La vacanza è rovinata!
E ora che si fa?

IL DIRITTO IN DIRETTA - La rubrica a cura dello Studio Legale Merlini e Associati . Ecco tutte le mosse da seguire per ottenere il giusto risarcimento
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Lieti di ritrovarci di nuovo insieme pronti ad affrontare un lungo inverno di lavoro prima di poter ricominciare a sognare le prossime ferie abbiamo pensato che, visto il periodo vacanziero appena trascorso, poteva risultare particolarmente interessante la tematica della così detta “vacanza rovinata”.

Ci auguriamo ovviamente che per tutti le ferie siano state fonte di relax e di ristoro purtroppo però a volte può accadere che il tanto agognato viaggio si trasformi in un incubo, lasciandoci così delusi e amareggiati. Insomma come si suol dire oltre al danno anche la beffa! Ma entriamo nel dettaglio: sempre più frequentemente i turisti si trovano a dover sopportare, in vacanza, situazioni di disagio che fanno rimpiangere il luogo di lavoro o la propria abitazione. Si acquista il pacchetto turistico, si aspettano le ferie con ansia, si parte… ma poi non si vede l’ora di tornare a casa. La vacanza, tanto attesa e forse sognata, potrebbe rivelarsi una brutta avventura. Ritardi esagerati dei voli, dirottamenti imprevisti, perdita dei bagagli, sistemazioni in hotel di categoria più bassa di quella promessa dall’organizzatore sono tra i disguidi più diffusi, spesso oggetto delle lamentele dei turisti che sempre più frequentemente ricorrono alle vie legali per vedersi risarciti i danni subiti per tali disavventure. A tale riguardo è ormai nota la formula della “vacanza rovinata” con la quale si descrive tale fenomeno e che, tecnicamente, consiste nel pregiudizio conseguente alla lesione dell’interesse del turista di godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di piacere, di svago o di risposo, senza essere costretto a soffrire quel disagio psico-fisico che talora si accompagna alla mancata realizzazione in tutto o in parte del programma previsto, avuto riguardo alla particolare importanza che normalmente si attribuisce alla fruizione di un periodo di vacanza adeguato alle proprie aspettative.
Ma allora che fare nel caso di vacanza rovinata? In primo luogo, sembra opportuno precisare che, trattandosi di vacanza, vanno esclusi dall’ambito di applicazione della normativa di riferimento tutti i viaggi fatti per motivi professionali. La funzione della vacanza, in altri termini, deve essere turistica.
La disciplina di riferimento, infatti, è il codice del consumo che, come noto, ha un ambito soggettivo di applicazione ben definito, rivolgendosi al solo consumatore e cioè a chi acquista il prodotto non nell’esercizio della sua attività professionale eventualmente svolta. A tale proposito, e più specificamente con riguardo alla vacanza, il prodotto acquistato dal consumatore è il cosiddetto package, o pacchetto turistico. Come previsto dall’articolo 84 del Codice del consumo esso ha ad oggetto i viaggi, le vacanze ed i circuiti tutto compreso, risultati dalla prefissata combinazione di almeno due degli elementi fra trasporto, alloggio e servizi turistici non accessori né al trasporto né all’alloggio stessi (per esempio visite, escursioni con guida, itinerari, ecc.), venduti od offerti in vendita ad un prezzo forfetario, e di durata superiore alle ventiquattro ore ovvero comprendente almeno una notte.
Da ciò emerge come la prestazione del tour operator abbia natura complessa articolandosi nella fornitura di più servizi tutti e ciascuno volti alla medesima finalità turistica, di piacere o di svago del consumatore-turista. In tale contesto ciascuno dei servizi contemplati nel pacchetto turistico è volto alla realizzazione della concreta funzione del contratto medesimo, sì che l’impossibilità di prestare anche uno solo di essi determinerebbe il venir meno dell’interesse creditorio coincidente con il benessere psico-fisico che il pieno godimento della vacanza come occasione di svago e di riposo è volto a realizzare.
In questo senso, tra l’altro, si pone una serie di obblighi previsti dal Codice del Consumo in capo all’organizzatore del viaggio tutto compreso e volti a garantire al turista il risultato promesso. Proprio in tale direzione il quarto comma dell’articolo 91 del codice del consumo prevede che «dopo la partenza, quando una parte essenziale dei servizi previsti dal contratto non può essere effettuata, l’organizzatore predispone adeguate soluzioni alternative per la prosecuzione del viaggio programmato non comportanti oneri di qualsiasi tipo a carico del consumatore, oppure rimborsa quest’ultimo nei limiti della differenza tra le prestazioni originariamente previste e quelle effettuate, salvo il risarcimento del danno». Analogamente dovrebbe leggersi il successivo comma del medesimo articolo secondo cui «se non è possibile alcuna soluzione alternativa o il consumatore non l’accetta per un giustificato motivo, l’organizzatore gli mette a disposizione un mezzo di trasporto equivalente per il ritorno al luogo di partenza o ad altro luogo convenuto, e gli restituisce la differenza tra il costo delle prestazione previste e quello delle prestazioni effettuate fino al momento del rientro anticipato».
Tali norme evidenzierebbero la natura dell’obbligazione del tour operator quale obbligazione di risultato e non di mezzi, nel senso che con la stipulazione del contrato di viaggio tutto compreso, l’organizzatore è tenuto a garantire il raggiungimento della finalità turistica. Proprio in tal senso la Cassazione si è espressa, con una sentenza del novembre 2004.In considerazione del risultato da garantire, il tour operator ha l’obbligo di provvedere con soluzioni alternative allorquando la prestazione turistica, o parte essenziale della stessa, non sia possibile anche nel caso in cui venisse meno un suo presupposto estrinseco quale potrebbe essere, ad esempio, la fruibilità del mare. Su tale inadempimento, cioè, non rileverebbe l’eventuale fatto del terzo. Il tour operator, dunque, sarebbe in ogni caso responsabile nei limiti in cui non offra al cliente-consumatore una soluzione alternativa alla prestazione divenuta impossibile, ovvero non lo rimborsi della differenza tra le prestazioni originariamente previste e quelle effettuate. Il turista-consumatore, peraltro, per parte sua deve contestare senza ritardo ogni mancanza dell’organizzatore nell’esecuzione del contratto, affinché quest’ultimo, il suo rappresentante locale o l’accompagnatore vi possano porre tempestivamente rimedio. Così, ad esempio, se contrariamente a quanto previsto nel pacchetto turistico il luogo di vacanza fosse impraticabile (ad esempio, il mare fosse non balneabile, contrariamente a quanto previsto), il turista dovrebbe tempestivamente segnalarlo all’organizzatore, in modo da consentire all’organizzatore stesso di attivarsi con delle soluzioni alternative che possano in ogni caso raggiungere la finalità turistica del package acquistato. O, in ulteriore subordine, l’organizzatore dovrebbe mettere a disposizione un mezzo di trasporto equivalente per il ritorno al luogo di partenza o altro luogo convenuto, restituendo al cliente la differenza tra il costo delle prestazioni previste e quelle effettuate. Il consumatore-turista, in ogni caso, ha l’onere di sporgere reclamo mediante l’invio di una raccomandata entro e non oltre dieci giorni lavorativi dalla data di rientro al luogo di partenza; dopo di ciò può agire in sede giurisdizionale per vedersi risarciti i danni alla persona e quelli di tipo diverso.
A tale riguardo è sufficiente che il consumatore provi l’inadempimento del tour operator, implicando di per sé l’avvenuto verificarsi del danno. Sul punto, tra l’altro, una recente pronuncia della Suprema Corte di cassazione ha stabilito che «in tema di danno non patrimoniale “da vacanza rovinata”, inteso come disagio psicofisico conseguente alla mancata realizzazione in tutto o in parte della vacanza programmata, la raggiunta prova dell’inadempimento esaurisce in sé la prova anche del verificarsi del danno, atteso che gli stati psichici interiori dell’attore, per un verso, non possono formare oggetto di prova diretta e, per altro verso, sono desumibili dalla mancata realizzazione della “finalità turistica” (che qualifica il contratto) e dalla concreta regolamentazione contrattuale delle diverse attività e dei diversi servizi, in ragione della loro essenzialità alla realizzazione dello scopo vacanziero».

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I lettori potranno inviare segnalazioni e domande all’indirizzo ildirittoindiretta@libero.it.

(a cura di Cristina Grieco)



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