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inizia l'avventura di "Quid Culturae"

Inizia l’avventura di “Quid Culturae”

Filippo Davoli, curatore di Quid Culturae

Filippo Davoli, curatore di Quid Culturae

Finalmente ci siamo. Cominciano, da questo momento, le incursioni nel mondo della cultura e dell’arte regionali a cura del sottoscritto, coadiuvato dai soci, amici e colleghi (in massima parte giovani e giovanissimi) ruotanti intorno (e dentro) l’associazione “Quid Culturae”, che dà il nome anche a questa nuovissima sezione di “Cronache Maceratesi”, e che vede la luce grazie all’entusiasmo sempre vigile e coraggioso del direttore Matteo Zallocco, che ha creduto a quest’operazione sin dalle sue prime battute progettuali.

“Quid Culturae” non vuol essere un semplice contenitore di eventi o di informazioni, bensì un tentativo di cogliere – appunto – il “quid” che sottintende qualunque opera o manifestazione culturale e artistica degna di questo titolo: il quid della cultura, il cuore delle cose, il senso di un impegno, di una militanza. E vogliamo andare a cercarlo e visitarlo mediante gli strumenti che sono in possesso di chi si predispone a organizzare – sia pure all’interno di un quotidiano online – una rivista di approfondimento: incontri e interviste, recensioni di libri e dischi, piccole personali di artisti, approfondimenti, segnalazioni di eventi, ritratti di personaggi scomparsi e/o spesso, ingiustamente, dimenticati. Non mancherà una rubrica dedicata agli interventi creativi dei lettori: segnali, tutti, quanto meno di un’attenzione o di un bisogno. Quanto più, occasioni possibili di fuoriuscita dal sottobosco.

Com’è nel nostro DNA, per così dire, non ci piacciono le settorialità esclusive. No: c’è, nel nostro modo di considerare le cose (e di intendere la vita e le arti), una necessità di mettere in dialogo le orme rintracciate lungo il cammino. C’è, vorremmo dire, una sorta di “quid” che è comune a tutti i linguaggi e che solo nelle proprie apparizioni prende fogge diverse, incarnandosi nelle differenti esperienze e formazioni. Ma ci piacerà, in queste pagine, portare alla luce tanto l’architettura quanto la storia, tanto la pittura quanto la musica, tanto la letteratura quanto la scienza, tanto la fotografia quanto il teatro o il cinema, e così via.

Ci piace, in conclusione di questo mio primo corsivo introduttivo, che tutto ciò avvenga secondo due pilastri-guida:

1) un linguaggio che sia fruibile da quanti più possibili, convinti come siamo che la qualità di un intervento non è data necessariamente da un tono iper-specialistico (e, fin troppo spesso, autoreferenziale), ma semmai dall’onestà intellettuale dell’approccio: il quale, se comprensibile dai più, maggiormente ha chances di manifestare il proprio valore.  Del resto, una sezione di cronache culturali regionali all’interno di un quotidiano online perde la propria qualità e la propria funzione, se si tramuta in una serie di comunicati destinati ai soli addetti ai lavori. C’è estrema necessità (e forse anche urgenza…) di restituire alla gente di tutti i giorni ciò che primariamente le appartiene e le compete: la voce della propria storia, l’interpretazione del proprio passaggio esistenziale, la fotografia del proprio sentire, le radici e le destinazioni della propria identità migliore. Tutto questo è la cultura, tutto questo è l’arte.

2)  la consapevolezza di non essere il centro del mondo; e dunque la capacità di servire la qualità senza “tirarcela” più del dovuto. Anzi: riguadagnando alla riflessione e alla critica il gusto e la piacevolezza di una sana ironia, di un necessarissimo umorismo; in buona sostanza, cioè, bisogno di un’umanità che sappia ricominciare ad essere felicemente semplice, nuda, pro-positiva.

Cordialmente,
Filippo Davoli



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