E’ morto Michele Gismondi
Il ciclista, 82 anni, fu gregario di Fausto Coppi
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Michele Gismondi, il gregario di Fausto Coppi, è morto. Il ciclista si è spento ieri sera nella sua casa di Montegranaro, dove era nato 82 anni fa. Cresciuto come allievo sulle strade del Fermano, Gismondi si era poi formato a Novi Ligure prima di passare nella scuderia Bianchi; qui, verrà “promosso” a fidato scudiero del grande Fausto Coppi. Una vita da gregario, poche vittorie, ma una carriera di tutto rispetto. Celebri le sue “scuse”, dopo essersi permesso di vincere una tappa del giro d’Italia del 1953, proprio nella frazione della terra che gli aveva dato i natali.
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condoglianze alla famiglia !!!
Con la scomparsa di Michele Gismondi, le Marche, a cui egli era tanto legato, e il nostro Paese perdono un grande uomo di sport. Gismondi era ricordato quale fedele gregario di Fausto Coppi: chi non rammenta le trasmissioni televisive dedicate al Campionissimo, in cui egli era chiamato a testimoniare. Individualmente, Gismondi dette il meglio di se nelle tre edizioni dei mondiali in cui il CT Alfredo Binda lo convocò. Nel 1959 a Zandvoort, in Olanda, giunse secondo battuto dal compagno di fuga, il francese Darrigade, autore di un’irregolarità non sancita. Nel 1953 in Svizzera, a Lugano, nell’edizione vinta per distacco dal capitano Coppi giunse quarto, stesso piazzamento conseguito l’anno successivo a Solingen, in Germania, dove si affermò Luison Bobet. Da ricordare la vittoria di Gismondi nella Coppa Agostoni del 1959, stagione in cui si piazzò al secondo posto nella Coppa Bernocchi e nel Trofeo Baracchi, in coppia con Diego Ronchini. Inoltre, nella stagione 1953, la vittoria dell’undicesima tappa del Giro d’Italia e il secondo posto nel Giro del Lazio. Gismondi per la sua umile grandezza resterà nel ricordo di tutti gli sportivi, che la terra gli sia lieve!
“Di Michè (Gismondi) m’impressionò subito lo spirito battagliero. Uno spirito battagliero che mi ricordò quello di alcuni belgi di fama. Non aveva davvero esagerato Cavanna (il mitico massaggiatore cieco dell’Airone) presentandomelo come un elemento capace di mettere in allarme i campioni. Mi fu amico fedele. Non esitai a riprenderlo con me, dopo che altri lo avevano considerato finito per il ciclismo, in seguito ad alcune indisposizioni di cui tutti, nella vita, possono essere vittime momentanee”.
Fausto Coppi