Maceratese, prova di maturità superata a pieni voti

La formazione di Favo contro l'Ancona ha dimostrato di essere all'altezza della prima della classe. E adesso viene il bello...
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Enrico Maria Scattolini

Enrico Maria Scattolini

di Enrico Maria Scattolini

Le sofferenze della Tardella per la  sua lontananza dal proscenio, in questo momento di gaudio, sono immaginabili (+). Credo però che nessuno riuscirà a comprenderle sino in fondo. Neanche il più attento degli psicologici.

Nè tantomeno io, che pure conosco bene Mariella nostra, dopo anni di feeling calcistico alternato a scaramucce, però alla fine sempre ricomposte (+). Con un po’ di pazienza e comprensione dall’una e dall’altra parte.

Aver visto la sala stampa ieri pomeriggio rigurgitante dei protagonisti del derby (+), ha inevitabilmente condotto il mio pensiero alla presidentessa. La più meritevole di essere lì a godersi la festa. Con un filo di malinconia l’ho immaginata seduta invece nel salotto buono della sua villa a distendere i nervi provati dalla radiocronaca della partita e dalle telefonate informative dei suoi collaboratori di fiducia (solo del fido maggiordomo Giovanni?), in attesa di rendersi conto personalmente di come erano andate le cose al “Del Conero” dalla telecronaca della partita. Nella occasione affidata ad un giornalista anconetano più bravo e meno fazioso del sottoscritto.

L’umana comprensione (+) consiglierebbe la fine di questo supplizio, che sta ingiustamente togliendo alla capintesta biancorossa forse la più grossa gioia della sua vita di dirigente/tifosa. Tale è infatti la progressiva intensità degli avvenimenti che stanno sfuggendo alla sua visione diretta che la pena dovrebbe considerarsi già scontata. O forse è necessaria, anche in questo caso, la richiesta di grazia?

Una bella Maceratese (+) la dottoressa Tardella avrebbe ammirato se fosse stata presente al “Del Conero”.

Maria Francesca Tardella

Maria Francesca Tardella

Robusta in difesa (+), nonostante le forti apprensioni della vigilia. Zero gol subiti nelle precedenti tre partite avrebbero potuto significare poco al cospetto del debordante attacco dorico. Due invece i tranquillizzanti messaggi lanciati dal campo: (1) la conferma del sospetto che lo strapotere offensivo dorico era più apparente che effettivo, per la determinante incidenza, solo statistica, nello score della grandinata di gol segnati agli incolpevoli ragazzini del Bojano la domenica precedente; (2) e quella, al contrario, di autentica realtà riguardo al recente miglioramento della terza linea biancorossa. Complice Aquino.

Bene organizzata a centrocampo (+). Soprattutto nella fase di copertura per la straordinaria prestazione di Conti (+++: il migliore con Arcolai ed appunto Aquino ) a protezione del pacchetto di retroguardia, ma anche nel rilancio fin quando Romano, non ancora al meglio della condizione atletica, ha potuto tener splendidamente botta (+).

Carente invece nell’offesa (-). Limitata soltanto ad un paio di occasioni: Ambrosini all’inizio e Gabrielloni nel finale. Ma con ampie giustificazioni. La prima delle quali il sacrificio, intelligentemente quanto inesorabilmente richiesto da Favo (+) a Borrelli e Gabrielloni, di tener d’occhio le fasce per contenere le temibili sovrapposizioni sui long-lines dei terzini del’Ancona. Giovani notoriamente pimpanti.

A proposito degli intermedi/1. Nella conferenza post derby, l’allenatore biancorosso ha sottolineato come, in qualche circostanza, le ripartenze della sua squadra siano state carenti della necessaria velocità per poter sorprendere gli avversari, non mancando di (benevolmente) ironizzare con i suoi pupilli ex dorici per avere i medesimi qualche volta egoisticamente scelto la soluzione personale a discapito di quella corale (-). Più opporuna.

A proposito degli intermedi/2. Per par condicio, a me allora è venuto di chiedermi se le chances biancorosse non sarebbero aumentate nel caso in cui Favo, nella seconda parte della ripresa, con un’Ancona un po’ sulle ginocchia (-) prima della conclusione tuttocuore del derby, avesse inserito Ruffini al posto di Borrelli (invece sostituito nei minuti conclusivi da Perfetti). Per alzare il baricentro e tentare il colpo del ko. Riflessione alla quale tuttavia ho subito prudentemente rinunciato, prevedendo che la risposta dell’interlocutore sarebbe stata che non c’era motivo di stravolgere l’assetto d’interdizione così sapientemente gestito da Conti. Ma insomma, io con qualcuno dovrò pur polemizzare.

Ruffini

Ruffini

Il sacrificio di Ruffini. Se la Tardella ha patito da casa, lui ha penato (suppongo tanto) sulla panchina. A pochi metri dall’evoluzione del gioco, con la rabbia impotente di non poter far nulla, a differenza di Borrelli ed Ambrosini, per vendicarsi di chi aveva interrotto la sua onorata milizia con l’Ancona. Il più indiziato era  proprio lì a due passi (-).

Le angustie di Favo. Il mister è il primo a soffrirne ed a maledire la regola dei quattro under (+). Il problema sarà risolto alla prossima riapertura delle liste di dicembre. Nel frattempo a Favo non resta che sostenere psicologicamente il giocatore con pubblici, ripetuti attestati di stima; ed a Ruffini la certezza di fare sfracelli con la freschezza fisica che supporterà il suo ritorno in campo a pieno titolo. Insieme alla convinzione di essere nella stima della tifoseria (+). E non solo.

Avvisaglie di mercato. Imminente, come detto. I movimenti in programma (+) dovrebbero comprendere l’arrivo di una punta, verosimilmente under, per sostituire Orta o Cavaliere. A tal proposito, potrebbe essere significativo l’impiego di quest’ultimo al posto del concorrente nel quarto d’ora conclusivo del derby.

Bravo Pietropaolo. Se l’è cavata egregiamente nel difficilissimo compito di opposizione a Bondi, funambolico e temibilissimo attaccante mancino che ha catalizzato l’azione offensiva dell’Ancona. Talmente bene da costringere il brasiliano a cercare migliore fortuna in altri siti nelle battute finali dell’incontro. Il ragazzino ha avuto l’aiuto dei suoi compagni opportunamente dislocati nei pressi; in particolare dello stratosferico Arcolai. Ma ci ha messo molto di suo. Bravo.

Tifo da definire (+). Per chi ha palpitato il cuore di Piergallini, anconetano doc ma biancorosso (maceratese) fino a qualche settimana fa, che ha assistito al derby dalla tribuna del” Del Conero?”. Sorpreso della mia domanda, e forse non proprio convinto di essere stato trattato bene dalla sua ex società, ci ha pensato il necessario e poi se l’è cavata con un diplomatico ”fifty-fifty”. E quello del mio collega/opinionista in tv Marco Cagnoni, anche lui rivierasco di nascita e di residenza, ma con una lunga (pure se ormai remota) milizia di attaccante maceratese? Dopo un attimo di comprensibile riflessione, non ha avuto il coraggio di ripudiare i suoi trascorsi calcistici. Lo avrei voluto chiedere anche ad un altro giornalista, mio concittadino però storico collaboratore di una seguitissima trasmissione televisiva irradiata dal capoluogo dorico. Ma mi sono trattenuto per dovere di amicizia.

E Favo? Ovviamente nessun dubbio sui suoi  sentimenti attuali (+). Tuttavia dalle sue dichiarazioni è trapelato molto rispetto per l’Ancona, dove ha giocato ad alti livelli e dove ha allenato purtroppo fra i dilettanti, al punto di lasciarsi andare all’univoco pronostico di considerarla ”sicura vincitrice del campionato.” Ma se fosse invece la Maceratese a spuntarla, proprio a causa del pareggio di ieri pomeriggio, Favo sarebbe probabilmente costretto a trasferire in fretta il domicilio dalla riva dell’Adriatico fra noi “pistacoppi”, dai quali sarebbe accolto come un eroe, con tanto di monumento in piazza.



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