Sferisterio, i versi di Mario Monachesi dipinti da Loris Paolucci

Il progetto è di Federico Lelli Ferretti. Il pittore vincitore della Marguttiana di due anni fa è appena reduce da un memorabile successo a Sulmona realizzando il Palio della giostra Cavalleresca
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Paolucci con Mimmo Taglieri (Presidente dell’associazione Giostra cavalleresca di Sulmona)

 

di Maurizio Verdenelli

Macerata, parole e segno. Le parole sono quelle del poeta Mario Monachesi; il segno, del pittore Loris Paolucci; la regia che unisce le une all’altro è di Federico Lelli Ferretti -sì, nipote di …tal Dante anch’egli esule, maceratese. Musa ispiratrice, l’(ex) Atene delle Marche, che nelle arti visive, almeno, è rimasta un capoluogo, e non solo della regione ‘al plurale’! Sullo sfondo, Stefano Calisti, l’ultimo nato di una generazione cresciuta dal secolo scorso all’ombra del ‘campanone’ e dell’Arena.  Già, lo Sferisterio. “mi piace andarlo a trovare d’inverno, quando dopo/le fatiche estive sta solo con la sua anima,/ quando il suo spazio regale, finito ed/ infinito metà cerchio, ha finalmente tempo/ per guardarmi dritto negli occhi” scrive Monachesi. Ed ancora: “Nell’estate assetata e breve/la siccità un canto breve”.

Mario Monachesi

Mario Monachesi

Versi (belli) che saranno ‘dipinti’ insieme con Macerata nelle tele di Loris Paolucci. L’idea, la scenografia è di Federico, naturalmente. Buon sangue non mente. Un progetto maceratese, dunque, per la …stagione artistica autunno/inverno nel nome dello Sferisterio e tout court di una città che, forse un tempo, fu ‘granne’. Sicuramente sì’, nell’Arte. Che a metà di un’esistenza (spesa per la Tecnica) può conferire a questa un nuovo, affascinante significato. La vita è quella di Loris Paolucci, vincitore della Marguttiana di due anni fa, appena reduce adesso da un memorabile successo a Sulmona realizzando il Palio della giostra Cavalleresca (madrina Annalisa Minetti), che rappresenta uno dei biglietti da visita più importanti della città famosa per Virgilio e i confetti.

federico lelli

Federico Lelli

Signor Paolucci, la sua attività di gallerista è iniziata piuttosto tardi, nel 2008, ma non si tratta di una vocazione tardiva perché dipingere è stata per lei una passione coltivata nell’adolescenza, una passione che aveva lasciato il posto alla professione di geometra che credo lei non abbia abbandonato solo per la crisi dell’edilizia…  “Si è vero, passione coltivata nell’adolescenza che in seguito con alti e bassi ha dovuto dividere ed alle volte cedere totalmente il mio tempo libero ai due sport di mazza da me praticati: hockey su prato e baseball. Ricordo che nella seconda metà degli anni ottanta la pittura aveva ripreso vigore, producevo quadri a china ed acquerello aventi per soggetto scorci dimenticati di Macerata. Partecipai anche ad un paio di edizioni della Marguttiana che a quell’epoca ancora si teneva in vicolo Consalvi. Passione che alla fine del 2007, dopo aver superato svariati problemi, si è ripresentata alla porta aiutandomi a superare un anno buio. Ricordo che un giorno di colpo presi un blocco di fogli bianchi e disegnai una ventina di bozzetti che in seguito tradussi in opere atti. Da lì sono ripartito per questa nuova avventura”.

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A destra Loris Paolucci nel momento della presentazione del palio

Il suo mestiere di geometra è abbastanza riconoscibile nelle linee dritte, geometriche, appunto, dei dipinti… “Si indubbiamente mi trascino dietro il ‘lato perfettino’ della professione. Aggiungo comunque che è rappresentativo di un lato del mio carattere e della smisurato apprezzamento che ho nei confronti della pittura rinascimentale guidata e governata da geometrie nascoste che rendono equilibrate le opere dei grandi maestri dell’epoca”.

Macerata è la sua grande ispirazione? L’unica?  “Come accennato sopra già negli anni ottanta fu ispiratrice per le mie opere. Oggi sono ripartito da altri soggetti e sviluppato altre idee, perciò Macerata non è stata la mia unica fonte d’ispirazione anche se l’ultima  produzione, come se si stesse chiudendo il cerchio aperto negli anni ottanta, ha per soggetto scorci della mia città”.

Si sente erede della tradizione dei grandi maceratesi che hanno tratto dalla città natale tanta linfa descrittiva. Da Peschi a Tulli, Cristallini, Virgì, Calisti sino a Dante Ferretti con il suo ultimo (in ordine di tempo, s’intende) Oscar…? “Si, mi sento un probabile erede degli illustri predecessori e attuali artisti che Lei ha citato, un probabile perché la stima artistica verso questi signori è grande ed parte del mio DNA di ‘maceratese pistacoppi’; un probabile perché il percorso artistico ed umano per meritare tale eredità è sicuramente ancora lungo e difficile. Nella sostanza come dicono a Macerata: Ancora tante pagnotte devi mangiare”.

Ora il suo gallerista è Federico Lelli Ferretti (per inciso, nipote di Dante). Com’è nato il sodalizio? “Il sodalizio è nato grazie all’amico, e ben più noto pittore, Stefano Calisti. Ricordo che verso la fine del 2011, ritenendo che le mie opere fossero valide, parlò di me a Federico e me lo fece conoscere. Da lì in poi è nato questo sodalizio per me molto importante”.

Ha avuto successo ad Assisi due anni fa e a luglio ha vinto a Sulmona, città per tanti versi somigliante a Macerata. Si sente ora di ‘vincere’ definitivamente a Macerata? “Vincere fa sempre piacere. Consideri che la Marguttiana  l’ho vinta nel 2011 con un’opera dal titolo ‘La rivolta delle muse’ a cui è stato assegnato il Premio Città di Macerata. Una metafora visiva, avente in primo piano lo Sferisterio, che mette in evidenza come alle volte le attività artistiche e culturali hanno vita difficile. Quest’anno realizzare il Palio della Giostra Cavalleresca di Sulmona e realizzare anche l’etichetta di una selezione di vini sempre per la manifestazione è stato fantastico. Rivincere un premio alla prossima Marguttiana 2013 sarebbe l’apoteosi considerando che, ogni anno, la manifestazione attrae sempre più artisti che partecipano con opere qualitativamente sempre migliori. Per me comunque, in un prossimo futuro, il premio più grande sarebbe di essere riuscito a meritare l’approvazione e il consenso dei concittadini che rappresenterebbe un grande punto di partenza per arrivare a nuovi traguardi”.
PAOLUCCI-3L’uomo mercato è da diversi anni Stefano Calisti. Quanto deve artisticamente a lui, se qualcosa deve, e in che maniera, Loris Paolucci?  “Come accennato prima, Stefano è un amico. Ci conosciamo sin dai tempi delle medie superiori (geometri). Non posso che essergli grato per tutto quello che mi ha trasmesso in questi anni da quanto ho ripreso il mio percorso pittorico. Ogni volta che mi sono recato presso il suo studio per un consiglio si è fatto trovare sempre disponibile dedicandomi il suo tempo anche al di sopra degli impegni che lo sovrastavano. A livello artistico è veramente un grande, un artista a 360 gradi considerando che è anche un ottimo cantante e soprattutto uno che non se la tira”.


PAOLUCCI-4Macerata si salverà dal declino? Basteranno Cultura, Arte e Spettacolo? 
“Oggi, purtroppo non è facile fare delle previsioni a lunga scadenza. Essendo però ottimista non posso che dire sì! L’arte, la cultura e lo spettacolo sin dai tempi antichi hanno sempre fatto parte e attivamente contribuito al benessere della società. Certo non basta solo questo se non c’è la volontà politica di risolvere tutti gli altri problemi che attanagliano i cittadini. Però è un buon inizio. A difesa di ciò posso aggiungere che,  rispetto ad altre città della zona sia più grandi che più piccole, la città di Macerata ha un rapporto sicuramente più significativo nell’organizzare e dispensare arte, cultura e spettacolo. Secondo me nonostante tutto è un’isola felice”.

Cosa ama più di Macerata? “Ci vorrebbe molto tempo per poter elencare quello che amo di più della mia città. In queste situazioni, poi, è molto facile tralasciare qualcuno o qualcosa per sbadataggine o dimenticanza. Risultato finale enorme “gaffe”. Perciò, per evitare che ciò  avvenga e per esternare l’amore che ho per la mia città, mi servirò di una delle brevi liriche  che ho sottomano del famoso poeta maceratese Mario Monachesi, dedicata a Piazza della Libertà ed alla chiesa di S. Paolo, che ne sintetizzano l’essenza:

Ad un’ora meridiana

un raggio infilza zuccherino

mattoni ancora provvisori e

colombi persi in voli d’oro”

 

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Con la madrina dell’evento Annalisa Minetti e varie autorità


 
 
 

 

 

 



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