Il No maceratese a Dario Argento

MACERATA - Occasione persa nel 1985 per lo Sferisterio maceratese di far esordire alla regia lirica un'importante personaggio
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Dario Argento

Dario Argento

 

di Mario Monachesi  

Venerdì 4 ottobre il maestro del thriller Dario Argento andrà in scena al teatro Coccia di Novara con la prima regia lirica della sua carriera: il Macbeth di Shakespeare, tragedia musicata da Giuseppe Verdi. In una conferenza stampa ha così spiegato: “Farò vedere l’uccisione del re, rappresenterò le tre streghe spaventose che appaiono a Macbeth, userò degli effetti speciali”. Chiosa il direttore artistico Renata Rapetti: “Era l’unico che poteva restituire tutta la forza dell’opera in teatro”. E a pensare che questo fenomenale evento, già nel 1985, si sarebbe potuto verificare a Macerata. Per il “Rigoletto” di quella stagione lirica, stando alle cronache giornalistiche dell’epoca, la direzione dello Sferisterio aveva difatti avviato dei contatti proprio con Dario Argento, il regista di film come “L’uccello dalle piume di cristallo” (1970), “Il gatto a nove code” (1971), “Quattro mosche di velluto grigio” (1971), “Profondo rosso” (1975), “Suspiria” (1977) e “Inferno” (1980), ma poi le invenzioni sceniche del maestro dell’horror, evidentemente, terrorizzarono molti. Le sue proposte prevedevano di fatto il materializzarsi di vampiri, scosse elettriche e addirittura di un terremoto simulato tra le sedie del pubblico. Gli effetti speciali sulla scena ed in particolare i raggi laser sarebbero risultati visibili  anche all’esterno dell’Arena. Tutto questo provocò forte turbamento non già sui potenziali spettatori, come in realtà avrebbe voluto il regista, bensì sui responsabili ed organizzatori della stagione lirica dello Sferisterio che, senza pensarci troppo, si affrettarono a disdire l’invito e a sottoscrivere il contratto con un più idoneo Mauro Bolognini. Argento non la prese bene. Riferirà infatti più tardi in un’intervista a Il Resto del Carlino del 2011 il suo amico ed attore portopotentino Raffaele Curi: “Dario ci è rimasto malissimo e nel suo film “Opera” del 1987 c’è molto di questa vicenda”. Per il Rigoletto di quell’anno, stando sempre alle cronache dell’epoca, vennero ricercati contatti oltre che con Dario Argento (l’unico che avrebbe quindi accettato, spinto e convinto sino alla noia da Curi), anche con Franco Zeffirelli, Gigi Proietti, Martin Sorsese, Orson Welles, Peter Ustinov e Federico Fellini che però, a quanto pare, per un deprecabile disguido postale non ricevette mai la missiva inviata da Macerata. Scorsese rinunciò invece a causa di altri impegni assunti in precedenza. Al Resto del Carlino di allora spiegò: “Non c’è tempo quest’anno per organizzare quel che avrei voluto. Non avrei fatto una regia fine a se stessa, valida soltanto per lo Sferisterio. Avrei portato anche una troupe cinematografica per poi diffondere lo spettacolo nel circuito degli Stati Uniti. Mi accorgo però che è troppo tardi. Se mi volete ancora, sarò a disposizione per il prossimo anno”. Ma poi nessuno lo contattò più. Sempre in quell’anno, per la Lucia di Lammermoor, i vertici dello Sferisterio contattarono anche il pittore Renato Guttuso che, una volta firmato il contratto, avrebbe provveduto a portare in città anche la contessa Marta Marzotto. Ad un passo anche da questo importante colpo, ecco infine il secondo no. Forse le critiche piovute a “catinelle” – posso dirlo? Per me a torto – l’anno prima con la Boheme di Ken Russel, non avevano di certo rasserenato e rassicurato (asciugato) del tutto gli animi dei responsabili lirici maceratesi.



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