Quella telefonata con Papa Francesco
MACERATA - LORETO - Mons. Giancarlo Vecerrica racconta come è arrivato a quella chiamata in diretta
“A papa Francesco, ma era stata la stessa cosa con Benedetto XVI, capite? non potevo dire quella parolaccia …’cazzate’, così l’ho edulcorata in ‘sciocchezze’, tuttavia il senso rimaneva tutto. Ed entrambi i papi a guardarmi, ogni volta, con gli occhi sgranati così…”. A raccontare l’episodio, centrale nelle motivazioni della ‘clamorosa’ telefonata in diretta del pontefice, due sabati fa, prima della messa allo stadio Helvia Recina di Macerata, prodromica al pellegrinaggio per Loreto cui hanno partecipato quest’anno centomila fedeli è monsignor Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabiano-Matelica, responsabile della Pastorale dei Giovani nelle Marche.
Il racconto, ‘don Giancarlo’ lo ha fatto sabato scorso intervenendo ad un convegno cdella Comunità montana Monti Azzurri, sulla via Francisca (Francigena) dei Sibillini nella chiesa di sant’Eustachio a Belforte del Chienti. “L’attenzione di papa Francesco sono riuscito a catturarla all’incontro dei vescovi ad limina, in Vaticano, ai primi di maggio. Al Capo della Chiesa ho raccontato del foglietto che un ragazzo di Matelica aveva messo in tasca ad uno dei miei parroci al funerale di suoi due amici morti a seguito di uno dei tanti sabati ‘di sangue’. Ora piango, diceva in sostanza il ragazzo, ma domani tornerò a fare le stesse…cazzate di prima: droga, sesso, alcol. Infine l’appello: chi mi può aiutare?”. Papa Francesco è rimasto tanto commosso da quell’appello che ha voluto concludere l’incontro con i vescovi marchigiani indicandoci la strada da seguire proprio in riferimento all’emergenza giovani, con tutto quello che comporta”. “Allora -ha continuato mons. Vecerrica- ho preso l’iniziativa di chiedere al Santo Padre di voler essere in qualche maniera con noi al pellegrinaggio dei giovani delle Marche che aveva come messaggio una frase di Bendetto XVI: Chi sazierà il desiderio dell’uomo? Lui, con un gesto della mano, mi ha indicato il suo segretario particolare perchè lasciassi un’indicazione. Allora ho chiesto, per iscritto, la ‘grazia’ insperabile di una telefonata del pontefice, lasciando il mio numero di cellulare”.
“Non ci speravo quasi più quando all’indomani, tornato a Fabriano, ho ricevuto una telefonata al telefonino…era don Alfio, il segretario di papa Francesco. Lasciare il mio numero aveva funzionato! Mi annunciava che ‘Sua Santità molto volentieri aderiva alla richiesta”. Che gioia! Poi dal palco prima della messa, ecco il collegamento! Ero così emozionato che ho fatto ripetere al Santo Padre le prime frasi. E lui pazientemente me le ha ripetute… Alla fine ho tentato di strappare al pontefice un qualsiasi cenno d’assenso perchè volesse intervenire personalmente al pellegrinaggio in un futuro prossimo. E’ venuto fuori un ‘ni’ che spero possa maturare nel ‘si'”.
Parola di ‘don Giancarlo’, tolentinate, abituato ai ‘miracoli quotidiani’ sin da quando era il parroco dei giovani dell’Immacolata, quando portare la chitarra in chiesa insieme era quasi ‘peccato’ (le fatidiche messe rock), l’uomo del pellegrinaggio dei centomila, dai primi cento studenti (“ero prof al liceo classico di Macerata e volevamo così ringraziare la Madonna per il buon esito degli studi), elogiato sabato scorso dall’altare della cattedrale recanatese di San Flaviano dal cardinal Angelo Comastri, delegato pontificio di Loreto per 8 anni, l’uomo infine che portò a Macerata, in quel ‘miracoloso’ giugno del ’93 Giovanni Paolo I°: il grande papa che in piazza della Libertà ‘raccomandò’ a Macerata di meritarsi effettivamente il titolo di ‘Civitas Mariae’.







Ma tutto questo che c’entra con Dio? Talvolta i testimoni di Geova hanno proprio ragione, cribbio!
B2B