in Italia oggi è tornato protagonista ed è rappresentato, ai massimi livelli espressivi, dai Soviet Soviet. Il gruppo marchigiano produce musica da almeno cinque anni e a novembre è uscito il loro primo disco long version, “Fate” (Felte, 2013). Composto da 10 tracce (ascoltabili anche in streaming) rappresenta una solida prova di rock calibrato, melodico e suggestivo. Ma soprattutto intenso, con gli incipit sempre rapidissimi, incalzanti, emotivi, a costituire quasi un tratto caratteristico… I Soviet Soviet che, dalla formazione (2008) ad oggi, hanno portato la loro musica in giro per l’Europa (soprattutto nell’area est-europea e balcanica ma anche in Germania) e negli Stati Uniti, con oltre 90 date, hanno ben impressionato la scena underground ufficiale già nell’ottobre 2011, data di pubblicazione del loro primo EP, “Summer, Jesus “. E ancora prima con una manciata di singoli che sul web hanno riscosso ottimi riscontri, tanto che nel settembre 2009 il gruppo finisce recensito su Pitchfork e nel 2010 è citato, come unica realtà rock italiana, in ”Retromonia” di Symon Reynolds.

Il nome del gruppo, a detta degli stessi componenti, non ha alcuna implicazione politica né trae origine da nostalgiche, ancorché

i Soviet Soviet

improbabili, ideologie sinitroidi. Anzi, proprio la ripetizione del termine “soviet”, spiega il cantante Alessandro Costantini, suggerisce il tratto ironico e libertario della loro poetica. Oltre alla rapidità e alla concretezza nella costruzione, è l’ampiezza del suono il tratto fondamentale della musica dei Soviet Soviet. Il disco rappresenta un’accorta elaborazione dei migliori campioni del post-rock e del rock-wave della tradizione anglosassone. Nei flussi di coscienza della traccia “Ecstasy”, ad esempio, pare ritrovare la sensibilità dei Cure più ispirati. La batteria veloce di Alessandro Ferri si unisce qui alla voce “glam” di Alessandro Costantini (voce e chitarra), in un percorso narrativo, mutevole, fugace. Nel pezzo “1990”, e il riferimento ad un momento di transizione è legittimo, si assiste all’ascesa del basso di Andrea Giometti (voce e basso) verso un “wall of sound” trascinante (bella anche la “coda” umbratile del pezzo). A ragione si può pensare alle metriche e ai suoni dei Joy Division ascoltando “Introspective Trip” oppure “Hidden”, dove le combinazioni batteria-basso rendono questo punk un viaggio introspettivo, scuro, magnetico. Non mancano le influenze shoegaze ed electro, come in “No lessons” o in “Togheter”, con la batteria sullo sfondo e la voce di Costantini a farsi “multifocale”, ossia presente e distante allo stesso tempo (e il cui timbro ricorda, a tratti, quello di Brian Molko nel bellissimo disco dei Placebo “Without You I’m Nothing”, 1998). Con questo album i Soviet Soviet aggiungono, all’attuale produzione rock più interessante del panorama italiano, un contributo autorevole, sia in termini di elaborazione ritmica che di scrittura melodica. Questo disco contiene una proposta musicale autonoma e rappresenta, anche nel valore testuale, una prova di maturità: si compie qui, infatti, una riflessione sul “destino” (”fate”, in inglese) che riguarda il soggetto protagonista e le sue relazioni, i modi di essere e di stare nel mondo (e fuori di esso), il riconoscimento del valore intimo delle perdite.

Il “destino” di questi ragazzi della Marca pesarese pare molto promettente…



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