Il regno dei libri
di Angiola Maria Napolioni

L'INTERVISTA - La direttrice della Biblioteca Statale di Macerata lascia la sua creatura dopo 22 anni. Con lei abbiamo ripercorso la storia di un’istituzione centrale per la cultura maceratese. I ricordi degli anni faticosi, poi finalmente le soddisfazioni, oggi i ringraziamenti ai colleghi. “Adesso dare spazio ai giovani”
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biblioteca-nazionale-1di Marco Ricci

Anche in una città dormiente ci sono qua e là dei piccoli gioiellini che ogni tanto nascono. Lontani dalla pomposa oratoria dell’eccellenza (che fu), crescono fino a diventare  scontati, quasi che la loro presenza non sia il frutto di una costante e silenziosa determinazione. E’ il caso della Biblioteca Statale di Macerata, l’istituzione di Via Garibaldi che – a quasi ventidue anni dalla sua inaugurazione – è ormai un punto di riferimento culturale per l’intera città. Oltre a possedere un patrimonio librario di circa centomila volumi in gran parte moderni – un numero elevatissimo se consideriamo che la Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti, vecchia di qualche secolo, si ferma a circa duecentocinquantamila – la Statale ha organizzato dalla sua apertura quasi quattrocento eventi. Un Ente nato da un’intuizione del Ministero per Beni Culturali e Ambientali quando – dopo l’acquisto da parte del Ministero nel 1978 del fondo antico della biblioteca Buonaccorsi di Porto Potenza Picena – si fa strada l’idea di dotare la Regione Marche di una biblioteca statale. Con l’appoggio particolare dell’Università di Macerata, che in seguito metterà a disposizione i locali, delle forze politiche, di tante istituzioni locali tra cui la Provincia e la Camera di Commercio, il 1 dicembre del 1990 – con l’effettiva consegna degli spazi e il distacco del personale dall’Archivio di Stato – la biblioteca comincia lentamente la sua storia. Una storia che in questi anni ha avuto indubbiamente una protagonista principale. La dottoressa Angiola Maria Napolioni, direttrice della biblioteca per ventidue anni e che solo poche settimana fa – con il raggiungimento della pensione – ha lasciato la sua creatura. Accompagnata in questa non facile scelta dalla rara convinzione che nei posti di responsabilità sia necessario lasciare spazio ai giovani.

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La dottoressa Angiola Maria Napolioni

Abbiamo incontrato Angiola Maria Napolioni nei locali dove per tanto tempo – tra i bisbigli dei lettori e l’odore delle sigarette fumate neppure troppo di nascosto dall’infaticabile vice Direttore Maurizio Nati – hanno risuonato i frenetici tacchi della direttrice. Un’andatura così febbrile tanto che in vent’anni non c’è stato probabilmente un solo studente che non abbia almeno una volta scommesso sulla rovinosa franata dalla scala a chiocciola verde. Vinta o persa che sia la posta – quasi sicuramente è vinta – è stato un piacere risalire assieme a lei quei gradini che portano all’ufficio dove la dottoressa Napolioni ha seduto fino al maggio scorso. In un clima, diciamo la verità, tra il commosso e il surreale. Commosso perché il luogo è evidentemente gonfio di ricordi un po’ per tutti. Surreale perché – nel luogo dove si era abituati a vederla scorazzare in lungo e in largo – la sentiamo chiedere il permesso di accomodarsi nel suo vecchio ufficio. E nonostante abbia già liberato le scaffalature e la scrivania – come per rendere più facile il distacco – si nota che sotto sotto, a dispetto di un suo scetticismo che sa vagamente di nostalgia, spera ancora di trovare nel computer dei documenti che vorrebbe mostrami. No, stia tranquilla. Nessuno li ha cancellati e sono ancora lì. Ventidue anni evidentemente non si dimenticano in poco più di un mese.

La sala di consultazione

La sala di consultazione

Dottoressa Napolioni, mi dica la verità. Nel ritornare qui prova più nostalgia o soddisfazione?

Soddisfazione certamente. Soddisfazione perché vedo la Biblioteca come qualcosa che anche io, insieme a tutti i colleghi, e all’inizio eravamo veramente pochi, ho contribuito a creare. Anche l’affetto delle persone con cui ho lavorato per così tanto tempo è per me fonte di grandissima soddisfazione. E non c’è tristezza. Non ci può essere tristezza perché vedo che la Biblioteca è qualcosa che c’è e che continua.

In quanti eravate quando siete partiti?

All’inizio eravamo solo in cinque, in sei, quando qui non c’era niente. Neppure gli scaffali o i computer. E penso al dottor Maurizio Nati, a tutte le colleghe, a Lucilla Minnicucci che ha fatto tantissimo, partendo veramente da niente siamo arrivati oggi a tenere aperti l’istituto mattina e sera per quattro giorni a settimana con orario continuato, oltre alle mattine del venerdì e del sabato.  In solo otto dipendenti. E questo non sarebbe stato possibile senza l’impegno, la volontà, la determinazione e la collaborazione di tutti.

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11 febbraio 1992, Inaugurazione della Biblioteca Nazionale, allora sede distaccata della Biblioteca Nazionale di Napoli

Qual era lo scopo iniziale della Biblioteca? E dove siete arrivati?

Nel decreto del Ministero era scritto di voler dotare Macerata di una biblioteca moderna, con un patrimonio librario moderno e su questo ci siamo concentrati. Oggi tra volumi e giornali il patrimoni librario ammonta a circa centomila volumi, quasi tutto materiale recente. Nel frattempo ci siamo allacciati al progetto Sbn per mettere in rete – insieme alle altre biblioteche marchigiane – il polo librario dell’Università di Macerata. Poi siamo stati tra i primi ad offrire il servizio di accesso a internet agli utenti. In quanto a fruizione del servizio – per dare qualche numero – nel 2012 abbiamo effettuato quasi novemila prestiti, di cui centosessanta interbibliotecari. Per un accesso complessivo di circa venticinquemila utenti. Studenti universitari, affezionati cittadini, tantissimi extra-comunitari. La nostra preoccupazione più importante è sempre stata quella di essere presenti, aperti il più possibile al pubblico, aperti alla città con lo scopo di dare ai giovani non solo un luogo di studio e lettura ma anche una vetrina. E sempre nel 2012 abbiamo organizzato più di quindici manifestazioni culturali. Con l’Università, con le case editrici, con il Liceo Classico, oltre alle iniziative del Ministero come ad esempio la Settimana della Cultura. In vent’anni saranno state trecento, forse quattrocento…

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11 febbraio 1992, Inaugurazione della Biblioteca Nazionale, allora sede distaccata della Biblioteca Nazionale di Napoli

Proviamo adesso a dividere la storia della Biblioteca Statale in periodi, dagli albori fino a oggi. Come traccerebbe i confini di questa storia e con quale aggettivo caratterizzerebbe ogni periodo?

La prima fase fu quella costitutiva in cui dovevamo dotare la biblioteca di libri, riempirla con gli scaffali, i tavoli, gli uffici, comprare le macchine da scrivere, ci fu il gran lavoro amministrativo fatto dal collega Fiorenzo Ercoli. L’inaugurazione vera e propria avvenne l’11 febbraio del 1992, ma il via vero fu forse l’anno successivo quando ospitammo la Mostra Leopardiana i cui materiali erano giunti dalla Biblioteca Statale di Napoli. Nel frattempo avevamo cominciato ad arricchire il nostro patrimonio librario anche grazie al materiale donato dalla Statale di Firenze. Seguì poi tutta l’opera di catalogazione, la messa in rete della biblioteca e tantissime altre attività. Faticoso, sì. Sicuramente è stato un periodo faticoso. Poi, più o meno nel 1997 con l’arrivo del primo obiettore – possiamo dire di avere concluso questo periodo e di avere davvero aperto. E’ fu subito un’esplosione di utenti. Tantissimi studenti, tanti giovani, in questo caso la parola da usare è sicuramente affermazione. E ovviamente soddisfazione grande.

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Le postazioni internet

E dopo la gioventù – dopo “Napoli”, com’era chiamata dagli studenti la biblioteca – arriva la maturità…

Nel 2002 la biblioteca ha circa dieci anni e da sezione staccata della Biblioteca Statale di Napoli diviene una biblioteca autonoma. Alcuni collaboratori se ne vanno, altri arrivano. L’appoggio del Ministero è sempre più forte. E se gli obiettori non ci sono più apriamo una collaborazione con l’Università di Macerata per ospitare degli stagisti. Ragazze e ragazzi che collaborano sia per il prestito che per garantire l’apertura continuata. Nel frattempo la biblioteca fa anche dei grandi passi in avanti. Ad esempio con l’introduzione del prestito informatizzato che va a sostituire i vecchi registri cartacei e con il prestito a domicilio. Direi che questo è stata la fase del completamento e del consolidamento, quando il progetto iniziale – quello del Ministero di dotare Macerata di una biblioteca moderna – si è compiutamente realizzato.

 

Venendo proprio alla modernità. Questa città guarda sempre indietro. Eppure entrando qui si è sempre avuta l’impressione di un’istituzione proiettata in avanti. Non solo per i volumi che accoglie. Ma ad esempio anche per gli strumenti di cui si è dotata e per il tipo di utenza.

Sì, anche secondo me è vero. Abbiamo fatto tutto il possibile per metterci a disposizione della città. Apertura all’utenza, alla società civile, all’Accademia, all’Università, la Biblioteca oggi è senz’altro un’istituzione importante per Macerata.

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Un giovanissimo Enrico Brizi ad un incontro in biblioteca

 

Parliamo adesso degli eventi. Ne sono stati organizzati tantissimi. E anche di personaggi ne sono passati molti. Ricordo ad esempio Trubbiani e Tulli, solo per fare qualche nome.

Certo, la mostra di Trubbiani e di Tulli. Ma anche un Brizi giovanissimo, sulla cresta dell’onda, quando intervenne all’iniziativa “Scuole e letture in Biblioteca.” Poi il professor Zecchi, Luciano Canfora, nel 2003 il Vice Presidente del Senato Fisichella. Tanti, tantissimi personaggi. Ma di tutte le nostre attività forse la più bella in assoluto fu la pubblicazione, in collaborazione con la Fondazione Carima, dei tre volumi dell’archivio fotografico di Alfonso e Carlo Balelli. Un archivio in possesso della Biblioteca di oltre diecimila pezzi tra lastre e pellicole che copre un periodo che va dalla fine ottocento agli anni settanta del novecento.

 

 

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Fondo Balelli, 51 Macerata. Panificio e biscottificio Vecchioli. Esterno anni 30, lastra su vetro, cm. 24 x 30]

Se non ricordo male non sono stati gli unici volumi pubblicati o curati da voi.

Difatti. In collaborazione con l’Università di Camerino avevamo precedentemente pubblicato degli scatti dello stesso Carlo Balelli relativi alla prima guerra mondiale. Ma un’altra bella soddisfazione venne nel 2009 con la pubblicazione di “Piatti reali e trionfi di zucchero”, edito dalla Camera di Commercio di Macerata. Un’opera presentata alla Fiera del libro di Torino e nata dallo studio dei manoscritti che conserviamo, l’intero ricettario seicentesco di casa Buonaccorsi. E anche prima, nel 1996, avevamo presentato il catalogo della mostra “Le carte in tavola: manoscritti e libri di cucina nelle Marche” che avevamo ospitato nei nostri locali.

Veniamo adesso al futuro della Biblioteca. Come lo vede questo futuro anche alla luce del fatto che in pochissimo tempo l’Ente ha perso due pezzi da novanta, lei e il vice Direttore Maurizio Nati?

La Biblioteca deve continuare ad operare così come ha fatto fin’ora e sono sicura che lo farà. Anche con poche persone sarà essenziale in futuro mantenere l’ampia apertura al pubblico. Questo è il servizio della Biblioteca Statale nei confronti della cittadinanza. Mettere a disposizione il più possibile il suo patrimonio e animare e promuovere la cultura maceratese, in particolare i giovani operatori culturali locali che hanno bisogno di spinta e di un minimo di riscontro.

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La cena di saluto in biblioteca con i colleghi e i collaboratori

E invece il suo di futuro? Lei non ha esattamente l’immagine di una donna in pensione…

Ho molte altre cose da fare! Sono Principe dell’Accademia dei Catenati, collaboro con altre istituzioni del territorio come il Centro Studi Leopardiani, il Salimbeni di San Severino e la stessa Fondazione Carima. Sempre in un’ottica di valorizzazione di quello che abbiamo nel tentativo di far emergere i giovani. Questo è importantissimo. Aiutare il più possibile i giovani studiosi e ricercatori. E io spero di poterlo fare anche fuori di qui. In ogni caso, prima di salutarci, voglio davvero ringraziare tutti i collaboratori, gli obiettori, gli stagisti dell’Università che hanno reso possibile in questi anni l’affermazione della Biblioteca Statale. E un ringraziamento ovviamente lo devo al Ministero e a tutte le altre istituzioni – dal Comune di Macerata, alla Fondazione Carima, all’Università, alla Camera di Commercio – con cui ho avuto il grande piacere di collaborare.

Oltre che dovuto – non solo per quanto ha fatto ma anche per quanto ha lasciato insieme ai suoi colleghi alla città di Macerata – sarebbe di certo cortese e auspicabile un piccolo omaggio alla dottoressa Angiola Maria Napolioni da parte dell’Amministrazione Comunale.

 



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