Boom dei Compro Oro
Cresce l’allarme nel Maceratese

Tra crisi economica, ricettazione e riciclaggio. Sono 51 gli esercizi di questo tipo nella nostra provincia. A volte sono solamente degli avamposti della criminalità organizzata, a servizio della criminalità comune: ovvero quando lo Stato decide di farsi del male da solo
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di Giuseppe Bommarito*

Anche nella nostra provincia la cronaca nera sui negozi Compro Oro, pur rimanendo solo agli ultimi mesi, è semplicemente inquietante. Sembra quasi un bollettino di guerra: ricettazioni accertate di preziosi rubati o sottratti a ignari cittadini; collegamenti, sia pure inconsapevoli, con il recente duplice omicidio di Montelupone (al quale il giorno successivo ha fatto seguito – come è noto – la consegna da parte dell’assassino ad un Compro Oro di Recanati di qualche gioiello rapinato agli sfortunati coniugi Marconi subito dopo l’eccidio); una rapina tentata a Recanati in uno di questi esercizi ed una invece riuscita a Macerata; adolescenti minorenni che, ovviamente senza essere registrati, svendono in un Compro Oro i tesoretti di famiglia per comprarsi uno smartphone; irregolarità di vario genere segnalate a più riprese dalle forze dell’ordine nel corso dei controlli che periodicamente vengono effettuati.

 

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L’ULTIMO EPISODIO – Adolescente vende gioielli al Compro Oro per comprare uno smarphone (GUARDA IL VIDEO)

Insomma, un gran lavoro per le forze dell’ordine da questi esercizi commerciali nati nel 2008 che, complici la crisi economica e la grande attenzione che ad essi presta la criminalità organizzata, seguitano ad aumentare senza sosta. Secondo i dati recentemente forniti dalla Questura di Macerata in provincia operano ormai ben 51 Compro Oro, equamente distribuiti tra la costa, il capoluogo provinciale e l’entroterra (a livello nazionale se ne contavano circa 28.000 a maggio di quest’anno, poi cresciuti ancora e divenuti ben 35.000 alla data odierna), spesso organizzati in reti di franchising strutturate a livello nazionale.

D’altra parte, la crescita di questi negozi è favorita anche dal fatto che i costi di ingresso per l’apertura e quelli successivi di gestione sono molto contenuti. A livello burocratico non occorrono particolari formalità né specifici requisiti soggettivi, in quanto paradossalmente i novelli rastrellatori del metallo giallo non ricadono nel campo di applicazione della normativa che disciplina il commercio dell’oro (la legge n. 7/2000). Essi, infine, rendono anche molto bene: secondo calcoli di un paio di anni fa, un negozio Compro Oro ritira mediamente 1.600 grammi di oro usato al mese, con un utile di 5 euro al grammo, per un totale quindi di oltre 7.000 euro di utili al mese.

Un gran lavoro delle forze dell’ordine – dicevamo sopra – comunque insufficiente rispetto alle esigenze di prevenzione e di repressione che questi esercizi richiederebbero, frutto di una situazione tanto caotica quanto allarmante voluta dal nostro stesso incauto legislatore: difficilmente, a mio avviso, lo Stato italiano riuscirà infatti ad inventarsi qualcosa di più efficace nel tentativo di farsi del male da solo (similare sotto certi aspetti, a dire la verità, è il settore del gioco d’azzardo ormai legalizzato, ma di ciò parlerò in un’altra occasione).

Certo, i Compro Oro rispondono ad un’esigenza sentita da tanti italiani in difficoltà per la grave crisi economica, per le retribuzioni dimezzate a causa della cassa integrazione, per i licenziamenti che fioccano tumultuosi, per le sempre più restritive condizioni di accesso al credito bancario, ed anche per il forte incremento del prezzo del metallo giallo che si è registrato dal 2007 in poi. Sicchè, per un bisogno immediato di liquidità non risolvibile in altro modo, a volte appare inevitabile compiere l’amaro passo di entrare in questi “invitanti” negozietti (serve infatti poco spazio e pochissima attrezzatura) che promettono prezzi eccezionali di acquisto e pagamenti in contanti, e qui, con un bel groppo in gola, disfarsi in un colpo solo dei ricordi di famiglia amorevolmente conservati magari per decenni. D’altra parte, una pubblicità ormai ossessiva ed onnipresente ci ricorda tutti i giorni e in tutti gli angoli delle nostre città che esiste anche questa possibilità, forse per qualcuno, in questi tempi così tristi, veramente l’ultima prima di buttarsi dalla torre di piazza.

C’è quindi una innegabile funzione sociale ed economica oggettivamente svolta da questi negozi, che ormai movimentano annualmente, secondo dati riferiti all’intero territorio nazionale, circa 500 tonnellate di metalli preziosi, con un giro d’affari colossale, stimato in circa 12 miliardi di euro. Così come – volendo essere obiettivi – non si può generalizzare nel criminalizzare i Compro Oro, in ogni caso malvisti da molti se non dai più, in quanto una gran parte di essi opera comunque nel rispetto delle (pochissime) prescrizioni normative che disciplinano la loro attività.

Ma purtroppo c’è anche dell’altro, c’è la faccia oscura della faccenda, quella che in maniera opaca si collega direttamente a fenomeni delinquenziali e che rende una parte di questi Compro Oro dei veri e propri avamposti legalizzati della criminalità organizzata, ormai sparsi in tutta Italia e ovunque a disposizione della criminalità comune. Addirittura, secondo l’AIRA, l’Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio, ben il 60 per cento di questi negozi compie azioni illecite, se non proprio criminali.

Pensiamo per un attimo – tanto per fare qualche esempio – al ragazzo che ruba gioielli in casa per acquistare droga o per comprarsi l’ultimo modello di cellulare e qualche capo di abbigliamento griffato. Oppure alla badante che di tanto in tanto saccheggia le case delle vecchiette che assiste. O, peggio ancora, ai delinquenti comuni dediti ai sempre più violenti e preoccupanti reati predatori (furti, scippi e rapine) nelle ville di campagna e ormai anche nelle case e nelle strade di città. Ebbene, in tutti questi questi casi non c’è più il bisogno di darsi da fare per trovare un ricettatore che acquisti i preziosi rubati o rapinati, perché adesso per piazzare la refurtiva è sufficiente recarsi in un Compro Oro, magari un po’ fuori mano, e ottenere immediatamente soldi liquidi, con tanto di sorriso e stretta di mano dell’esercente.

Tanto è  stata di fatto agevolata questa attività di ricettazione che in alcune zone del nostro Paese dove sono state effettuate serie indagine statistiche (ad esempio in Puglia, a cura dell’Osservatorio regionale sulla legalità), è stato riscontrato un’impennata del 70 per cento dei furti, degli scippi e delle rapine in parallelo con la proliferazione dei Compro Oro; oppure si sono verificati casi di negozi di questo tipo messi in piedi proprio da bande di delinquenti professionali, che vanno in trasferta a fare le rapine e poi tornano a casa e qui tranquillamente completano l’operazione con il proprio Compro Oro. Insomma, un gioco da ragazzi, alla portata di qualsiasi criminale comune che sappia guardare appena un po’ oltre il proprio naso.

Certo, in teoria ciò non dovrebbe avvenire, perché i responsabili dei Compro Oro sono obbligati a tenere un registro di carico e scarico della merce, annotare le generalità risultanti da un documento d’identità di chi vende il metallo prezioso, attendere dieci giorni prima di vendere alle fonderie l’oro usato, appunto quello acquistato dai privati, per qui essere fuso. Il che, in base alla normativa vigente, teoricamente consentirebbe l’identificazione dei venditori e il controllo sull’oro usato preso in carico dal compratore.

Nella realtà, però, le cose non stanno affatto così. Intanto perché questo tipo di compravendite si presta con gran facilità ad operazioni in nero (e quindi ad evasione fiscale di notevolissima portata), che sfuggono ad ogni e qualsiasi riscontro. In secondo luogo perché il privato che cede i preziosi, qualora fosse un pregiudicato, può tranquillamente essere annotato con il nome di un qualsiasi altro soggetto venditore del quale si è conservata una fotocopia del documento di identità. Poi perché il termine di dieci giorni di giacenza dell’oro, prima del quale i gioielli acquistati non possono essere avviati alle fonderie, è troppo breve e non consente in alcun modo (anche per la crescita continua e galoppante del numero dei Compro Oro), se non in qualche caso sporadico, i controlli rigorosi delle forze dell’ordine che sarebbero necessari per accertare la provenienza degli stessi, anche perché, quando la ricettazione compiuta concerne operazioni di grossa portata, è sufficiente, per eludere qualsiasi controllo, trasmettere con immediatezza la refurtiva alle fonderie di oro e subito, comunque sempre prima dei fatidici dieci giorni, chiudere l’esercizio o cedere l’attività ad altri (per poi subito dopo, ovviamente, riaprire sotto altro nome e proseguire felicemente a ricettare refurtiva con la benedizione dello Stato italiano).

Tutto ciò  accade a valle, a servizio e a vantaggio della criminalità comune. A monte c’è invece, sempre più spesso e sempre più evidente, la criminalità organizzata che, grazie a prestanome e tramite società costituite ad hoc, investe parte dei propri proventi proprio nei Compro Oro e in breve tempo li trasforma in formidabili macchine utilizzate non solo per fare soldi in maniera legale (i Compro Oro, con un giro di affari medio intorno ai 5/600.000 euro annui, hanno – come si è visto sopra – una redditività notevolissima, che a volte lievita ulteriormente grazie anche ai prezzi fuori mercato che si possono imporre con estrema facilità e alle bilance taroccate, in taluni casi già riscontrate), non solo per lucrare sull’illegale contrabbando transnazionale di metalli preziosi e di lingottini d’oro, ma anche per riciclare denaro sporco tramite ignari clienti. Basta infatti frazionare fittiziamente l’acquisto di gioielli e preziosi vari tra più soggetti per procedere a pagamenti in contanti ben oltre il limite di 999 euro consentito dalla legge, oppure inventarsi una serie di operazioni inesistenti, e così nel giro di qualche tempo, grazie a queste vere e proprie lavatrici di denaro sporco, far uscire dalla clandestinità, e quindi dall’inutilizzabilità, milioni e milioni di euro, frutto principalmente del traffico di droga. Così come è facilissimo attivare un giro di usura (reato tipico della criminalità organizzata, insieme appunto al traffico di droga ed alle estorsioni) nei confronti dei privati che si recano nei Compro Oro per vendere i loro gioielli, ma poi si trovano comunque in gravi difficoltà economiche.

Insomma, sempre senza generalizzare ma pur sempre tenendo presente che quanto sopra descritto corrisponde ad una realtà innegabile, di dimensioni crescenti, urgono assolutamente e velocemente delle modifiche legislative, da più parti ormai richieste. Le principali consistono nel creare un albo apposito per i Compro Oro, consentire l’iscrizione solo a soggetti con particolari requisiti professionali, parificare l’attività di compravendita di oro all’intermediazione finanziaria, allungare il tempo di giacenza dell’oro acquistato, impedire i passaggi di mano troppo veloci, intensificare per quanto possibile i controlli delle forze dell’ordine, magari rendendoli fattibili anche a distanza.

Altrimenti, così  come una volta si portava l’oro alla Patria, ora seguiteremo a portarlo alla mafia e a renderla così sempre più forte.

* Avv. Giuseppe Bommarito (Presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”)

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LA CACCIA ALL’ORO DELLA MAFIA IMPRENDITRICE – Il commento dell’avvocato Bommarito sui Compro Oro pubblicato da Cronache Maceratesi nel settembre 2011 (leggi l’articolo).



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