Come è stato speso
l’ecoindennizzo del Cosmari?

L'ASSEMBLEA DI SALVAMBIENTE - Oltre alla richiesta di non concedere la Via sul tavolo l'indagine epidemiologica: "I dati Istat non bastano". Il vicesindaco di Tolentino Della Ceca: "Il termovalorizzatore non si riaccenderà più", ma secondo l'associazione i problemi non sono finiti. "Attenti al futuro"
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L'ASSEMBLEA - Il vicepresidente Bison e il presidente Gismondi (entrambi al centro) dell'Associazione Nuova Salvambiente

L’ASSEMBLEA – Il vicepresidente Bison e il presidente Gismondi (entrambi al centro) dell’Associazione Nuova Salvambiente

Una protesta dei cittadini organizzata dall'Associazione Nuova Salvambiente.

Una protesta dei cittadini organizzata dall’Associazione Nuova Salvambiente

 

di Marco Ricci

Sulla vicenda Cosmari si parte da un punto dato per scontato. La chiusura definitiva della linea di incenerimento. Questo il sentire durante l’assemblea di ieri dell’Associazione nuova Salvambiente, una sensazione di fatto condivisa anche dal vicesindaco di Tolentino presente, Emanuele della Ceca. Ed è stato il presidente dell’Associazione, Antonio Gismondi, a ricapitolare i motivi che hanno reso ancora più urgente lo spegnimento della linea di incenerimento. L’aver superato nel 2012 la soglia di emissioni di diossine e furani per otto volte, il successivo  stop e il conseguente acquisto per 300.000 euro di nuovi filtri, il nuovo via libera della Provincia alla ripartenza dell’impianto – nonostante “anche in sede di dell’Autorizzazione Integrale ambientale la stessa Provincia abbia parlato di impianto vecchio di trent’anni” – e poi il nuovo sforamento di luglio con la conseguente fermata.

 

Il vicesindaco di Tolentino, Emanuele della Ceca, presente ieri sera in assemblea

Il vicesindaco di Tolentino, Emanuele della Ceca, presente ieri sera in assemblea

Una quasi certezza, lo spegnimento dell’inceneritore, che però ancora non lascia sereni i cittadini. Pesa su tutto un passato di trent’anni, pesano le rassicurazioni tante volte date e non sempre rispettate da parte del Cosmari. Non solo sul camino ma anche sugli odori nauseabondi nelle frazioni vicine l’impianto. E sopratutto pesa la scelta sbagliata di fondo. Quella di collocare il Consorzio poco lontano dai centri abitati. Un passato che unisce insieme nella Nuova Salvambiente i giovani di oggi e coloro che si sono battuti ieri contro l’inceneritore.  Così, se da una parte secondo il presidente Gismondi c’è ormai la consapevolezza “che sia impossibile chiedere lo smantellamento di tutto il Cosmari  perché anche noi vogliamo una gestione pubblica dei rifiuti”, dall’altro lato “la richiesta di chiarezza anche dal punto di vista politico” indica il permanere di dubbi, perplessità e scarsa fiducia in molti degli attori in gioco. Dirigenza del Cosmari e politica in primis.

La paura, più volte emersa durante l’assemblea, è che al di là dell’incenerimento ogni nuova tecnologia in qualche modo impattante possa in futuro essere localizzata dove è oggi l’inceneritore. Dalla produzione di biogas a quello che sarà da qui a dieci o vent’anni, con la consapevolezza poco rassicurante – espressa sempre dallo stesso Presidente dell’Associazione – che “molte delle concessioni ottenute oggi non sono state certo regalate.” Non si parla solo dello spegnimento del bruciatore. Ma anche di come si è ottenuto il tavolo tecnico per l’indagine epidemiologica e per le analisi da effettuare per misurare i possibili inquinamenti anche  pregressi dovuti all’impianto. Così l’analisi dei licheni – quegli organismi che vivono sulle cortecce degli alberi e da cui si può ottenere uno “storico” dell’inquinamento – è stata concessa secondo l’associazione solo il 10 luglio e non senza fatica. Oltretutto soltanto grazie all’impegno della Regione, viene spiegato. “I tecnici e il Cosmari erano contrari”, ha asserito il Vice Presidente dell’Associazione, “Oltre ad essere questo uno smacco per il Cosmari è indicativo dell’atteggiamento.”

Il Cosmari

Il Cosmari

Al di là delle polemiche l’attenzione resterà alta soprattutto sulle modalità con cui verrà condotta l’analisi epidemiologia. Perchè “senza un’indagine seria non si può asserire che vi siano stati o non vi siano stati rischi per la salute”.  E qui critiche sono piovute all’indirizzo del direttore del Cosmari Giampaoli, censurato proprio in merito alle sue rassicurazioni sul possibile impatto dovuto alla recente fuoriuscita di diossina. “Vogliamo sapere chi si è ammalato, perché si è ammalato, quando si è ammalato, dove si è ammalato”, questi i cardini su cui secondo Giovanni Lippera – il “tecnico” del tavolo che più di altri ha toccato l’aspetto sanitario di tutta la questione Cosmari – dovranno imperniarsi le ricerche.  Insoddisfatta di una possibile indagine basata sui dati Istat o condotta su periodi di tempo troppo brevi l’associazione chiede metodologie più serie e approfondite basate sostanzialmente sui fogli di dimissione ospedaliera. Su tutto la preoccupazione dovuta ad un passato di scarse misurazioni quando “l’analisi dell’inquinamento venivano fatte una volta l’anno, come denunciò senza essere smentita Anna Menghi” in un’intervista a Cronache Maceratesi (leggi l’articolo). “Poi una volta ogni tre mesi e infine una volta al mese. Faremo di tutto”, ha concluso Lippera, “per far passare il nostro tipo di proposta.”

Sul tavolo altre battaglie che partiranno o stanno per partire. Una di queste è quella sull’ecoindennizzo, ovvero le cifre pagate dal Cosmari come “ristoro” da corrispondere ai comuni limitrofi per i danni e i disturbi prodotti dall’impianto. A trattare questo tema è stata l’avvocatessa Eleonora Borroni. “Per prima cosa bisogna capire come siano stati stabiliti i criteri di suddivisione della somma tra i Comuni, come è avvenuta la quantizzazione dell’indennizzo e come il Cosmari ha dato seguito alla normativa”, ha spiegato. “In un secondo momento”, ha proseguito, “bisogna chiarire come i Comuni abbiano utilizzato queste somme, se in modo proprio o no.” Perchè è chiaro, questo il ragionamento sotteso, che se l’ecoindennizzo per i cittadini di Sforzacosta fosse stato utilizzato per comprarci tombini o per tagliare l’erba a Villa Potenza, di poco “ristoro” si potrebbe parlare. E le cifre in campo non sono piccole. In dieci anni oltre 2.300.000 euro al Comune di Tolentino, 350.000 euro a Macerata, quasi 800.000 euro a Pollenza. C’è insomma il dubbio che i Comuni possano aver fatto cassa con l’ecoindennizzo senza in realtà mitigare le condizioni di vita di chi effettivamente risiede vicino l’impianto e ne ha subito quanto meno i fastidi. Cosa che il buon senso, al di là dei vincoli stringenti o meno della legge regionale, avrebbe reso auspicabile.

Al tavolo il vicesindaco di Tolentino Della Ceca. Non è stata una posizione facile la sua. Schiacciato tra tutti i pregiudizi che in questi tanti anni hanno pesato sulle condotte della politica, da una storia pregressa di cui onestamente Della Ceca è poco responsabile, da una trattativa Smea-Cosmari che in questo momento poco interessa i cittadini ma che rischia di strumentalizzare aspetti salienti della questione. E proprio al vicesindaco è arrivata la seconda sollecitazione fatta dal tavolo dell’Associazione Salvambiente. La richiesta di non concessione, da parte del Comune di Tolentino, così come ha già fatto il Comune di Macerata, del parere positivo nella valutazione di impatto ambientale per la linea di incenerimento. Valutazione necessaria anche per ottenere l’Autorizzazione Integrale Ambientale. L’impressione è che il Comune di Tolentino – accusato dall’associazione di non aver presentato una sola riga di osservazioni in tre anni in Conferenza dei Servizi – sia ormai pressoché certo dello spegnimento definitivo dell’impianto. E che molto probabilmente da Tolentino un parere favorevole non arriverà. Un’impressione  però che – dati appunto i difficilissimi rapporti pregressi dei cittadini con la politica provinciale e la dirigenza del Cosmari – si vuole fermamente veder passare dalla fase delle impressioni a quella assoluta delle certezze.

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