San Giuliano, l’omelia
di Monsignor Giuliodori

MACERATA - La celebrazione in Cattedrale, poi la processione per le vie del centro (GUARDA LE FOTO)
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La processione partita dal Duomo (foto-servizio di Lucrezia Benfatto)

 

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Monsignor Claudio Giuliodori durante la messa di oggi pomeriggio

 

Di seguito il testo dell’omelia pronunciata oggi pomeriggio da Monsignor Claudio Giuliodori, amministratore apostolico della  Diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia, in occasione della Messa per la  festività di San Giuliano Ospitaliere, patrono della città di Macerata. Subito dopo è partita la processione per le vie del centro e la benedizione con la reliquia di San Giuliano Ospitaliere.

«Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi» (1Gv 4,12). In questa espressione, tratta dalla seconda lettura della liturgia con cui onoriamo il nostro patrono San Giuliano, troviamo due aspetti dell’esperienza religiosa che potrebbero apparire in contrasto tra loro. Nella prima parte del versetto si sottolinea la trascendenza di Dio e l’incapacità per l’uomo di stabilire una relazione diretta come avviene nei rapporti umani. Ma subito dopo si aggiunge che se ci amiamo gli uni gli altri Dio non solo si rende visibile ma addirittura rimane e “abita” in noi cosicché possiamo toccare con mano la perfezione del suo amore.

Di questa singolare esperienza di un Dio che resta inafferrabile per le logiche umane ma che nello stesso tempo abita in mezzo a noi quando viviamo nell’amore, ci dà testimonianza anche il nostro Patrono San Giuliano che dopo le drammatiche vicende della sua vita di cavaliere si mette alla ricerca di Dio desideroso di essere perdonato e consolato per aver ucciso, in modo inconsapevole, i suoi stessi genitori. Incontra così il volto di Dio nel farsi prossimo e nell’accogliere pellegrini e viandanti. Nell’amore vero, e cioè libero e disinteressato, scopriamo il volto di Dio e possiamo partecipare alla sua perfezione come ricorda Gesù nel Vangelo di Matteo: «se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5, 46-48).

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Le autorità presenti alla celebrazione

A volte ci capita di pensare che questo modo di amare sia impossibile per cui ci scoraggiamo e ci rassegniamo a vivere rapporti superficiali, segnati dalla diffidenza e dalla rivalità, fino ad alimentare piccoli e grandi conflitti. Ogni giorno le cronache ci documentano le tante forme di conflittualità che vanno dall’ambito familiare, alle vicende sociali e politiche, fino ai violenti scontri civili che investono intere nazioni, come sta accadendo in questi giorni in Egitto e in Siria. Come per San Giuliano anche la nostra vita cambia e Dio si manifesta quando facciamo esperienza dell’amore di Gesù Cristo. In lui l’amore di Dio si è fatto presente e visibile nella storia. Egli non ha predicato una qualche forma di fratellanza universale o di solidarismo ideologico, ma ci ha testimoniato con tutta la sua vita, e compiutamente con la sua morte e risurrezione, la misura vera dell’amore. Ci ha insegnato il comandamento nuovo dell’amore che ha in lui e nel suo modo di amare, il paradigma e il termine di riferimento: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 34-35).

Questo è  il cuore della nostra fede e in questo anno, dedicato proprio alla riscoperta della fede nell’orizzonte del grande evento del Concilio Vaticano II, ci sono state date tante occasioni per approfondirne dinamiche e contenuti. Dobbiamo essere grati a Benedetto XVI, Pontefice emerito che con grande coraggio ha preso la storica decisione di lasciare l’esercizio del ministero petrino e a Papa Francesco, suo successore, che lo Spirito Santo ci ha inviato per portare una ventata di rinnovamento e di grande freschezza spirituale. Tutti, e in molti casi soprattutto coloro che sono più lontani dalla vita della Chiesa, hanno colto e vivono con sorpresa ed entusiasmo, questi cambiamenti. In alcuni è ritornato il desiderio di approfondire nuovamente la fede e di riprendere un cammino ecclesiale.

San_Giuliano_2013_messa_processione (4)Dalle parole e dai gesti di Papa Francesco siamo continuamente sollecitati a vivere in modo più intenso la relazione con Dio e la carità fraterna. Siamo spinti a vivere in modo più autentico la nostra fede, perché  la fede non è un insieme di dottrine o di concetti, ma l’esperienza viva dell’amore di Dio che abita in noi. Su questa linea si muove anche la prima Lettera Enciclica di Papa Francesco che ha portato a termine il lavoro iniziato da Benedetto XVI offrendoci un prezioso strumento per capire che cosa significa per noi oggi vivere la fede in Gesù Cristo e come questa fede sia preziosa anche per la vita sociale. C’è un paragrafo di questa Enciclica particolarmente incisivo che ci aiuta a capire come lo sguardo di fede sia utile anche per la costruzione del bene comune.

Mentre festeggiamo il nostro patrono e affidiamo a lui la vita della nostra Città  di Macerata mi sembra doveroso riproporre alcuni passaggi di questo testo di Papa Francesco. In primo luogo la fede viene ricondotta alla sua fonte: «La fede nasce dall’incontro con l’amore originario di Dio in cui appare il senso e la bontà della nostra vita; questa viene illuminata nella misura in cui entra nel dinamismo aperto da quest’amore, in quanto diventa cioè cammino e pratica verso la pienezza dell’amore». Derivando all’amore di Dio ne consegue che «La luce della fede è in grado di valorizzare la ricchezza delle relazioni umane, la loro capacità di mantenersi, di essere affidabili, di arricchire la vita comune. La fede non allontana dal mondo e non risulta estranea all’impegno concreto dei nostri contemporanei». La fede incide profondamente sulla vita sociale perché – prosegue il Pontefice -: «La fede fa comprendere l’architettura dei rapporti umani, perché ne coglie il fondamento ultimo e il destino definitivo in Dio, nel suo amore, e così illumina l’arte dell’edificazione, diventando un servizio al bene comune. Sì, la fede è un bene per tutti, è un bene comune, la sua luce non illumina solo l’interno della Chiesa, né serve unicamente a costruire una città eterna nell’aldilà; essa ci aiuta a edificare le nostre società, in modo che camminino verso un futuro di speranza» (Papa Francesco, Lumen fidei, n. 51).

San_Giuliano_2013_messa_processione (11)In queste parole sono sintetizzate le ragioni per cui chi ci ha preceduto nei secoli scorsi ha voluto affidare la nostra Città alla fede di San Giuliano chiedendo che fosse ispiratore nel popolo maceratese di una fede altrettanto forte e sincera, capace di incidere profondamente nel quotidiano impegno per la costruzione del bene comune. Ci confortano e ci fanno onore i riscontri positivi evidenziati di recente dal IX rapporto del Cnel sugli “Indici di integrazione degli immigrati in Italia” da cui risulta che la nostra Provincia e in essa la Città di Macerata sono le più accoglienti in Italia in quanto hanno il potenziale più elevato di integrazione della popolazione straniera, intesa come inserimento occupazionale e sociale. Anche la rivista “Famiglia Cristiana” ha dedicato a questa nostra realtà un ampio servizio nel n. 31 dello scorso 4 agosto (pp. 42-47). Se in questo vediamo la benefica influenza del nostro Patrono e del suo carisma di “ospitaliere”, siamo ben consapevoli che molto resta ancora da fare perché l’amore fraterno e la solidarietà possano abbracciare tutte le realtà del nostro territorio.

Continua a tenerci in apprensione ed esige concreti percorsi di solidarietà l’ancora incerta situazione economica che sta colpendo tante famiglie in difficoltà  per la precarietà o la mancanza del lavoro. Ci preoccupano i segnali di disagio delle nuove generazioni che con superficialità assumono stili di vita pericolosi, soprattutto quando si accostano alle droghe e all’alcol. Apprensione e un certo smarrimento, soprattutto tra i malati e le persone anziane, si registrano anche per quanto sta accadendo nel campo della sanità e dell’assistenza. Certamente la congiuntura non è facile e la crisi penalizza fortemente il dinamismo sociale sotto tutti i punti di vista, ma questo fatto deve semmai stimolare la solidarietà, non alimentare egoismi e chiusure. Chiediamo pertanto a San Giuliano che ci aiuti ad affrontare questo momento difficile mettendo a frutto le straordinarie risorse umane e spirituali della nostra gente ancora fortemente legata ai valori religiosi, alle tradizioni familiari, allo spirito di sacrificio e di impresa, alle istanze più nobili di coesione e solidarietà sociale.

 

Il 18 settembre 2004 la cittadinanza ordinaria al Cardinale Tonini

Il 18 settembre 2004 la cittadinanza ordinaria al Cardinale Tonini

Un sostegno speciale ci verrà certamente anche dal Card. Ersilio Tonini che dal Cielo continuerà a vegliare sulla sua prima e amata sposa, mai dimenticata e a cui era particolarmente affezionato. Ho una consegna che devo eseguire e questo mi sembra il momento più indicato. Quando l’ho sentito al telefono in occasione del compimento del 99° genetliaco, pochi giorni prima della morte, mi ha pregato, con particolare slancio e partecipazione, di portare il suo affettuoso abbraccio alla comunità ecclesiale e a tutta la Città. Mi aveva sorpreso questa richiesta così esplicita e diretta, ma è evidente che sentiva avvicinarsi il momento dell’ultimo commiato e non voleva perdere l’occasione per salutare con particolare affetto i suoi concittadini. La cittadinanza onoraria gli era stata conferita, infatti, in una toccante cerimonia il 18 settembre 2004. Nell’occasione aveva tenuto, a conferma delle sue straordinarie doti di comunicatore uno stupendo discorso. Ieri, nella ricorrenza del trigesimo della morte, lo abbiamo ricordato nella Celebrazione Eucaristica per la Dedicazione della Cattedrale e al termine è stato distribuito da parte dell’amministrazione comunale il fascicolo che documenta con i testi e le foto quell’evento. Mentre lo accompagniamo con la preghiera nel suo definitivo incontro con il Padre celeste, ringraziamo il Signore per il dono che ha fatto alla nostra Città attraverso la sua persona e il suo ministero episcopale.

San_Giuliano_2013_messa_processione (26)Una preghiera la rivolgiamo assieme al Signore perché doni a questa amata Diocesi un pastore secondo il suo cuore, che sappia guidarla con ricchezza di fede, sapienza dottrinale e carità sincera. Come ho avuto modo di dire in occasione della nomina ad Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica, lascio con sofferenza questa cara comunità ecclesiale e civile. Il prolungarsi dell’attesa per la nomina del nuovo pastore è comunque un’occasione per continuare ancora un po’ a camminare assieme anche se gli impegni già assunti a Milano e a Roma non mi consentono di essere sempre presente come in precedenza.

Mentre affidiamo fiduciosi la vita della nostra Città di Macerata al Santo protettore San Giuliano, già volgiamo lo sguardo alla Patrona della nostra Diocesi, la Madonna della Misericordia, che celebreremo domani. Ci conforta sapere che con il suo manto ci avvolge tutti proteggendoci dalle avversità e dandoci forza e coraggio per affrontare le non facili sfide umane, spirituali e sociali che segnano il nostro tempo. Sia lodato Gesù Cristo.

(foto-servizio di Lucrezia Benfatto)

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