I Salesiani chiudono il 1° settembre

PORTO RECANATI - La struttura non sarà più gestita dall'ordine di Don Bosco. Intanto continua la raccolta firme tra i cittadini
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L’interno dell’oratorio di Porto Recanati

di Stefano Palanca

L’oratorio: cambia l’allenatore ma rimane la stessa squadra dal primo settembre prossimo. Primo settembre 2012: dopo 88 anni l’oratorio non è più salesiano e i “frati”, così viene chiamata in dialetto portorecanatese la struttura, ospiteranno sicuramente solo i gruppi che da anni hanno trovato dimora all’interno. Intanto, però, la raccolta firme va avanti (leggi l’articolo). In poche parole cambierà quasi certamente l’allenatore ma la squadra rimarrà la stessa. Correva infatti l’anno 1924 quando la comunità salesiana arrivò in città e, come in una terra di missione, cominciò la sua opera. Gli ex Allievi di Don Bosco furono tra i primi a lavorare tre le mura dell’oratorio e della chiesa, ma anche i catechisti, il gruppo scout che aveva alle spalle la sua tradizione e che trovò radici in paese, poi gli Amici Domenico Savio e molti altri. L’oratorio ha dunque sempre rappresentato uno dei luoghi di aggregazione sportiva col suo campetto da calcio di “sabbiò” (negli ultimi anni in verde erbetta sintetica) che ha allontanato tanti ragazzi dalla strada e fatto scoprire talenti nascosti del pallone, tra cui l’Adriatica campione italiano juniores nel 1964, ma anche nel basket. Con essa, però, non di secondo piano, la religione: le preghiere del pomeriggio, le attività coi gruppi della parrocchia e la messa della domenica. Tutto questo fino a ieri. Da qualche tempo, infatti, è circolata la voce che l’oratorio avrebbe chiuso.

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L’oratorio salesiano visto dall’esterno

Poi si è saputo che i salesiani sarebbero andati a far comunità a Loreto con la possibilità di “lavorare” in via Don Bosco durante il giorno. Nel frattempo, la mobilitazione degli stati generali della struttura, ovvero quei ragazzi che sono cresciuti e stanno facendo crescere i loro figli tra una preghiera e due calci al pallone. La Comunità Educativo-Pastolare, che conta sui responsabili dei vari gruppi all’interno dell’oratorio, ha cercato di fare il tutto per tutto per scongiurare la “Chiusura canonica della comunità religiosa”, ovvero la dipartita dei religiosi verso altri lidi senza la loro sostituzione. Oltre a riunioni su riunioni per trovare le soluzioni da opporre alla decisione che hanno fatto si che il Rettor Maggiore Don Pascual Chavez, ovvero il successore di Don Bosco, firmasse il decreto di chiusura, sono scesi direttamente in campo, tanto per continuare a usare il gergo calcistico. In questi giorni, intanto, il salesiano Don Flaviano d’Ercoli è stato all’oratorio per prendere dei documenti, tra cui delle planimetrie della struttura. Partendo dal presupposto che, nella peggiore delle ipotesi, “cambierà l’allenatore ma la squadra rimarrà uguale” come loro stessi hanno detto, la Comunità ha stilato un “manifesto” per le autorità e i cittadini.

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Lettera che era stata inviata anche all’Ispettore Vicario Don Antonello Sanna e all’ispettore della Circoscrizione salesiana Sacro Cuore Italia centrale eletto ma che sarà in carica da settembre, Don Leonardo Mancini. Ultimo, anche un incontro sotto ferragosto con Don Mancini purtroppo quando i giochi erano ormai fatti, e la raccolta firme attualmente in corso. Il vescovo e il nuovo ispettore, comunque, la prima settimana di settembre si incontreranno all’Oratorio portorecanatese per comunicare le decisioni e gli accordi presi. Difficile tornare indietro anche se un barlume di speranza potrebbe anche esserci. Lo scenario che si prospetta dopo il primo settembre prossimo è la “Chiusura canonica della comunità religiosa” e dunque la sostituzione dell’allenatore. Tutto è nelle mani del vescovo Monsignor Claudio Giuliodori. La chiesa, attualmente chiusa per il tetto pericolante dopo il restauro del campanile ora in ordine, andrà con molta probabilità alla diocesi. I dubbi sarebbero infatti sull’oratorio: i diversi gruppi, infatti, continuerebbero a portare avanti la loro opera. La gestione della struttura, invece, potrebbe rimanere laica o andare sempre sotto la diocesi. Le trattative, infatti, sono queste. Altre possibilità non ce ne sarebbero, o almeno così pare, se non un “ritorno di fiamma” difficile quanto improbabile. In questo contesto, poi, si inserisce proprio la raccolta firme (tra i punti di raccolta persino il supermercato Zippilli), la volontà della gente: utile a far sentire la voce dei ragazzi dell’oratorio o magari inutile ora che, con la dipartita dei salesiani, tutto sembra già scritto. Certo è che l’oratorio, coi suoi ragazzi e i calci al pallone, non chiuderà.



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