Bonus ai dipendenti
Ticà: “Tod’s non rispetta la pari dignità sociale”

Il sindacalista della Filctec Macerata critica la misura dell'azienda
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Diego Della Valle

Il bonus di 1400 euro e assicurazione sanitaria per i dipendenti Tod’s, decisi dall’azienda (leggi l’articolo), non piacciono a Domenico Ticà della Filctec Cgil Macerata:
«Ricevere 1400 euro insieme a buoni per l’acquisto di libri di testo ed ancora un’assicurazione per motivi di salute- scrive –  non solo fa piacere, fa soprattutto comodo, in particolar modo oggi che la crisi morde.
Quando a riceverli sono lavoratrici e lavoratori dipendenti, ciò fa ancora più piacere in quanto assume maggior utilità. Da qui però a dire che in questo modo si affrontano i problemi della perdita del potere d’acquisto, soprattutto dei lavoratori a reddito fisso, direi proprio di no!
Se si voleva sentirsi dire da parte degli interessati: sono contento, mi piace, grazie ec… l’obiettivo è colto. Ma si sappia che non poteva e non doveva essere diversamente, anche il sottoscritto sarebbe stato contento.
Se lo scopo era quello di ricevere considerazioni lusinghiere da pezzi di società del tipo; “è un bel gesto” oppure “ vorrei ma non posso” , mi pare altrettanto ovvio, anche se ha più il sapore di “Stato caritatevole” che non da “Democrazia del diritto”. Se per un innato “narcisismo” che è dentro ognuno di noi, il sentirsi dire “ come è buono lei” le cose si complicano notevolmente. E ne voglio elencare le ragioni, almeno alcune.
L’articolo 3 e il titolo terzo della “vituperata” Costituzione Italiana tracciano il profilo dello “Stato di diritto” che ci riguarda. Da qualche decennio registriamo un progressivo trasferimento della ricchezza derivante dal reddito da produzione a quella delle rendite e dei profitti.
Spesso la funzione “caritatevole” o “filantropica”, quando rivolta a persone singole, o plurime, assume una connotazione compassionevole, classista , restauratrice e patriarcale, financo cooptatrice, sicuramente non inclusiva, anzi marcatamente gerarchizzata. Mi pare di grande attualità l’inversione di tendenza che si sta rafforzando nella società contemporanea rispetto alla pur giusta, seppur incompiuta semi rivoluzione culturale del 18 febbraio 1984, con un nuovo concordato tra Stato e Chiesa cattolica.
Oggi, per fortuna, lo Stato Italiano non è più confessionale. Per quanto riguarda invece lo “stato sociale” che l’imprenditore Della Valle sembra aver mutuato da qualche recente contrattazione collettiva vorrei fare le seguenti riflessioni. Regolamentare e disciplinare collettivamente diritti individuali è il modo più equo per rendere esigibile ed omogeneo, tra le parti, l’incrocio tra diritti/doveri. Pari dignità.
Diversamente, come in questo caso, si instaura una sorta di sudditanza psicologica ma anche oggettiva che relega il soggetto più debole nella condizione di non poter esercitare né la pari dignità né la pari opportunità con i crismi costituzionalmente previsti.
In buona sostanza , comportamenti “magari nobili e disinteressati”, per il semplice fatto di essere unilaterali, vanno ad infrangere le regole basilari del diritto.
In una fase “quasi inedita” come quella che stiamo vivendo, urgono “buone pratiche” “relazioni industriali improntate ad un bene comune” ed un dialogo tra diversi, come metodo per umanizzare lavoro e società a partire dalle situazioni “micro” sino ad arrivare ad una visione planetaria.
La Politica deve ritornare ad avere la “P” maiuscola, le forze sociali l’architrave della democrazia partecipata e della coesione, scrollandosi di dosso i pur presenti fenomeni di “commistione”.
Credo che possano essere queste le line guida per il nostro paese per ritornare a vivere una fase di diverso benessere.
Non è ricco né chi regala né chi riceve la somma più ingente che si possa immaginare , è ricco che mette a disposizione dell’umanità un chicco di grano per rendere l’umanità meno disuguale, più colta e più sana.
Dire cambiamento non basta, bisogna aggiungere: equità, partecipazione, solidarietà, rispetto, sviluppo ambiente.
In fondo anche la pubblicità della sua creatura “Italo” fa leva su servizio, accoglienza, flessibilità, accessibilità ed altro ancora in termini di diritti e non di gentile concessione.
Io partirei dal metodo “Italo” per un viaggio tra diversi che si rispettano e si capiscono ed hanno una idea in comune: Migliorarci!»



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