Cadde in bici e perse un rene: “Il mio grazie al reparto di Urologia”

Massimiliano Rinaldelli, 33enne di Macerata, si è sentito come a casa nel reparto dell'ospedale di Macerata
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Massimiliano Rinaldelli

L’11 novembre Massimiliano Rinaldelli, 33 enne maceratese, è caduto dalla sua bicicletta in zona Rotelli. Dopo la caduta, ha perso un rene (leggi l’articolo). A distanza di qualche settimana ringrazia i medici che l’hanno curato.
«In un’epoca di pessimismo dilagante  – scrive – in cui è più facile criticare che essere costruttivi, sento l’esigenza profonda di raccontare una piccola storia di “luce vera” a fronte dell’accanimento costante dei media su problematiche di mala sanità.
Circa un mese fa per una caduta dalla mia amatissima bici, causata da una zolla lasciata sulla strada molto probabilmente da qualche trattore , ho subito un delicato intervento chirurgico d’urgenza all’ospedale di Macerata con conseguente asportazione di un rene.
Da questo episodio l’inizio per me e per la mia famiglia di un’esperienza non drammatica, ma comunque traumatica per evidenti motivi. Ciò che stupisce è che a poco meno di un mese di distanza dell’accaduto tutti noi non abbiamo rammarico nella nostra mente e nei nostri cuori, ma un bel ricordo ed il sorriso fisso sulle labbra. Merito esclusivo del reparto di Urologia dell’Ospedale di Macerata diretto dal dottor Gabriele Mammana e di tutti i suoi componenti.
Professionalità, estrema competenza, umanità spiccata e amore puro per il proprio lavoro le qualità ammirate e riscontrate in tutto il personale nella settimana di degenza da me e da tutti i miei familiari che mi hanno assistito. Un’eccellenza del nostro territorio dimostrata sul campo ora dopo ora, con assistenza puntuale e costante, attenzione scrupolosa ai miei bisogni, ma anche a tutti i pazienti ricoverati nel mio stesso periodo allo stesso modo. Questa modalità condivisa e diffusa di lavorare avendo come centralità il paziente è stata una fortuna nella sfortuna.

Voglio quindi ringraziare tutti, nessuno escluso, a nome mio e a nome di tutti i miei familiari; ho scritto questa lettera perché le cose belle non vanno mai taciute e perché mi sembra giusto testimoniare che nella nostra città ci sono reparti ospedalieri a cui ci si può affidare con assoluta fiducia».



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