Resti di cinghiali lungo l’Esino:
“Nessun allarme sanitario”

Il Corpo Forestale rassicura su presunti rischi di tubercolosi bovina a seguito delle carcasse ritrovate tra Matelica e Cerreto d'Esi. La Regione Marche rafforza i controlli. Coldiretti: "No alla sospensione della caccia"
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cinghiali tubercolosi

 

Dopo la denuncia della Lac (Lega Anti Caccia) arriva la ricostruzione del Comando regionale forestale di Matelica sul rinveninimento di ieri, da parte degli agenti di Matelica (leggi l’articolo), sulle sponde e nell’alveo del Fiume Esino, in loc. “Pian di Morro II”, di due sacchi di plastica contenenti frattaglie, pelli e ossa presumibilmente di cinghiali. I Forestali, giunti sul posto, hanno provveduto ad informare del ritrovamento dei resti le autorità veterinarie locali e la Provincia affinché si provvedesse al successivo smaltimento delle spoglie, mentre per il reato di abbandono di rifiuti hanno proceduto alla successiva segnalazione all’Autorità giudiziaria competente. Si ipotizza che l’attività illecita possa essere scaturita dalla condotta di cacciatori o bracconieri che, una volta scuoiati gli animali, si sono disfatti, abbandonandoli in modo illecito, delle parti non commestibili.

“A questo proposito è opportuno sottolineare – si legge nella nota della Forestale  che non si può parlare di allarme sanitario circa presunti rischi di tubercolosi bovina, in quanto solo con i resti rinvenuti sul Fiume Esino non sarebbe neanche possibile eseguire le relative analisi di positività. Tra l’altro, l’infezione di Tubercolosi bovina, già scoperta da alcuni anni nella zona, viene costantemente monitorata dal Servizio Veterinario pubblico che ha già intrapreso un piano di risanamento delle aziende colpite e un monitoraggio del bestiame al pascolo e della fauna selvatica del luogo, al quale anche il personale del Corpo forestale dello Stato sta partecipando. Inoltre, il Corpo forestale dello Stato sta svolgendo, insieme al Servizio Veterinario Regionale, come anche nell’operazione denominata “Obelix” dell’inizio di questo mese, in contrasto al bracconaggio nel territorio regionale, controlli nell’ambito della ristorazione, in particolare sulle carni di cinghiale prive di analisi sanitarie e della relativa rintracciabilità, potenzialmente pericolose per la salute umana.”

Intanto la Regione Marche rafforza i controlli e gli assessorati competenti hanno convocato i rappresentanti delle associazioni venatorie, dei servizi veterinari e delle forze dell’ordine, per verificare la situazione e studiare un azione di contrasto al bracconaggio e ai possibili rischi di diffusione della malattia, trasmissibile all’uomo.  

Sulla richiesta della Lac di sospendere  la caccia al cinghiale interviene anche la Coldiretti Marche: “Occorre fare chiarezza sui presunti casi di tubercolosi nei cinghiali ma lo stop alla caccia significherebbe aggravare una situazione, quella dei danni agli agricoltori, già drammatica, che non apporterebbe alcune beneficio “



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