Orgoglio e populismo

Il centrosinistra resta vergine: del grillismo si rifiuta ogni paternità
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Ricci Marcodi Marco Ricci

Sarebbe da scervellarsi per capire cosa debba fare il centro-destra per consentire al centro-sinistra di vincere le elezioni oltre mandare quasi fallito il paese.

Una simile domanda se la staranno ponendo (forse) tutti i dirigenti e gli intellettuali di partito, anche se è difficile sperare che le risposte abbiano molto a che fare con la realtà se solo qualche giorno fa Eugenio Scalfari, il nume tutelare di Repubblica, ha giustificato in un suo editoriale l’ascesa del Movimento 5stelle pensando bene di impartire ai malcapitati lettori una lezioncina di storia patria culminata grosso modo con la battaglia di Curtatona e Montanara e l’impresa dei Mille. Lasciando da parte Scalfari, rimane una certa curiosità nel sapere oggi, con il  Movimento 5 stelle arrivato al 30% nella nostra Regione, quale spiegazione oltre le ridicole minimizzazioni ufficiali si staranno dando il segretario regionale del PD Palmiro Ucchielli, i dirigenti dei circoli cittadini di ogni partito e i consiglieri di ogni ordine e grado. Perché non confondiamoci: la politica parte dal basso, non viene calata dall’alto. Parte dai circoli cittadini che scelgono i rappresentanti provinciali che a loro volta scelgono quelli regionali in una scala infinita che conduce al parlamento e ai governi. E molte colpe si trovano proprio qui dove si organizzano i voti, dove si rimpolpano le correnti, dove la gente vive e (ovviamente) vota.

Domandone dunque: per quali motivi gli elettori di centro-sinistra si sono improvvisamente trasformati in qualunquisti, sfascisti ed in certi casi addirittura fascisti, gettandosi così a cuor leggero nelle mani di Grillo senza aver probabilmente mai letto neppure una riga del suo programma?

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Palmiro Ucchielli, segretario regionale del Partito Democratico

Palmiro Ucchielli, segretario regionale del Partito Democratico

Palmiro Ucchielli potrebbe magri riflettere su uno dei primi atti che ha compiuto come Segretario Regionale del Partito Democratico quando, con agile moto d’orgoglio, chiuse in cassaforte i gioielli di famiglia cancellando le primarie come modalità di scelta dei dirigenti cittadini. Tra gli applausi unanimi della vecchia dirigenza, decrepita o meno che sia, vennero così ripristinate le care tessere di correntizia attualità, congelando sul nascere ogni reale tentativo di apertura e di rinnovamento del principale partito della sinistra italiana. O chissà se sempre Ucchielli, nel suo candido lettino, starà riflettendo sulla geniale proposta politica e sociale denominata pomposamente modello Marche, quell’alleanza tra PD e UDC incomprensibile agli elettori del Partito Democratico e figuriamoci agli altri. Alleanza che, riproposta in Provincia di Macerata, oltre a un certo turbamento ha portato anche a una delle amministrazioni più paralizzate del centro Italia. Per carità, l’astuta mossa non va attribuita alla singola testa di Ucchielli se è vero come è vero che fu l’occhio lungo di D’Alema a posarsi (iattorio) sul partito di Casini, con gli ex-popolari entusiasti di questo abbraccio foriero di sicuri successi. Oggi di quel modello resta solo una domanda: ma in quale società e in quale tempo immaginavano di vivere i dirigenti del PD se adesso per trovare traccia di Casini è necessario far ricorso al microscopio elettronico e se, stando ai dati elettorali, l’UDC non viene più votato neppure nelle campagne di Santa Maria in Selva?

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Sugli stessi quesiti si staranno arrovellando (forse) i nostri Consiglieri Regionali a cui deve suonare davvero strano la disfatta elettorale se loro, proprio loro, avevano avuto del coraggio da vendere nel ridurre i costi della politica. Eh sì, perché ce ne vuole di coraggio nell’abbassarsi lo stipendio di circa 2000 euro facendo poi rientrare praticamente l’intera somma in rimborsi spese (le loro spese), con il rischio (ovvio) che qualcuno vada lì e li prenda a sassate. Però – qui qualcuno alzerà la mano per porre l’obiezione  – i nostri Consiglieri hanno abolito il vitalizio regionale. Vero, verissimo. Ma dal 2015, però. E già, sono talmente previdenti (loro) da garantirsi ancora la pensione dopo 5 anni di mandato ma così ciechi da rimanere poi preda di oscuri arcani quando i cittadini inorridiscono e i loro partiti non li votano più. Sarebbe anche curioso sapere come pensano di rimanere credibili quando parlano poi di risparmi sulla sanità, ma affrontare l’aspetto della credibilità è chiedere troppo. Riescono ancora a parlarci di ambiente e di paesaggio dopo aver lasciato devastare le colline dai pannelli fotovoltaici finché anche la speculazione non ne ha avuto abbastanza. La domanda resta comunque irrisolta tra i banchi di Ancona: perché mai la gente avrà votato Beppe Grillo?

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Il Consiglio comunale di Macerata

Il Consiglio comunale di Macerata

A Macerata, invece, quali astrusi discorsi si faranno in Consiglio Comunale e nei direttivi di partito per interpretare il risultato elettorale? Dalle prime considerazioni rilasciate sulla stampa c’è da dubitare che qualcuno stia seriamente riflettendo sulla famigerata minitematica (i cui effetti stanno diventando evidenti in questi giorni: dove c’è una collina sbancata c’è lei), l’insignificante delibera per cui resta difficile stabilire se ci siano dentro più parenti o più clienti di Consiglieri Comunali (qualcuno ha tentato il conto ma ne è uscito pazzo). Di questo ne sono a conoscenza tutti all’interno delle strutture ma in certe circostanze si corre sempre il rischio di cadere nella sfera del qualunquismo se non del vero e proprio disfattismo antipatriottico, dunque si tace che è meglio. La gente però non è del tutto scema e certe cosa le sa. Come sa che ai tempi del SUAP Giorgini la srl intorno a cui girava la baracca era intestata a un’arzilla ottantenne in evidente vena di imprenditoria. E chissà quante altre cose la gente non sa ma che, dal basso del suo populismo, si permette addirittura di immaginare nonostante nei partiti nessuno abbia quasi niente da ridire su certe condotte e anzi spesso le difende gettando anche uno sguardo sprezzante su chi tenta di osservare la realtà senza troppi paraocchi. Conflitti di interesse? Questioni da centri sociali, da emarginati di periferia con i cani e le pulci, da vecchiette che non arrivano alla fine del mese e che non giocano a burraco, non discorsi da alta intellighenzia maceratese. Altro livello qui, tutta un’altra nobiltà d’animo, cosa volete. Avete fatto il ’68 voi? O fate mai discorsi sul fallocentrismo del linguaggio dominate, sull’attualità del pensiero di don Sturzo e sul militarismo imperialista del Patto Atlantico? No? Allora, mi spiace. E’ la prova provata che siete ignoranti e che di conflitti di interesse e di politica non ci capite un bel nulla di nulla.

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Ma le idee? Perché la politica dovrebbe essere fatta principalmente di idee, di progetti, e allora è pazzesco pensare che Grillo abbia sfondato (sacrilegio!) proprio nella città dell’eccellenza, quella del Buonaccorsi e dei pupi della Torre Civica, un luogo dove le idee crescono meglio che i tulipani nelle piane olandesi. Ferma l’edilizia non solo non sanno più che pesci pigliare ma non hanno neppure l’intenzione di provare a prendere i pesci in qualche altro modo. Fermi al 1960 o giù di lì per quanto riguarda la mobilità, l’assistenza, l’imprenditoria, il modo di offrire servizi, si stanno accanendo senza pietà su un modello di centro storico che non esiste più dai tempi di Aldo Moro quando le auto erano un terzo di quelle attuali e chi viveva in Piazza Pizzarello si considerava di periferia. Che nel frattempo sia sorta Collevario, che la gente sia andata a vivere a Piedirpa, a Sforzacosta, a Villa Potenza, che le famiglie preferiscano il verde ai negozi, beh, questo poco importa. L’imperativo è tornare indietro di quarant’anni. Che poi si viva altrove, che ci sarebbe bisogno di biblioteche altrove, di iniziative altrove, di trasporto pubblico, che il centro possa diventare un bel luogo per lavorare piuttosto che per vivere non importa. Tutti esperti urbanisti, anche quegli ex-amministratori che con grande solerzia hanno contribuito al fiorire di centri direzionali ovunque e che oggi vengono pure a darci lezioncine di urbanistica e a propinarci soluzioni che soluzioni non sono. Ma costoro, aimé, neppure i grillini riescono una buona volta a farli tacere. (Qui ho tralasciato per carità di patria di parlare di SMEA, differenziata, COSMARI e CEMACO: pozzi senza fondo su cui nessuno avrà mai seria intenzione di indagare per il semplice fatto di correre il rischio di finirci dentro in qualsiasi schieramento stai.)

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Partecipazione, concorsi di idee, filiera corta, ottimizzazione della spesa, risparmio energetico, e-government, sicurezza, piano anziani, del programma comunale del 2010 sono rimaste in piedi (si fa per dire) Rampa Zara, Palazzetto dello Sport, piscine più qualche altra amenità varia ed eventuale. Ovvio, si risponderà. Da allora i tempi sono cambiati e il programma è stato doverosamente rivisto. Peccato però che la stessa percezione della gravità non si abbia quando si parla (in modo strumentale o meno) della riduzione del numero degli assessori. Qui la risposta è sempre la stessa, ferma ed inequivocabile: esisteva un patto di maggioranza tra i partiti, ogni partito almeno un assessore e i patti (tranne quelli con gli elettori) si rispettano sempre. Il resto è populismo. La crisi insomma vale per la bretella di Sforzacosta, per il sottopasso di Piazza Garibaldi e per tutto quello che ci pare e piace ma non per i partiti che noi maceratesi abbiamo l’onore di preservare anche in faccia alla crisi. E questo nonostante con 60.000 euro di risparmi ci potresti pagare per un anno l’affitto a dieci famiglie in difficoltà. Poi però la gente si incazza e loro non capiscono neppure il perché.

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Comunque, ad essere un poco generosi, certe questioni si potrebbero anche perdonare se ci fosse stata una seria intenzione di aprire alla partecipazione reale e alle proposte dei cittadini. Anni fa, ad esempio, proposi di aprire dei tavoli di lavori aperti per raccogliere e organizzare questo desiderio che era evidente nei giovani che, estranei ma ancora non del tutto avversi alla struttura “partito”, desideravano portare il loro contributo e le loro professionalità. Non so se allora esistevano già i meet-up ma in ogni modo, nella mia ingenuità, non mi sembrava una pessima idea. Venni immediatamente bollato come ‘frazionista’. Avete capito bene: nel 2007 qualcuno usava ancora il termine ‘frazionista’, termine scomparso anche dalla stampa leninista dal 1950 in quanto considerato eccessivamente reazionario. Simili proposte di partecipazione reale oggi come oggi sono sempre destinate a cadere. Per la semplice evidenza che vive la logica del meno siamo a decidere è meglio è. Già, ma poi come si fa a capire quali siano le reali esigenze dei cittadini? Come si fa a comprendere che una città non è solo fatta di Piazza Cesare Battisti, di femminismo, di musica jazz, di statue, di sagre della porchetta, di nomi di partiti e di simboli? Che la gente poi vada ai meet-up e provi lì ad esporre i proprio problemi e loro soluzioni è il meno che possa accadere. Perché al limite, ultima consolazione, c’è almeno il parroco che un orecchio generoso lo offre sempre a chiunque.

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Alcuni grillini maceratesi nella sede di viale Indipendenza

Alcuni grillini maceratesi nella sede di viale Indipendenza

Questi immagino siano alcuni dei motivi per cui il Movimento5Stelle nella nostra provincia è arrivato oggi al 30% e i partiti (tutti) sono rimasti spolpati. Gli elettori tipicamente di centro-sinistra hanno votato Grillo non tanto per il suo programma che (a mio parere) spesso è intelligente ma spesso anche poco attuabile e non sempre incisivo perché le soluzioni non sono sempre le piste ciclabili e la permacoltura. In molti tratti Grillo è anche delirante, nel bene e nel male. Né hanno votato M5S perché Bersani fosse una cattiva persona e neppure perché passando da un partito a un movimento si diventa improvvisamente tutti più belli, più buoni, più intelligenti e più giusti. L’hanno fatto perché è vergognoso vedere lottizzati anche gli scrutatori elettorali e capire oltretutto che nessuno farà saltare le teste di chi si è prestato a questa immondizia come a tante altre immondizie che si accettano come inevitabili compromessi del mondo reale. Poi le spiegazioni che si daranno i dirigenti dei partiti saranno altre. Saranno più concilianti, più soffuse, sicuramente di maggiore spessore della mia. E alla fine, buon’ultima, rimarrà sempre quella di Scalfari sulla battaglia di Curtatona e Montanara che, nella nostra provincia, potrà agilmente essere sostituita con l’eroica battaglia di Tolentino del 1815 tra Gioacchino Murat e il generale Bianchi.



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