Il mondo del lavoro in fermento
per dire “No all’austerità”

La Cgil ha annunciato questa mattina la manifestazione provinciale del 14 novembre presentando la drammatica situazione occupazionale attraverso le testimonianze dirette dei lavoratori dei diversi settori
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Da sinistra Rosita Bertin, Sonia Paoloni e Aldo Benfatto

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Paolo Bravi e Daniel Taddei

di Alessandra Pierini

La Cgil si prepara alla manifestazione per il lavoro e la solidarietà e per dire no all’austerità che si svolgerà il 14 novembre a Piediripa (presidio in piazza Salvo D’acquisto) in concomitanza con manifestazioni dello stesso genere in altri 22 Paesi europei. Il sindacato propone anche uno Sciopero Generale delle ultime 4 ore di lavoro per i lavoratori dei settori scuola pubblica e privata, università, ricerca, formazione professionale, sanità, regioni, autonomie locali, EPNO, agenzie fiscali, CCIAA, Vigili del Fuoco, ministeri, poste, telecomunicazioni, emittenza, commercio, terziario e turismo.
A raccontare la drammatica situazione in tutti i settori sono stati  gli stessi lavoratori che in questi ultimi anni, e in particolare negli ultimi mesi, hanno toccato con mano la crisi di cui tanto di parla, subendone direttamente le conseguenze.
«Lavoro da 30 anni al cementificio Sacci che ha stabilimenti a Gagliole e Castelraimondo (leggi l’articolo) – spiega Sauro Bravi – purtroppo la crisi del settore, gli investimenti sbagliati e una situazione debitoria pesantissima hanno portato l’azienda sull’orlo del tracollo anche se, paradossalmente non abbiamo scorte di invenduto. Attualmente, però, i lavoratori sono in cassa Integrazione e si garantisce solamente il funzionamento dell’impianto per produrre un cemento speciale per i cantieri dell’A14 e della Quadrilatero e per presidiare la cava per la quale è stata rinnovata una concessione per 30 anni. Fino al 2010, lavorare alla Sacci voleva dire lavoro a tempo pieno e a tempo indeterminato, ora invece ci troviamo in questa situazione del tutto anomala e non giustificata dalle vendite» .
Rincara la dose Daniele Taddei della Fillea Cgil: «La Sacci è l’unico cementificio marchigiano e la sua situazione è emblematica perchè la crisi aziendale è procurata dalla crisi finanziaria che le scelte dellEuropa e del Fondo Monetario europeo continuano ad aggravare. Per questo diciamo no alla politica di rigore che non porta da nessuna parte».

 

 

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Mauro Mengascini

Mauro Mengascini, invece, è un ex dipendente della TTE, società appaltatrice di Telecom nelle Marche (leggi l’articolo): «Lavoro, anzi lavoravo – esordisce con amarezza – alla Ciet-TTE, finchè il 1 ottobre la Telecom ha escluso la nostra azienda dai suoi appaltatori per difficoltà economiche del titolare. Crediamo che la Telecom abbia delle responsabilità nei nostri confronti e che non possa fare il gioco sporco, decentrando il lavoro e subappaltandolo, permettendo così assunzioni senza alcuna garanzia. Dopo 34 anni di lavoro ininterrotto mi trovo fuori dal giro e anche se dovessi riuscire a rientrare sarei costretto ad accettare una situazione economica molto meno vantaggiosa».
Neanche i grandi gruppi sono esclusi dalle difficoltà: «Non possiamo vivere in questo modo – sottolinea Rosita Bertini, dipendente della Teuco del gruppo Guzzini (leggi l’articolo)- la nostra azienda usufruisce degli ammortizzatori sociali da 4 anni, dei 340 dipendenti attualmente 110 sono in Cassa Integrazione. Quello che chiedo è semplicemente un lavoro come previsto dai dettami della nostra carta costituzionale perchè è il lavoro a dare dignità». Aggiunge Sonia Paoloni della Filctem: «Terminati gli ammortizzatori sociali, il dramma crescerà all’ennesima potenza».

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Tiziana Montecchiari

Grido d’allarme anche dal settore commercio: «Io rappresento la chiusura del cerchio – ha spiegato Tiziana Montecchiari – perchè inevitabilmente la crisi arriva anche ai consumatori, danneggiando quei settori che potrebbero sembrare immuni ma non lo sono. Io lavoro all’Ipersimply di Piediripa che, tra i grandi alimentari, è quello che ha la situazione più rosea. I dipendenti sono 90 e finora non sono stati necessari ammortizzatori sociali ma c’è stato un crollo delle assunzioni, specie degli stagionali. A fine novembre avremo un  incontro con la direzione e non sappiamo cosa aspettarci. Le aperture domenicali si sono dimostrate uno specchietto per le allodole che ha solo comportato un aumento dei carichi di lavoro, senza nuovi contratti di lavoro. Non abbiamo turni di riposo settimanale e sono diminuite le ferie e per giunta continuano ad aprire nuovi centri commerciali che hanno un effetto cannibalizzante. La torta da dividere è sempre la stessa, anzi si è ristretta ma aumentano i concorrenti e questo nuoce al commercio. I consumatori, inoltre, non hanno più soldi da spendere, basti pensare che ci sono mamme che non avevano i soldi per i libri scolastici dei figli o che l’assortimento natalizio che abbiamo fatto quest’anno è ridicolo rispetto al passato».
E se la tendenza è quella di attribuire ogni responsabilità al settore bancario, non la pensa così Francesco Migliorelli della Fisag: «E’ un settore quello bancario in perenne difficoltà. nelle Marche il deterioramento del credito sta portando a incagliamenti che bloccano anche la possibilità di reinvestire ulteriormente».

Conclude il segretario provinciale Cgil Aldo Benfatto: «La situazione è drammatica, il metalmeccanico è in grossa difficoltà, specie per ciò che riguarda l’orafo-argentiero. Sono in forte crisi anche i produttori di pannelli fotovoltaici che dopo il boom di qualche anno fa, si trovano già nella parabola discendente. L’aumento della cassa integrazione è un segnale forte (leggi l’articolo), perciò chiediamo un cambio di rotta verso un patto sociale europeo».

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