Siamo cicale o formiche?
Non ci fanno dormire in queste afose notti estive, tutti le sentono, nessuno le vede o le ha mai viste. Sono le cicale, e un nostro lettore, Francesco Ribes ha scattato questa foto per “vederle finalmente in faccia!” Il termine cicala viene anche usato metaforicamente per riferirsi a una persona non previdente, dalla favola di Esopo La cicala e la formica, ripresa da Jean de La Fontaine e poi da Trilussa con una diversa interpretazione:
Una Cicala che pijava er fresco
All’ombra der grispigno e de l’ortica
Pe’ dà’ la cojonella a ‘na Formica
Canto ‘sto ritornello romanesco:
-Fiore de pane,
lo me la godo, canto e sto benone,
E invece tu fatichi come un cane.
Eh! da quì ar bervedè’ ce corre poco:
– Rispose la Formica-
Non t’hai da crede’ mica
Ch’er sole scotti sempre come er foco!
Ammomenti verrà la tramontana:
Commare, stacce attenta…
Quanno venne l’inverno
La Formica se chiuse ne la tana,
Ma ner sentì’ che la Cecala amica
Seguitava a cantà’ tutta contenta,
Uscì fora e je disse: -Ancora canti?
Ancora nu’ la pianti?
Io? – fece la Cecala – manco a dillo,
Quer che facevo prima faccio adesso:
Mò ciò l’amante: me mantiè quer grillo
Che ‘sto giugno me stava sempre appresso
Che dichi ? l’onestà ? Quanto sei cicia!
M’aricordo mi nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
E sai chi ce n’ha due? Chi se la leva.
