Scontro tra Regione e Comunità montane sulle case di riposo

Giampiero Feliciotti si scaglia contro la delibera 1011, che prevede l'esistenza di una casa di riposo se ci sono almeno 20 persone ospitate
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Giampiero Feliciotti

Giampiero Feliciotti

E’ allarme per gli anziani e le persone non autosufficienti assistite nelle case di riposo o nelle strutture socio sanitarie. A denunciare la difficile situazione, creata da una delibera della Regione Marche che definisce i nuovi standard, sono i presidenti dei tre enti montani di Camerino, San Severino e San Ginesio, che terranno un incontro martedì prossimo per studiare le iniziative da intraprendere. “La delibera 1011 della Giunta regionale metterà in ginocchio i cittadini che si trovano nelle case di riposo e le loro famiglie – anticipa il presidente della comunità montana dei Monti Azzurri Giampiero Feliciotti – lo contrasteremo con tutti i mezzi possibili. Diciamo no ad un provvedimento che mette in difficoltà proprio coloro che hanno maggiormente bisogno di assistenza, introducendo maggiori oneri e dunque l’impossibilità di accesso ai servizi sociali. Come comunità montane condividiamo la protesta”. Nella delibera la regione ha definito lo standard di personale addetto ai servizi per la salute mentale, anziani non autosufficienti e disabili, prevedendo che per ciascuna residenza debbano esserci almeno venti persone, con la presenza nella stessa struttura di diverse categorie, disabili, anziani non autosufficienti, affetti da malattie mentali. Si tratta di un ritorno agli istituti che ha suscitato perplessità in numerose associazioni di categoria. Quanto previsto nella delibera, secondo gli amministratori, pur essendo volto ad applicare i livelli essenziali di assistenza e puntando al contenimento dei costi, causa un aumento dei costi a carico degli utenti ed un aggravio nelle spese di compartecipazione dei Comuni, già in difficoltà con bilanci all’osso e tagli ai trasferimenti. La maggiore imposizione di oneri per il costo dei servizi, secondo gli amministratori penalizzerà l’accesso ai servizi stessi. Per quanto riguarda la disabilità, con la nuova normativa gli utenti in situazione di gravità, dovranno sostenere dei costi con i criteri della non gravità. Preoccupa anche il livello di definizione del fabbisogno dei servizi, che andrà ad incidere sui posti per non autosufficienti coperti da convenzione con il pubblico. Si chiede alla Regione di tivedere livello compartecipazione servizi tra sanità e sociale e dei costi a carico degli utenti malati e non autosufficienti e delle loro famiglie, rivedere gli standard organizzativi che penalizzano le forme tradizionali di assistenza, punto centrale dell’offerta dei servizi in un territorio montano sempre più anziano e bisognoso di servizi socio-sanitari per la terza età.



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