La “maledizione” della cava di Statte
costa a Camerino 200 mila euro

Cinquantamila euro di risarcimento alla ditta Staffolani di Corridonia per una sentenza esecutiva del consiglio di Stato ed altri 150 mila euro agli avvocati per gli otto ricorsi della Socab, per la vendita di un terreno di sette ettari
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Consiglio comunale Camerino

Un momento del Consiglio comunale

 

di Monia Orazi

La cava di Statte costerà circa 200 mila euro alle casse del Comune di Camerino che, con un terreno invenduto dopo tre tentativi di asta, spera di ripagare le spese. Ieri sera il Consiglio comunale ha riconosciuto 52 mila euro di debiti fuori bilancio, per poter pagare il risarcimento alla ditta Fratelli Staffolani di Corridonia.

Un’altra delibera ha riguardato l’accordo transattivo per il pagamento della parcella dell’avvocato Fabio Pierdominici, che ha assistito l’ente in circa otto procedimenti, contro la ditta Socab per la vendita di un terreno di sette ettari inserito all’interno della cava di Statte.

Lo scorso settembre la Regione Marche ed il Comune sono stati condannati entrambi a risarcire la ditta Fratelli Staffolani di Corridonia per il ritardo di tre anni nel concedere l’autorizzazione ad una variante, per il recupero di una cava in località Scogli di Statte, che avrebbe comportato per l’azienda la possibilità di estrarre materiale lapideo. La sesta sezione del Consiglio di Stato ha condannato gli enti ad un risarcimento di 100 mila euro a favore della ditta, rappresentata dall’avvocato Luca Pascucci, perchè tra il 1997 ed il 2000, non ha avuto nessun guadagno, dato che nei tre anni in cui attendeva la variante per usare la cava, non ha potuto farlo.

IL FATTO – Nell’agosto del 1997 il Comune di Camerino trasmette alla Regione il progetto dell’azienda per il recupero della cava, allo stesso modo in ottobre la ditta, per abbreviare i tempi, lo trasmette anche alla regione, in modo da poter estrarre 78 mila metri cubi di materiale. Nell’ottobre del 1997 il comitato regionale per il territorio respinge il progetto di variante della Staffolani, perchè non era corretta la procedura di trasmissione e perchè non era stato esaminato dal servizio regionale di tutela ambientale. Paradossalmente nel luglio del 98 la giunta regionale concede l’autorizzazione paesaggistica. Contro il diniego la Staffolani ricorre al Tar nel 2000, che dopo sei anni lo respinge. Nel luglio del 2000 l’ufficio tecnico di Camerino autorizza i lavori della variante, considerando valido il parere regionale per via del silenzio assenso. Sei anni dopo il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar, condannando al risarcimento per mancato guadagno i due enti, che non si sono mai costituiti in giudizio. “E’ una vicenda spiacevole, che sarebbe stato meglio evitare – ha commentato l’avvocato Corrado Zucconi della minoranza – anche se risale al 2007, l’amministrazione attuale avrebbe dovuto controllare le cause pendenti”. “Paghiamo per un errore non nostro – ha commentato il sindaco Dario Conti – abbiamo chiesto un incontro al presidente della regione Spacca ed all’assessore all’ambiente Malaspina, insieme ai legali per parlare della sentenza. Il mancato introito non è dovuto all’azione del comune di Camerino, cercheremo di far valere le nostre ragioni”.

VERTENZA SOCAB – In un altro punto si è discusso della parcella dell’avvocato Pierdominici, che sintetizza una lunga vicenda legale iniziata nel 2005, con otto tra ricorsi al Tar ed al Consiglio di Stato, della Socab di Porto San Giorgio per una serie di vicende legate al piano cave che coinvolsero anche la Regione, la Provincia ed altre aziende del settore. Oggetto del contendere tra Comune ed azienda per la Socab ha presentato ricorso al Consiglio di Stato nel 2008, fu la vendita di un terreno di 7 ettari a Scogli di Statte, che secondo il piano estrattivo regionale poteva essere sfruttato solo dall’azienda che aveva la cava nella zona, la ditta Fratelli Staffolani di Corridonia. Nel 2003 il terreno fu venduto per 166 mila euro all’azienda di Corridonia, ma la Socab presentò ricorso assistita, dagli avvocati  Graziano Pambianchi di Macerata e Franco Zambelli di Venezia. Il Tribunale di Camerino con sentenza del 2010 dichiarò inefficace il contratto di vendita per la mancata asta pubblica e la terra rientrò nella disponibilità del Comune. Le somme pagate per l’acquisto sono state restituite alla ditta Staffolani, il Comune ha bandito una prima asta, aggiudicata proprio alla Socab con un’offerta di un milione e 400 mila euro. L’azienda però non ha mai proceduto alla stipula del contratto. Il Comune ha perso tre gradi di giudizio, resta proprietario di un terreno invenduto dopo tre bandi di gara, del valore stimato in 700 mila euro, ma che asta dopo asta diminuisce il suo valore di vendita. L’ente si era fatto assistere dagli avvocati Fabio Pierdominici e Ranieri Felici di Cingoli, al primo spettano i due terzi dei compensi, pari a 104 mila euro con l’Iva, mentre con l’avvocato Felici, sarà raggiunto un accordo successivamente, per il suo compenso pari a 52 mila euro. L’ente ha stabilito di rateizzare in dieci anni il pagamento senza interessi. Il terreno in questione è di proprietà della comunanza agraria di Statte e Pozzuolo, incluso nella cava della Valsorda e nel piano cave provinciale, per conto del quale agisce il Comune di Camerino. Dalla vendita del terreno si attendevano i soldi per pagare le spese legali. “Stiamo cercando pur con le grandi difficoltà di bilancio, di rimediare agli errori degli altri”, ha commentato il sindaco Dario Conti.



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