Bcc di Recanati, Pizzirusso e Lorenzini:
“Giù le mani dai dipendenti”

I due legali accusano il CdA della banca di voler tagliare gli stipendi dei lavoratori pur mantenendo dei "privilegi" per alcune figure apicali, operazione attuata senza informare i soci
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L'avvocato Gerardo Pizzirusso

L’avvocato Gerardo Pizzirusso

Gli avvocati Gerardo Pizzirusso  e Marco Lorenzini tornano ad accusare il CdA della Bcc di Recanati e Colmurano. Lo scorso giugno avevano puntato il dito sulla “politica di divisione e sull’eccesso di interferenza della Federazione Marchigiana” (leggi l’articolo), oggi invece se la prendono con i tagli al personale.

«Senza che ai soci, come al solito, fosse fornita alcuna spiegazione, la nostra BCC ha attivato la procedura prevista dall’articolo 22 del CCNL dei dipendenti BCC cui si ricorre quando vi sono processi di riorganizzazione, ristrutturazione e fusioni da realizzare che comportano modifiche sostanziali, sia economiche che occupazionali, ai rapporti di lavoro
Nell’ambito di tale procedura, per ridurre alcune voci di costo che pesano sul bilancio della banca, sarebbe ora emerso, secondo le notizie che sono circolate nei giorni scorsi a Recanati, che la BCC vorrebbe tagliare, in percentuale, gli stipendi di (quasi) tutto il personale dipendente.
Siamo contro, e con noi i soci che rappresentiamo, questa indiscriminata politica di tagli che colpisce la principale risorsa della banca ovvero, i dipendenti e le loro famiglie.
Tutti i soci possono confermare gli enormi sforzi e sacrifici che i dipendenti da mesi stanno facendo, lavorando oltre il normale orario di lavoro ed alcuni financo il sabato, dimostrando spirito di servizio ed attaccamento alla banca.
E per tutta risposta che cosa fa questo consiglio di amministrazione ? Vuole ridurre loro lo stipendio, non senza averli sottoposti ad una girandola di trasferimenti di sede, per cui chi vive a Recanati magari deve recarsi a Matelica o San Severino, con aumento dei costi per il carburante che incide ancor di più sullo stipendio mensile (altro esempio di solidarietà: il Presidente risulta usufruire di auto aziendale e di rimborso dei costi). Ma non solo.
Mentre ai dipendenti si chiede questo inaccettabile sacrificio, si chiede conferma se corrisponde al vero che il consiglio di amministrazione ha deliberato l’assunzione di un nuovo dipendente (con qualifica di quadro direttivo), proveniente da quel serbatoio di talenti che è la BCC di Taranto, da adibire ai controlli con un costo per la banca di oltre 130 mila euro all’anno.  Ma nella nostra BCC non ci sono forse professionalità che si sono sempre occupate dei controlli ? E se si, che bisogno c’è di assumere un nuovo dipendente ? O forse c’è sfiducia nei confronti di chi si è sin qui occupato dei controlli ? Ma le sorprese non finiscono qui.
Addirittura pare proprio che da questi tagli di stipendio siano volutamente esclusi sia il direttore generale (che tra l’altro usufruisce di auto aziendale ed altri benefits¸tra cui un premio annuale ad personam di oltre 80 mila euro ) sia il nuovo neo assunto: ma di solito l’esempio non viene dall’alto ? Perché questi privilegi ? Facciamo un esempio: è pacifico che ridurre del 20 % lo stipendio a chi percepisce 2 mila euro al mese incide molto di più rispetto a chi percepisce 6 mila euro al mese. Se così è, la riduzione dello stipendio dovrebbe semmai riguardare tutti per ragioni di equità sostanziale e, a maggiore ragione e principalmente, chi percepisce redditi alti, su cui il taglio percentuale incide molto di meno, dovrebbe dare l’esempio. Ma questo non vale nella nostra BCC. Insomma, la solidarietà cooperativa nella nostra BCC è scritta solo sulla carta e non è praticata.
E’ ovvio che se ci sono dei costi da ridurre si debba perseguire un percorso di risanamento, ma siamo del parere che prima di toccare i dipendenti vi siano molte altre voci su cui intervenire, voci che, invece, vengono comodamente trascurate. Ad esempio, il consiglio di amministrazione ed il collegio sindacale potrebbero ridursi alla metà i rispettivi compensi. Perché non farlo ?
Non tutti forse sanno che nella nostra BCC gli amministratori ed i sindaci rappresentano un costo, comprensivo di oneri previdenziali e di rimborsi spese, per complessivi 288 mila euro (gli amministratori per 161 mila euro ed i sindaci per 127 mila euro).
Nella BCC di Civitanova e Montecosaro (banca di dimensioni equivalenti alla nostra BCC), gli amministratori ed i sindaci rappresentano un costo per complessivi 154 mila euro (gli amministratori per 106 mila euro ed i sindaci per 48 mila euro). Basta leggere i bilanci del 2012 delle due banche per notare queste significative ed elementari differenze.
Ed ancora: perché non ridurre le spese pubblicitarie o i contributi erogati all’esterno prima di toccare gli stipendi dei dipendenti ? E perché non valutare gli enormi costi che si sostengono ogni anno verso la Federazione Marchigiana ? Non tutti sanno che solo per usufruire dell’intervento di sostegno tramite il Fondo la nostra banca dovrà pagare un compenso annuo di oltre 30 mila euro l’anno per 3 anni per l’assistenza della predetta Federazione.
Infine, è vero che è stato inserito nel piano di riduzione dei costi del personale dipendente anche il costo del licenziamento dell’ex direttore generale, rag. Romolo Sartoni ? Ma come, il costo per licenziare un direttore generale, tra l’altro pare proprio senza giusta causa come sosteniamo da tempo, deve gravare sulle tasche dei dipendenti della banca piuttosto che sulle tasche di chi ha personalmente assunto una decisione illegittima ?
Il quadro delineato la dice lunga sul fatto che questa governance ha come obiettivo solo quello di mantenersi in carica e mantenere i propri compensi, disinteressandosi di chi ogni giorno con dedizione lavora in banca e delle sue famiglie.
Speriamo fermamente, anzi siamo convinti, che queste nostre riflessioni, condivise con tutti i soci che rappresentiamo, facciano cambiare idea al consiglio di amministrazione ed al collegio sindacale sulla pretesa di ridurre gli stipendi dei dipendenti della banca. Ci sembrano riflessioni dettate dal buon senso, da un elementare spirito di ragionevolezza e di tutela dei dipendenti.
Se ciò dovesse avvenire non potremo che rallegrarci del fatto che questo consiglio di amministrazione avrà condiviso i nostri rilievi, dimostrando di aver agito in modo poco avveduto, ma non ci rallegreremo per noi stessi, nè per tutti quei soci che condividono ciò che stiamo dicendo, quanto esclusivamente per tutti i dipendenti che non meritano un simile trattamento».



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