Accorpamento delle Province
La Regione valuta il ricorso alla Consulta

L'assessore Marcolini: "Non siamo i difensori dello status quo ma il Governo non sia arbitro senza regole". L'RSU maceratese denuncia:"Impoverimento per tutto il territorio"
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L’assessore regionale Pietro Marcolini

La Regione Marche sta valutando la possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale contro il decreto governativo sui criteri di riordino delle Province previsti dalla cosiddetta ‘spending review’. E’ quanto ha dichiarato l’assessore al Bilancio Pietro Marcolini nel corso di una conferenza stampa sugli effetti della manovra ministeriale sui conti della Regione.
“Siamo contrari ad una riduzione dei costi cieca e indiscriminata che non fa distinzione tra enti virtuosi e chi sperpera. Contestiamo il fatto che il Governo si erga ad arbitro, senza regole. Contemporaneamente però – ha sottolineato Marcolini – non vogliamo comparire come i difensori dello status quo”.
Da qui la necessità di ‘ragionare’, mentre altre Regioni sono intenzionate a fare ricorso. Nelle Marche, la scure governativa dovrebbe abbattersi su Macerata, Ascoli e Fermo che non rientrano nei criteri stabiliti dal decreto del consiglio dei Ministri che prevede un minimo di 350.000 abitanti e di 2.500 chilometri quadrati di superficie (leggi l’articolo). Le alternative per evitare la soppressione sono l’accorpamento di comuni appartenenti ad altre Province o la formazione di un distretto che comprenda le tre escluse. Nessun problema per Ancona e Pesaro Urbino.

Sulla questione interviene anche l’RSU della Cisl della Provincia di Macerata: 

«Nell’ambito del dibattito sulla soppressione delle Province, è da mettere evidenza che l’ eventuale accorpamento (il DPCM del 20 luglio 2012 con i criteri non è stato ancora pubblicato in Gazzetta: facciamo appello ai politici locali di far sentire la propria voce)  della Provincia di Macerata ( e di fatto la perdita del ruolo di centralità del territorio)  e la sopravvivenza di quelle di Pesaro e Ancona ( si ripete la dicotomia Marche Nord – Marche Sud? Con i consueti presunti trattamenti di serie A e di serie B per i cittadini? ), causerebbe un deupaperamento del territorio: la chiusura di una Provincia come presidio sul territorio avrà ripercussione, per forza negativa, sulla dislocazione delle amministrazioni periferiche dello Stato ( chiusura di Prefettura e soprattutto Questura, degli uffici del tesoro, agenzia per il territorio, comandi provinciali dei Pompieri e dei Carabinieri, ragionerie dello stato, etc etc..); a parte il disagio dei lavoratori che in tali enti locali o centrali lavorano ( che comunque sarebbero ricollocati, nel tempo, con  dispendio di danaro ed energie e disservizi per i cittadini), si avrebbe, cosa ben più grave, in progressivo impoverimento del territorio ( ricordiamoci che Il Tribunale di Camerino è già stato chiuso così come la sezione distaccata del Tribunale di Civitanova), con perdita di vitalità , di capacità di spesa della classe media e ricadute sulle PMI che qui operano.

La Provincia utilizza la parte fondante del proprio bilancio per: costruire le strade, mantenerle e metterle in sicurezza, assicurare la manutenzione e il controllo delle scuole medie superiori ( è notizia di oggi che la riapertura delle scuole sarebbe a rischio), incrociare la domanda e l’offerta di lavoro e offrire formazione professionale ai giovani e ai disoccupati, mantenere efficace la protezione civile ( ricordiamoci l’emergenza neve), il TPL e il controllo dei fiumi etc…La chiusura della Provincia di Macerata ( e, lo ribadiamo, la sopravvivenza di Pesaro ed Ancona) avrà ripercussioni evidenti sui servizi per i cittadini : nelle more della ridistribuzione delle competenze, potrà essere a rischio la realizzazione dei servizi appena descritti, con disagi per tutti.

Ultimo, ma non per ordine di importanza, il dibattito che si è aperto sulla dubbia costituzionalità delle ultime disposizioni in materie di riordino delle province. Perché insistere con provvedimenti di dubbia efficacia , sempre a danno delle autonomie locali ( quelle più lontane dai veri centri di potere e vicine al territorio) ed in contrasto della Costituzione? Si rischia di fare un passo avanti e tre indietro, con dispendio di danaro pubblico  e caos sul “chi deve fare cosa”, sempre a scapito dei cittadini. A riprova di questa ultima notazione, è utile notare che il 20 luglio scorso le Province di Ancona, Ascoli Piceno, Avellino, Barletta Andria Trani,Chieti, Crotone, Fermo, Gorizia, Isernia, Latina, Lodi, Matera, Pescara, Piacenza, Pordenone, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Teramo, Trapani, Varese, Vercelli, Vibo Valentia,Vicenza hanno redatto un documento unitario in cui sottolineano i pesanti profili di incostituzionalità della normativa della spendig review sulle Province. ( http://provinceditalia.wordpress.com )

 



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