Emanuele Tacconi, l’inviato maceratese
nelle tragedie del mondo

IL PERSONAGGIO - Da Kabul allo tsunami in Indonesia, ai tumulti di Istanbul ai campi profughi siriani in Turchia ed ora da Gaziantep in partenza per le Filippine, dopo il tifone Haiyan. “A Ghazni in Afghanistan ho conosciuto uno stretto collaboratore di Giuseppe Tucci, che è presente nella guida ufficiale del Paese”
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Ghazni (Afghanistan)

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Emanuele Tacconi

di Maurizio Verdenelli

L’inviato speciale in tutte le catastrofi del mondo è un maceratese di neppure 50 anni (li compie a dicembre). Tranquillo, l’aria di uno studente sessantottino fuoricorso un po’ hippie, la borsa da viaggiatore a tracolla, un delizioso appartamento da scapolo in via del Convitto, una terrazza sulle mura che da sui monti azzurri e sui…tavolini del Palace (“d’estate, dopo lo Sferisterio, un ronzio continuo”) e del bar ex ‘Narciso’ (“all’alba, tutti i rumori dell’apertura”). Insomma anche per Emanuele Tacconi, inviato Onu e per tutte le sue agenzie a cominciare dall’Oms (l’organizzazione mondiale per la Sanità), professione giramondo, in partenza in queste ore dai campi profughi siriani al confine con la Turchia, per le Filippine devastate dal tifone Haiyan, i grattacapi più grossi gli vengono puntualmente dalle problematiche del centro storico maceratese ogni volta che ritorna nella sua ‘tranquilla’ cittadina, dai teatri più drammatici del pianeta. E pensare che lui è stato anche sul fronte dello tsunami, in Indonesia, e di altre calamità ancora. E’ una vocazione, non solo una missione. Nei tumulti scoppiati ad Instanbul, dai giardini Taksim, lui naturalmente c’era.

“E’ stato però un caso. Non per lavoro… Ero ad Ankara ed amici mi avevano invitato a passare il week end da loro, in centro ad Istanbul. Sceso dall’aereo, salito in taxi il conducente mi dice ad un certo punto: meglio fermarsi qui, ci sono disordini in centro. Ed aveva fermato l’auto. Sono allora andato avanti a piedi …trovandomi presto dentro una fiumana di gente. Me la sono vista davvero brutta per un’ora buona…”. Sorride ineffabile, Tacconi. Ricorda: “Nel 1997, dopo nove anni all’Eni, in Africa, mi ero ritrovato dietro una scrivania a San Donato Milanese. Mi sono detto. Riparto. Il mal d’Africa era troppo forte. In un’ora ho preso la decisione di licenziarmi. Hanno cercato di trattenermi. ‘Che fai? Lasci l’Eni?!’. Dopo un po’ stavo con l’Onu in Somalia, la mia prima missione, poi a Kabul ad ispezionare abitazioni e dighe”.

Ivano Tacconi tra i ragazzi della Dante Alighieri

Ivano Tacconi tra i ragazzi della Dante Alighieri

L’appartamentino è pieno di memorie da tutto il mondo. Ci sono i ritratti dell’eroe afghano Ahmed Masood, di Ho Chi Min, un serico ‘gagliardetto’ di Lenin -lo sapesse il (demo)cristianissimo padre Ivano, il più eletto consigliere da sempre al Comune di Macerata che gli ha trasmesso questa voglia di andare oltre nel nome di Enrico Mattei!
Sentite: “Una mattina all’alba, partito dalle Marche per una missione a Kartoum, e trovandomi di lì a poco a sistemare il frigo del mio nuovo alloggio in Sudan, mi sono trovato la mattina dopo prigioniero con l’equipaggio dell’elicottero dell’Onu, pieno di aiuti, in una gola stretta del Kashmer da miliziani separatisti armati fino ai denti. Era il 2005, e gli aiuti erano destinati ai terremotati del Pakistan”.
Cose che succedono se si va al lavoro la mattina… Emanuele, a fine ottobre, era tornato per la verità a Macerata per starci tranquillo almeno fino a Natale, reduce dalla Turchia, quando ecco scoppiare improvvisa un’epidemia di polio e via di corsa, destinazione Gaziantep, il quartier generale dell’Oms per la crisi siriana… Dice: “Mi hanno telefonato, precedenza assoluta. Ho appena il tempo per fare le vaccinazioni”.

Ed ora dalla Turchia alle Filippine. Riprendiamo tuttavia il racconto dalla Turchia, osservatorio privilegiato sulla terribile crisi siriana che devasta il Paese di Assad da tre anni facendo milioni di profughi. Dice Emanuele: “Tutti le Nazioni confinanti sono state coinvolte dall’Onu a cominciare dalla Turchia, dove l’Oms, ‘braccio sanitario’ dell’Onu ha impiantato ventidue campi in dieci province al confine, coordinando l’organizzazione dei vari progetti sanitari: una piccola città tra le 8.000 e le 15.000 presenze. Gli enti hanno messo a disposizione dell’organizzazione mondiale della Sanità il terreno. I campi sono recintati, all’interno ci sono scuole, ospedali, lavanderie, mense, rete fognarie, sicurezza. Tutto dall’oggi al domani. Molti siriani, ricchi, hanno invece deciso con mezzi propri di trovare alloggio nei centri vicini, anche per evitare di essere registrati. Questa massa di gente, inevitabilmente, ha portato uno sconvolgimento nell’economia locale. Gli affitti delle case aumentati, i prezzi alle stelle. I profughi sono milioni. Donne, bambini ed anziani, sopratutto. Non solo in Turchia, pure in Libano e in Giordania. Ed in Irak! Sì, perché gli ex profughi irakeni che avevano trovato rifugio nell’ex Paese di Saddam Hussein, vista la gravissima crisi, hanno preferito tornare da dove venivano!”.
Ghazni May 04 (16)Quali sensazioni da questa esperienza, Tacconi? “Nel cuore porto il sorriso dei bambini, quello che i nostri non hanno più e lo sguardo dei grandi, anche questo perduto per sempre in Europa. E’ uno sguardo che ho colto in Somalia, Afghanistan, a Kabul, Kunduz, Kandahar, in Pakistan, in Africa, in Kenya, nei Balcani, in Montenegro, Serbia, in Nord Indonesia (dove sono stato tre mesi dopo lo tsunami, 250.000 morti) nei campi profughi del Sahara e dovunque si muore ogni giorno e dove ogni giorno si perde tutto e tutti per guerre, calamità naturali. Morte, lutti multipli, averi e piccole cose che si dissolvono nella sintesi di un attimo. E’ in fondo c’è sempre quello sguardo che noi non abbiamo più come la speranza”.
Qualcosa che invece ti ha turbato? “In questi giorni, nei campi profughi siriani: alcuni bambini avevano messo in scena un finto rapimento. Sequestrando alcuni coetanei con corde, bavagli e pistole giocattolo. Erano impressionanti tanto erano realistici. Mentre li osservavo, perplesso si è avvicinato al gruppetto dei bambini un anziano. ‘Ah, ecco, ho pensato, adesso dirà loro di smettere con questa macabra messinscena’. Invece, l’uomo ha cominciato a dare con gravità consigli …per far meglio, come impugnare correttamente l’arma, come legare l’ostaggio…. Me ne sono andato via sconvolto”.
Cosa ti spinge, Tacconi? “La curiosità. Ma non di Las Vegas, di Formentera o delle Maldive… la curiosità di vede il mondo come realmente è, nelle sue ferite profonde, nei suoi drammi e nelle sue tragedie, dove la gente soffre e non si diverte, non stappa bottiglie di champagne. Ma dove l’uomo trova, avendo perduto tutto, la forza di rialzarsi ancora. Non andrò mai ai Caraibi per le feste di Natale…”.

An historical guide to Afghanistan

An historical guide to Afghanistan

Un pò Ulisse, poco maceratese, anche se da questa città sono partiti viaggiatori come padre Matteo Ricci e, in epoche molto più recenti, Giuseppe Tucci, morto negli anni 80… “Di Tucci ho trovato tracce profonde in Afghanistan. Una diecina d’anni fa. A Ghazni, vicino al campo dell’Oro dove appena si smuove il terreno vengono …fuori reperti antichissimi, a 150 km da Kabul dov’ero andato per ispezionare un ospedale. In un bazar di Ghazni trovo il gerente, un signore dall’aria distinta dalla barba, al solito, fluente. Capisce che sono italiano. ‘Conosce Tucci?’ Mi fa. ‘Eccome!’.

An historical guide to Afghanistan 001‘Ho collaborato con lui quando nel ’56 condusse in zona una grande campagna di scavi. Un grande amico’. Mi ha concesso un’intervista che cedo volentieri ai lettori di Cronachemaceratesi. Di Giuseppe Tucci e della sua attività a Ghazni ho trovato anche approfondite citazioni in ‘An historical guide to Afghanistan” di Nancy Hatch Dupree (1977, 2. edizione) trovata a Kabul. Allora il Paese non erano stato dilaniato completamente dalle guerre per il petrolio e Masood era ancora una speranza per la sua gente”.
Lo sguardo di Emanuele si volge verso la bella fotografia a colori dell’eroe afghano, in bella vista nel salottino che parla di un mondo lontano eppure vicinissimo (alla prima telefonata) in via del Convitto.
Suona infatti il cellulare di Tacconi: “Domani a Gaziantep, Emanuele: puntuale, al solito…, poi ci sarebbe un volo per le Filippine”. Il contratto è stato firmato? chiede lui. “Proprio adesso”.
Arrivederci Macerata, ci vediamo il 31 dicembre.

 



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