Lacrime e commozione per l’addio a Sara
Il papà: “Datemi retta, andate piano”

A Montefano i funerali della ragazza di 19 anni tragicamente scomparsa in un incidente stradale a Chiarino. A salutarla per l'ultima volta tantissimi giovani, tra cui i compagni di scuola del Liceo Scientifico di Macerata dove si era diplomata pochi giorni fa
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Funerale-Sara-Montani-1-300x225di Alessandra Pierini

(foto di Guido Picchio e Lucrezia Benfatto)

La chiesa dei Servi di Maria a Montefano, gremita di gente, è stata inondata dal grande amore di Sara trasfigurato nelle parole di consolazione di Don Ricardo Perez, negli abbracci dei giovani amici e compagni di scuola del liceo scientifico di Macerata, i quali  hanno cercato nell’affetto e nei gesti il sollievo dal dolore per la scomparsa della giovane morta in un incidente venerdì notte, nella preghiera di mamma Elvira che vuole pensare alla sua bambina la quale solo fino a pochi giorni fa entrava a casa con il suo «Ciao ma’» come se fosse nella stanza accanto e che augura a tutti «Vi accompagni l’amore di Sara», nelle lacrime di quei quattro ragazzi che erano in macchina con lei nella notte maledetta in cui, in una frazione di secondo, ancora una volta, la strada di Chiarino si è trasformata in una trappola mortale, nel mazzo di fiori portato da un giovane commosso che magari, avrebbe voluto farlo già da qualche tempo. Mentre la Polizia Stradale dà la caccia al pirata che a bordo di un’auto sportiva, avrebbe spinto Luca Manuele, alla guida dell’auto, a buttarsi sulla destra finendo fuori strada (leggi l’articolo), nella chiesa di Montefano a questo non si è neanche accennato, anche se c’erano le braccia ingessate a ricordarlo, e l’attenzione si è concentrata tutta su Sara, sui suoi piccoli amici e sul loro futuro.
Funerale-Sara-Montani-2-295x300«Da padre palloso  – ha esortato Luigi Montani –  vi dico andate piano, arrivate cinque minuti più tardi magari ma arrivate. Non ve lo dice quel rompi di vostro padre ma il papà di Sara. Datemi retta». Con le parole rotte dalle lacrime ha ricordato sua figlia, incitando tutti a parlare di lei al presente: «Sara è piena di vita, solare, dolce. Stava sempre insieme a Clelia (Marinucci, vicino a lei al momento dello schianto, ndr). Ho letto i messaggi che le avete lasciato, sono tutti belli ma ora dovremo comunicare con lei in un altro modo. Sara è in ognuno di noi e potremo parlarci sempre se impareremo ad ascoltarla».
Sara era nata a Roma il 19 ottobre 1993 e dai sei anni viveva a Treia in contrada Schito con la sua famiglia che nelle ultime settimane si è trasferita a Macerata. Sono stati proprio i genitori di Sara, nell’abbraccio della folla presente, a concretizzare e ad attaccarsi con forza ai suggerimenti di Don Ricardo Perez durante la celebrazione: «Sono vane – ha detto-  le parole le di chi  descrive Dio come colui che prende i fiori più belli, come colui che ruba la vita ai suoi figli. La vita è l’amore che Sara ha ricevuto e che continuiamo a sentire. Inutile porsi domande, ciò che conta è farsi prendere dalla fiducia che quando l’amore è condiviso, continua a vivere per sempre. sara è qui, nei vostri occhi, negli abbracci che gli avete dato, basta sintonizzarsi con i nostri cari per sentirli. Vi chiedo serenità e che vi accompagni la presenza di un amore che non può essere interrotto». Don Ricardo ha trasformato così la cerimonia funebre in qualcosa di diverso: «Questa non è una celebrazione di morte ma di vita e prego perchè i ragazzi che erano con Sara al momento dell’incidente e tutti voi giovani, presenti oggi non vi lasciate rubare la vita ma sviluppiate una società sempre migliore in cui queste cose non succedano. Dal dolore , può nascere il sorriso dei piccoli di Palestina, infatti le raccolte di questa celebrazione saranno devolute al progetto di solidarietà per bambini e mamme che vivono senza assistenza medica di base,nel Caritas Baby Hospital di Betlemme».

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La mamma di Sara, Elvira De Bellis ha abbracciato parenti e amici

Sconvolta la mamma di Clelia Marinucci, amica del cuore di Sara, che abbracciata ad Elvira De Bellis la quale ha trovato persino la forza di far coraggio a chi le stava vicino,  ha parlato di tutto il suo dolore concludendo: «Da oggi saremo un pezzo della vostra famiglia».
Si è rivolta ai suoi allievi da docente e non da assessore Stefania Monteverde: «So quale orrore c’è nella morte. In tutta la letteratura del quinto anno, negli attori che facciamo non si parla che di morte. Anche Sara avrà detto “Che palle”. Oggi che avete assistito a questo orrore vi sarete domandati a che cosa è servita tutta questa filosofia. Heidegger diceva che siamo nati per la morte ma oggi voglio parlarvi  di Ana Arendt, sua allieva, la quale invece sosteneva che siamo nati per mettere al mondo il mondo. Sara parlava tanto, ora anche noi dobbiamo parlare di quanto è accaduto e di lei, dobbiamo trovare le parole per mettere al mondo il mondo». 
Mentre la salma di Sara è stata portata a San Benedetto per la cremazione, i suoi genitori, parenti e amici sono rimasti a lungo in chiesa come per non interrompere l’aura che si è creata attraverso emozioni, sensazioni e gesti d’amore che hanno scalzato un po’ il dolore colmandolo di energia.

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